“Trump non è la mia destra”, dice Occhiuto. E non è il solo in Forza Italia

Le midterm si avvicinano e tutto il centrodestra sta a guardare. Ma se la Lega vede al suo interno posizioni diverse sul fatto di restare trumpiani senza se e senza ma, tra gli azzurri la disapprovazione per l’operato e i toni del presidente americano si è fatta via più palpabile

31 OTT 26
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“Non tifo per i democratici, ma Trump non è la mia destra, e temo che non sia quella di cui il mondo ha bisogno. Se le midterm aiutassero repubblicani e americani a capire che anche lì serve un’altra destra, liberale e capace di rendere più forte l’Occidente, sarebbe un bene”, dice il vicesegretario di Forza Italia e presidente della regione Calabria Roberto Occhiuto. Come vedremo, la sua non è una posizione isolata tra gli azzurri. Il 3 novembre si avvicina, nel senso dell’ora X per il presidente americano Donald Trump: le elezioni di midterm sono alle porte, i sondaggi lo danno in calo, i Democratici sembrano in crescita e l’Europa guarda con un misto di apprensione e speranza al risultato delle urne d’oltreoceano. Il responso del midterm è uno spartiacque anche per la Ue, dove il destino di Trump si lega alle decisioni che verranno prese sul fronte russo-ucraino e su quello mediorientale. Tutto il centrodestra sta dunque a guardare: un centrodestra che, rispetto alla figura e alle azioni di Trump, non è lo stesso di un paio di anni fa, anche se la premier Giorgia Meloni, intervistata da Bruno Vespa nel suo nuovo libro “Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”, in uscita il 2 novembre per Mondadori-Rai libri, ha speso parole concilianti (in nome dell’interesse nazionale) a valle dei vari attacchi giunti dal lato Trump nel corso del 2026 per il mancato sostegno nell’offensiva in Iran, prima al grido di “Meloni non è più la stessa persona”, poi con parole di scherno verso la premier al G7 di Evian, e precisamente con la frase “mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena” (risposta di Meloni: “Sono allibita”).
E se la Lega vede al suo interno posizioni diverse sul fatto di restare trumpiani senza se e senza ma (molti “ma” sono stati espressi da Luca Zaia), tra gli azzurri la disapprovazione per l’operato e i toni del presidente Usa si è fatta via più palpabile: il segretario, ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani aveva annullato una visita istituzionale negli Usa dopo le offese alla premier, pur ribadendo la centralità del dialogo transatlantico. E il senatore ed ex ministro Maurizio Gasparri aveva definito senza mezzi termini “inaccettabili” le parole del presidente Usa. Oggi, a due giorni dal midterm, il vicepresidente della Camera di FI ed ex sottosegretario alla Difesa nel governo Draghi Giorgio Mulè dice che “una ‘botta’ ” elettorale a Trump “sarebbe forse utile a riportare un po’ di ragionamento e meno muscoli per affrontare le grandi questioni internazionali”. Molto netto è l’ex europarlamentare ed ex sindaco di Verona Flavio Tosi, critico verso il presidente Usa fin dal discorso d’insediamento: “Io mi auguro per l’interesse dell’Ue, pertanto dell’Italia, che quello squilibrato perda le elezioni di medio termine. E direi anche nell’interesse degli americani, perché lui fa danni ovunque”.
Intanto, a Roma, ai margini della riunione di segretaria azzurra, la vicesegretaria e responsabile Dipartimento Esteri Deborah Bergamini dice: “Noi non facciamo i tifosi sugli spalti, ma abbiamo un auspicio: che la più grande democrazia liberale del mondo, qualsiasi sia l’esito del voto, resti salda e non permetta al suo interno alcuna deriva. Siamo legati alla realtà atlantica, e siamo un partito con un forte Dna atlantista. Per questo, anche se la filosofia Maga non è la nostra cup of tea, pensiamo che il rapporto Usa-Italia debba essere rinsaldato, in nome della difesa dei valori occidentali, tanto più in un momento in cui è in corso un attacco all’Occidente”. Il martedì del midterm faciliterà il percorso oppure no?