La strategia dell'istrice. Perché la Difesa è il prerequisito della nostra libertà

La guerra in Ucraina ha smontato l’illusione che la sicurezza fosse acquisita e la pace irreversibile. Tra nuove tecnologie, autonomia industriale e deterrenza, l’Europa deve imparare a rendersi indigesta a chi vorrebbe aggredirla. Ci scrive il ministro Guido Crosetto

4 NOV 26
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Nel momento in cui la guerra è tornata nel cuore dell’Europa, molte certezze che ritenevamo consolidate hanno mostrato tutta la loro fragilità. Per anni abbiamo pensato che la sicurezza fosse una condizione acquisita e che la Difesa dovesse progressivamente limitarsi a missioni di stabilizzazione. Questa convinzione ha prodotto una progressiva riduzione degli investimenti, un rallentamento della capacità industriale e una sottovalutazione del valore strategico della sicurezza.
La guerra in Ucraina ci ha ricordato una verità essenziale: la Difesa non è un elemento accessorio dello stato, ma il prerequisito della libertà. Quando una nazione perde la capacità di difendersi, perde progressivamente tutto il resto: la sicurezza delle famiglie, il funzionamento delle scuole, degli ospedali, delle infrastrutture energetiche, dell’economia. Senza sicurezza non esistono libertà durature. E senza una credibile capacità di deterrenza, la pace rischia di diventare soltanto un’illusione.
Questo cambio di prospettiva ha inciso profondamente anche sull’industria della Difesa italiana ed europea. Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a una trasformazione che avrebbe richiesto almeno un decennio. Un sistema industriale abituato a tempi lunghi si è trovato immerso in uno scenario caratterizzato da urgenza e competizione crescente. Si è compreso che la sicurezza nazionale non dipende soltanto dalla disponibilità di uomini e mezzi, ma dalla capacità di produrre e aggiornare tecnologie complesse in tempi rapidi. Il nostro comparto rappresenta oggi un patrimonio strategico fatto di ricerca, occupazione qualificata e competenze advanced, un ecosistema che coinvolge grandi gruppi, Pmi e università. E questo libro offre un contributo importante per comprendere tali trasformazioni.
La Difesa è sempre più tecnologia. L’intelligenza artificiale, lo Spazio, il cyber, il quantum computing e i sistemi autonomi rappresentano oggi fattori determinanti degli equilibri geopolitici. In questo scenario, la dipendenza tecnologica equivale a vulnerabilità strategica. Diventa perciò essenziale costruire una capacità industriale europea autonoma, sviluppando infrastrutture digitali, semiconduttori, cloud sicuri e accesso ai materiali critici, cooperando da una posizione di forza.
Perché la pace non è mai definitiva. La libertà non è scontata. E le democrazie devono avere la forza di difendere sé stesse. Cito spesso la strategia dell’istrice: un animale piccolo, apparentemente vulnerabile, ma capace di scoraggiare chiunque voglia attaccarlo grazie alla propria capacità di difendersi. La deterrenza funziona così: non attraverso l’aggressività, ma attraverso la credibilità. La pace si preserva quando chi vuole minacciarla comprende che il costo di un’aggressione sarebbe troppo alto. La Difesa non serve a cercare la guerra; serve a impedire che qualcuno possa imporla agli altri. E’ su questa consapevolezza che dobbiamo costruire il futuro della nostra sicurezza, della nostra industria strategica e della nostra libertà.
Guido Crosetto è ministro della Difesa del governo Meloni