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“Amici” tiepidi •
Da Confindustria alla Cisl, la manovra non scalda i cuori: “Così è difficile fare impresa”
Le sigle non ostili al governo si mostrano caute rispetto alla Manovra. Fumarola: "Non condividiamo la soglia del forfettario portata a 100 mila euro. Così come l'Irpef al 33 per cento non può essere fatta a danno dei pensionati". Streparava (Confindustria Brescia): "E' come un cucchiaino in una nave che affonda"
30 OTT 26

"Viste le premesse, hanno fatto quello che potevano. Ma se devo giudicare la manovra non dallo sforzo bensì dal risultato finale, è chiaro che non è questa legge di Bilancio che farà girare la ruota per le imprese italiane. E’ come se a una nave che sta andando a picco dai un cucchiaino per togliere l’acqua dallo scafo. Così è difficile fare impresa e per questo le nostre istanze dovranno andare avanti”. Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, sintetizza così, parlando col Foglio, le preoccupazioni del nord. “E guardi che ho appena avuto una riunione qui in Confindustria e l’umore dei miei colleghi è lo stesso, le posso assicurare”, aggiunge. Qui abbiamo cercato di raccoglierlo, questo umore, ma la gran parte delle risposte degli industriali è stato di questo tenore: “Sono su tutt’altre faccende affaccendato”. “Preferisco che siano i miei colleghi a giudicare”. “Non saprei cosa dirle”. E insomma la legge di Bilancio licenziata dal governo mercoledì, quell’intervento da 26 miliardi di euro che, in teoria, rappresenta la via maestra attraverso cui i governi perseguono la propria politica economica e industriale, non è che tra gli imprenditori raccolga lodi sperticate. Più che altro, si direbbe, un impasto di attesa e qualche imbarazzo. In effetti, era stato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini a commentare, a caldo, con un esercizio di equilibrismo: “Un giudizio sulla legge di Bilancio? Leggeremo i testi”. Aggiungendo tuttavia anche un ben più sibillino “mi auguro che si possano leggere misure che possano aiutare a costruire un percorso di aiuto e sostegno alle imprese”. Secondo una prima lettura, però, la categoria, seppur apprezzando la tenuta dei conti e alcuni interventi che sicuramente aiuteranno (per esempio l’uso del credito d’imposta anche per l’acquisto di software), non si è sentita rasserenata dalla mancata proroga (almeno per ora) fino al 2029 dell’iperammortamento rifinanziato negli scorsi mesi. E che era uno dei capisaldi delle richieste di Confindustria al governo. Tanto che pure il ministro delle Imprese Adolfo Urso, fino alla scorsa settimana s’era speso a promettere che la proroga alla fine ci sarebbe stata. “Ma non è detto che non trovi accoglimento nel lavoro parlamentare”, sussurrano speranzosi in maggioranza. Anche sulle misure energetiche si naviga a vista e la richiesta è di “misure strutturali, non temporanee”.
Sul fronte sindacale, invece, come si dice nel gergo dei bookmakers “non era quotata” la contrarietà della Cgil e del suo segretario Maurizio Landini, che avevano indetto lo sciopero generale, in programma il 20 novembre prossimo, ancor prima che un testo fosse vergato dal governo. E quindi non stupisce che adesso Landini parli di manovra “inadeguata e ingiusta. Rafforza le ragioni dello sciopero”. Una ostilità preventiva che sicuramente non appartiene alla Cisl che ha sempre rivendicato autonomia di giudizio (anche rispetto alle fughe in avanti di Landini) e che si è sempre dimostrata aperta al confronto con il governo. Ciò detto, il giudizio del sindacato guidato dalla segretaria Daniela Fumarola è articolato: “Ci sono scelte che vanno nella direzione indicata dalla Cisl, altre da migliorare e diversi aspetti da verificare nel dettaglio”. La valutazione è positiva sull’aliquota Irpef al 33 per cento per redditi fino a 55 mila euro annui, così come l’aumento della dotazione per la Zes unica, il rifinanziamento per far funzionare la legge sulla rappresentanza (voluta dalla Cisl), il bonus mamma e gli sgravi per chi assume. Ma la sigla di Via Po non lesina anche commenti molto meno positivi: “Non condividiamo la soglia del forfettario portata a 100 mila euro, che a parità di reddito allarga la distanza tra autonomi da una parte, lavoratori dipendenti e pensionati dall'altra. L’esenzione permanente dal bollo auto, poi, non deve tradursi in minori risorse per regioni ed enti locali, cioè in meno servizi ai cittadini”. E poi ancora: “Le nuove regole di indicizzazione delle pensioni che emergono dalle anticipazioni sulla manovra di bilancio colpiscono il ceto medio dei pensionati a cui negli anni sono già stati richiesti continui sacrifici e strette sulla perequazione al costo della vita. Il costo del positivo intervento di estensione dell’aliquota Irpef non può essere fatto pagare, neppure parzialmente, ai pensionati”, rileva Fumarola. A ogni modo la mobilitazione “light” nelle città italiane per un confronto puntuale proseguirà. Mentre la Uil di Pierpaolo Bombardieri, che aveva espresso apprezzamenti per alcune specifiche della scorsa legge di Bilancio, si è mantenuta più cauta. Coldiretti, invece, altra sigla che si era sfilata dal sostegno al governo in occasione del referendum sulla giustizia e che viene considerata “vicina” alla destra, questa volta promuove la manovra soprattutto per i fondi confluiti in Agricoltura 4.0.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
