La “scuola” di Meloni fa litigare Lega e governo

Salvini “commissaria” il suo ministro, sempre più distante dalla Lega. FdI lo difende e denuncia un “regolamento di conti interno”. Al centro dello scontro i quattro miliardi chiesti per quota 64, che la premier non vuole concedere. Anche perché il salvadanaio potrebbe servire per l’Ilva

4 NOV 26
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(Foto Ansa)

O finisce in FdI con Meloni, Fratello Giorgetti, o finisce male. Una legge di Bilancio viene manipolata dalla Lega, dice FdI, “per regolare i conti interni, per tentare di cacciare Giorgetti”. Il ministroValditara, leghista, lamenta tagli alla scuola che per Meloni tagli non sono, ma misure di “assoluta logica”. Descrivono Giorgetti come “avvelenato” perché “Durigon, Valditara, tutti sapevano tutto”. E’ sotto fuoco amico, difeso, al solito da Meloni, da FdI, il suo “nuovo” partito (e chissà che non lo diventi) e perfino da Forza Italia. E’ “commissariato” da Durigon e Salvini che chiedono quattro miliardi per quota 64 e che lo disconoscono in una nota, che sa tanto di “Giorgetti, addio”: “Tecnici e parlamentari della Lega sono al lavoro per individuare risorse”. Vogliono occupare la Ragioneria dello Stato come Ilaria Salis occupa le case.
Dice Maurizio Casasco, il responsabile economico di FI: “Se rompi i coglioni al tuo ministro, e Giorgetti è un leghista, lo aiuti o gli fai del male?”. Si ripete la stessa polemica dell’anno precedente, sulle pensioni, ma questa volta siamo alla manovra di fine legislatura e con Lega che deve recuperare, ritrovarsi. Da Trieste, dicono che la delusione è tale che Fedriga rinuncerà alla candidatura alle politiche: è così deluso che preferisce andarsene in Europa. All’ultimo vertice dei leader, quello della stretta di mano sulla manovra, hanno chiesto a Maurizio Lupi: ma quota 64 della Lega, si farà? E Lupi: “Mai”. Ci sono 800 milioni per un anno ma la Lega chiede quattro miliardi, finanziare la misura per tre anni. In Lega accusano al solito il cigno di stato, la ragioniera, Daria Perrotta, di averli imbrogliati come l’Azzeccagarbugli con Renzo, solo che i capponi sono loro. Raccontano di un sondaggio (oroscopi che se pagati vi dicono che sarete belli e forti) che darebbe la Lega al 7,5 per cento con questa battaglia di quota 64. Da qui la furia, questo desiderio di strappare una libbra di Giorgetti.
Prima, hanno sostituito la giorgettiana Silvana Comaroli (ha firmato al Congresso della Lega per Garavaglia), la relatrice che da sempre segue la manovra per conto della Lega (e del ministro) e dopo hanno mandato avanti Valditara. E’ tra i ministri più scatenati e più si scatena e più infastidisce Meloni che non vuole sentire parlare di “taglio”, ma solo di turn over, perché “se non abbiamo studenti, dobbiamo forse pagare un reddito di docenza?”. Spiega Marco Osnato, il più tosto, la punta che Meloni sta mandando avanti per difendere la manovra: “In Italia la media è un insegnante ogni sette studenti, le classi sono già piccole. Di che parliamo? Sento sobillare sulla rivalutazione delle pensioni che penalizza, e in maniera minima, solo le pensioni elevate. Di che parliamo? Valditara parla di taglio, ma non è un taglio e mi dispiace sentire questa parola”.
Nessuno ha notato, tranne l’economista di FdI, Ylenja Lucaselli, una che merita la fascia da viceministro in un prossimo Meloni II, che la quota 64 che sogna la Lega penalizza al solito le donne. Ricorda sempre Sabino Cassese: “La pensione? E’ un’idea orribile. Si sta a casa e diventi presto un problema per tua moglie, che ti deve sopportare, e per il sistema sanitario, che deve ascoltare le tue paturnie”. E’ da dieci anni almeno che Salvini si è fissato con le pensioni (e la fissazione è peggio della malattia) ma Meloni non vuole accontentarlo e forse per una ragione nobile. Insieme a Giorgetti è preoccupata per Ilva e pensa che un miliardo possa servire per i prepensionamenti, accompagnare quella comunità che resterà con l’amianto e disoccupata. Non vuole perché i quattro miliardi di Durigon rischiano di fare uscire l’Italia dalla traiettoria di rientro, e perché quella quota è una spesa che si perpetuerà.
Domandano a FdI: e se invece la Lega continua? La risposta è: “Vogliono andare al voto subito? Andiamo!”. Sono passati quattro anni e in maggioranza c’è chi non ha capito come funziona. La norma sulla exit tax, che è già stata definita la tassa sui ricchi, criticata dall’Ft, è stata pensata da Palazzo Chigi. E’ una risposta alla patrimoniale che agita la sinistra. Ha un impatto economico basso, ma a Meloni serve per mostrare: vedete? Con me i super ricchi pagano. Anche il condono in Campania (ne aveva parlato questo giornale) serve per stanare la sinistra campana. E’ Meloni che canta, Giorgetti mette solo in musica. Rischia di finire davvero in FdI. Stanno proliferando su Giorgetti manovre di qualsiasi tipo: c’è chi dice, spaccherà la Lega, si farà un partito, appoggerà un prossimo governo, simil Draghi. Chi non può fischiare Meloni fischia Giorgetti, chi non può fischiare Giorgetti fischia Perrotta. Sparano tutti sull’economista.