"Senza il centro non si vince, Conte pensi ai voti e non ai veti". Parla LellaPaita (Iv)

La capogruppo di Iv al Senato con Maria Elena Boschi parteciperà per i renziani al tavolo del programma del campo largo. E a Conte che che chiede "garanzie politiche" a Schlein sulla presenza di Italia viva nell'alleanza dice: "Stia tranquillo, non saremo eletti dai loro voti"

31 OTT 26
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“Immaginare una coalizione di centrosinistra senza il centro sarebbe la strada dritta, dritta verso la sconfitta elettorale. Una scelta incomprensibile per chiunque pensi che questo sia un Paese governato male e che meriti un’alternativa”, dice al Foglio la capogruppo al Senato di Italia Viva, Raffaella Paita. Sulle agenzie sono appena state pubblicate le dichiarazioni di Giuseppe Conte contenute nel nuovo libro di Bruno Vespa: “Italia Viva nel campo largo è un problema per l’Italia, non per il M5S. Se una parte dell’elettorato del Movimento non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa Meloni”. E ancora: “Se il Pd vuole Renzi, è la sua segretaria a doversi assumere la responsabilità di ottenere garanzie politiche che ci salvaguardino dal depotenziamento dell’alleanza”. Per replicare al capo dei 5 Stelle, Paita si rifà alla storia elettorale recente. “Sarà che sono ligure e ricordo bene come andò dalle mie parti poco più di un anno fa: avevamo un gol a porta vuota da segnare, con un presidente uscente di centrodestra agli arresti domiciliari (Giovanni Toti, ndr), e invece abbiamo perso per una ragione molto semplice: qualcuno ha scelto di escludere il centro. Lo stesso è avvenuto in Basilicata”. Per Iv, è una notizia: Paita parteciperà, insieme a Maria Elena Boschi, al tavolo dell’alleanza progressista per la redazione del programma, annunciato ieri pomeriggio da Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni.
Intanto, però, chi cerca di interpretare “le garanzie politiche” citate da Conte le legge così: va bene Renzi, a patto che nessuno dei suoi sia nel premio di maggioranza. Portare i voti, ma non gli eletti, insomma. “Renzi ha già detto che non gli interessa essere votato dagli elettori di Conte, né far votare Conte ai nostri elettori, quindi il tema non si pone”, commenta Paita. “Conte pensi ai voti, anziché ai veti”. Quindi, anche al centro nessun veto? Almeno a sinistra, si riuscirà ad arrivare a un’unica lista di centro? “Noi siamo disponibili a lavorare a una lista centrista complessiva”, risponde Paita. Anche con Onorato? “Non abbiamo mai messo veti su nessuno. Dopodiché, se così non sarà, i sondaggi ci danno a un soffio dal 3 per cento: lavoriamo per raggiungerlo anche da soli, sempre in coalizione”.
Tornando a Conte e ai 5 Stelle, si può governare un Paese con questo reciproco grado di sfiducia e molte differenze programmatiche, non solo sull’Ucraina? “Nessuno nega le difficoltà – ammette Paita – ma ho altrettanto chiaro che differenze ben più profonde ci sono anche nel centrodestra, ma loro hanno avuto l’intelligenza di trovare dei minimi comuni denominatori”. E però voi gli recriminate l’immobilismo, forse proprio anche per queste differenze. Il campo progressista non corre lo stesso rischio? È proprio questa incoerenza interna alle coalizioni che spinge alcuni, come Carlo Calenda e Pina Picierno, a restare al centro. Non è che, alla fine, hanno ragione loro? “Sicuramente – riconosce Paita – le coalizioni hanno delle profonde differenze interne. La destra ha trovato il suo comune denominatore nel distruggere l’Ilva, nel fare solo propaganda sulla sicurezza e nel dirsi garantista solo con i propri amici… Davanti a uno scenario del genere serve un argine. Anche la nostra coalizione ha differenze e contraddizioni, ma già all’opposizione ha presentato, invece, ottime proposte comuni. È la coalizione migliore possibile? – prosegue la senatrice di Iv – In politica la perfezione non esiste, esiste il compromesso: parola bellissima. In politica si fanno i compromessi. Questa legge elettorale dice che chi arriva primo vince: la scelta di Calenda di non stare da nessuna parte lo mette di fatto dalla parte di Meloni. Per questo, più noi centristi saremo forti dentro la coalizione, più potremo far valere le nostre battaglie su garantismo, aiuto ai giovani, riduzione della pressione fiscale, infrastrutture e politica industriale”.