Roma. L’intelligenza artificiale vista non come anticamera della catastrofe, ma come opportunità nella vita quotidiana: se n’è parlato a Roma all’AI Forum di Meta, attraverso storie reali e con l’ausilio di una ricerca Ipsos sull’impiego della AI nelle Pmi italiane. Chiediamo ad Angelo Mazzetti, Direttore Relazioni Istituzionali di Meta in Italia: come muoversi tra i due estremi, lo scenario distopico e il lato in chiaro della luna? “E’ vero che il dibattito è polarizzato tra catastrofisti e iper-positivisti”, dice Mazzetti, “ma perché si dà per scontato che la tecnologia debba andare per forza in un modo o in un altro, come se il suo futuro fosse già scritto, a prescindere da noi. Ecco, non crediamo sia così”. Il timore generalizzato è che l’uomo venga spazzato via. “Che la tecnologia non debba sostituire l’uomo e che l’uomo debba restare centrale all’interno del loop decisionale dell’AI è assolutamente vero ed è importantissimo. Ma questo vuol dire anche che il futuro dell’AI dipende dalle nostre scelte individuali o collettive, dal tipo di utilizzo e dalla governance che decideremo di dare a questa tecnologia”. Quali sono le strade? “Una tecnologia può essere davvero trasformativa e portare un cambiamento positivo se le persone possono accedervi facilmente, in modo che possa essere usata nella vita di tutti i giorni”. Qualche esempio? “Un’azienda può utilizzarla per aumentare la produttività, allargare il business e automatizzare alcuni processi. Una persona può avere maggiore possibilità di accesso alle informazioni e alla cultura. La domanda che ci dobbiamo porre è: vogliamo che questa tecnologia rimanga nelle mani di pochi o siamo disposti a fare sì che sia disponibile per il maggior numero di persone possibile?”. In questo momento in Italia e in Europa si sta cercando di darsi strumenti legislativi per contenere le possibili derive. “L’Italia e la Ue possono giocare un ruolo molto importante. Basti pensare che l’Europa ha un mercato unico fatto da 400 milioni di consumatori avanzati, tecnologici e connessi; ha eccellenze in ambito universitario; ha una grandissima economia manifatturiera ed esprime una posizione di leadership nel campo dei dispositivi indossabili, gli AI Glasses, sviluppati da Meta con EssilorLuxottica: un oggetto che ti accompagna, vedendo quello che vedi e sentendo quello che senti”. In Europa, però, “si pone anche un tema di competitività”, come evidenziato da Mario Draghi, da Enrico Letta e dai governi italiano e tedesco”, dice Mazzetti: “Negli ultimi anni la produzione legislativa è stata intensa: 100 diverse leggi in ambito digitale e 270 differenti enti regolatori. Se da un lato regole chiare, facilmente applicabili e futuribili possono creare fiducia, dall’altro la stratificazione normativa rischia di tradursi in costi di compliance eccessivi, burocrazia e conseguente rallentamento nell’adozione della tecnologia”. Quali sono, a oggi, le applicazioni della AI nella vita quotidiana? “La tecnologia può diventare, oggi, strumento di empowerment, come ‘super intelligenza personale’. Penso a Muse, primo agente di intelligenza artificiale personale al mondo, lanciato per ora negli Stati Uniti e in Canada: ideato per la persona, può accompagnare nelle attività quotidiane e semplificare la complessità, portando avanti compiti al posto tuo, sotto la tua supervisione e il tuo controllo”. Quanto gli occhiali smart, dice Mazzetti, “il progetto ‘Sensing Art’, presso la Pinacoteca di Brera, permette ai non vedenti o ipovedenti di visitare il museo, facendosi raccontare le opere inquadrandole. E c’è il pilot per la sicurezza femminile lanciato con la startup italiana ‘Viola’, nata dall’associazione ‘Donne per strada’ che faceva servizio di video-accompagnamento notturno, ora integrabile tramite l’uso degli occhiali”. Le Pmi, dicono i dati Ipsos, si stanno piano piano avvicinando. “L’IA permette alle aziende con risorse contenute di ottenere molto di più in meno tempo e con meno risorse. Questo non significa automazione con perdita di posti di lavoro; al contrario, genera valore e produttività”. Resta il problema dei rischi: si può avanzare e contemporaneamente studiare l’antidoto al pericolo? “Nulla di tutto questo starebbe in piedi se i laboratori di intelligenza artificiale non avessero un approccio responsabile nella costruzione e nel rilascio dei modelli. Essere ottimisti non vuol dire mettere da parte i rischi, ma avere fiducia nella possibilità della tecnologia di portare valore in uno sforzo collettivo”.