L’AI calata nella vita quotidiana. Parla Angelo Mazzetti (Meta)

In un quadro in cui il dibattito sulla AI vede contrapposti i catastrofisti contro gli iper-ottimisti, Mazzetti dice: "La domanda che ci dobbiamo porre è: vogliamo che questa tecnologia rimanga nelle mani di pochi o siamo disposti a fare sì che sia disponibile per il maggior numero di persone possibile?”.

30 OTT 26
Immagine di L’AI calata nella vita quotidiana. Parla Angelo Mazzetti (Meta)

Angelo Mazzetti rappresentante della società Meta in Italia (foto LaPresse)

Roma. L’intelligenza artificiale vista non come anticamera della catastrofe, ma come opportunità nella vita quotidiana: se n’è parlato a Roma all’AI Forum di Meta, attraverso storie reali e con l’ausilio di una ricerca Ipsos sull’impiego della AI nelle Pmi italiane. Chiediamo ad Angelo Mazzetti, Direttore Relazioni Istituzionali di Meta in Italia: come muoversi tra i due estremi, lo scenario distopico e il lato in chiaro della luna? “E’ vero che il dibattito è polarizzato tra catastrofisti e iper-positivisti”, dice Mazzetti, “ma perché si dà per scontato che la tecnologia debba andare per forza in un modo o in un altro, come se il suo futuro fosse già scritto, a prescindere da noi. Ecco, non crediamo sia così”. Il timore generalizzato è che l’uomo venga spazzato via. “Che la tecnologia non debba sostituire l’uomo e che l’uomo debba restare centrale all’interno del loop decisionale dell’AI è assolutamente vero ed è importantissimo. Ma questo vuol dire anche che il futuro dell’AI dipende dalle nostre scelte individuali o collettive, dal tipo di utilizzo e dalla governance che decideremo di dare a questa tecnologia”. Quali sono le strade? “Una tecnologia può essere davvero trasformativa e portare un cambiamento positivo se le persone possono accedervi facilmente, in modo che possa essere usata nella vita di tutti i giorni”. Qualche esempio? “Un’azienda può utilizzarla per aumentare la produttività, allargare il business e automatizzare alcuni processi. Una persona può avere maggiore possibilità di accesso alle informazioni e alla cultura. La domanda che ci dobbiamo porre è: vogliamo che questa tecnologia rimanga nelle mani di pochi o siamo disposti a fare sì che sia disponibile per il maggior numero di persone possibile?”. In questo momento in Italia e in Europa si sta cercando di darsi strumenti legislativi per contenere le possibili derive. “L’Italia e la Ue possono giocare un ruolo molto importante. Basti pensare che l’Europa ha un mercato unico fatto da 400 milioni di consumatori avanzati, tecnologici e connessi; ha eccellenze in ambito universitario; ha una grandissima economia manifatturiera ed esprime una posizione di leadership nel campo dei dispositivi indossabili, gli AI Glasses, sviluppati da Meta con EssilorLuxottica: un oggetto che ti accompagna, vedendo quello che vedi e sentendo quello che senti”. In Europa, però, “si pone anche un tema di competitività”, come evidenziato da Mario Draghi, da Enrico Letta e dai governi italiano e tedesco”, dice Mazzetti: “Negli ultimi anni la produzione legislativa è stata intensa: 100 diverse leggi in ambito digitale e 270 differenti enti regolatori. Se da un lato regole chiare, facilmente applicabili e futuribili possono creare fiducia, dall’altro la stratificazione normativa rischia di tradursi in costi di compliance eccessivi, burocrazia e conseguente rallentamento nell’adozione della tecnologia”. Quali sono, a oggi, le applicazioni della AI nella vita quotidiana? “La tecnologia può diventare, oggi, strumento di empowerment, come ‘super intelligenza personale’. Penso a Muse, primo agente di intelligenza artificiale personale al mondo, lanciato per ora negli Stati Uniti e in Canada: ideato per la persona, può accompagnare nelle attività quotidiane e semplificare la complessità, portando avanti compiti al posto tuo, sotto la tua supervisione e il tuo controllo”. Quanto gli occhiali smart, dice Mazzetti, “il progetto ‘Sensing Art’, presso la Pinacoteca di Brera, permette ai non vedenti o ipovedenti di visitare il museo, facendosi raccontare le opere inquadrandole. E c’è il pilot per la sicurezza femminile lanciato con la startup italiana ‘Viola’, nata dall’associazione ‘Donne per strada’ che faceva servizio di video-accompagnamento notturno, ora integrabile tramite l’uso degli occhiali”. Le Pmi, dicono i dati Ipsos, si stanno piano piano avvicinando. “L’IA permette alle aziende con risorse contenute di ottenere molto di più in meno tempo e con meno risorse. Questo non significa automazione con perdita di posti di lavoro; al contrario, genera valore e produttività”. Resta il problema dei rischi: si può avanzare e contemporaneamente studiare l’antidoto al pericolo? “Nulla di tutto questo starebbe in piedi se i laboratori di intelligenza artificiale non avessero un approccio responsabile nella costruzione e nel rilascio dei modelli. Essere ottimisti non vuol dire mettere da parte i rischi, ma avere fiducia nella possibilità della tecnologia di portare valore in uno sforzo collettivo”.