Stefania Craxi contro Di Pietro al Csm: “Non è questione personale”

“Fosse stata una questione personale, avrei taciuto. Parlo da capogruppo e in nome di una cultura politica e di un’idea di giustizia che affonda le proprie radici nel garantismo, nel concetto di giusto processo davanti a un giudice terzo e imparziale e nella presunzione di non colpevolezza", dice la presidente dei senatori azzurri. 

29 OTT 26
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Foto Ansa

L’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro si autocandida al Csm, e se nel centrodestra qualcuno potrà anche pensare “perché no”, per Forza Italia l’idea di quel nome in quel consesso assume i contorni di un film distopico. Ed è netta l’opposizione a questa ipotesi, nel momento in cui il Parlamento si appresta a votare in seduta comune i componenti laici del Consiglio superiore della magistratura. “Ma vorrei sgombrare il campo da un equivoco: questa per me non è una questione personale”, dice la capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi: “Fosse stata una questione personale, avrei taciuto”. Lo dice, Stefania, nonostante la famiglia Craxi abbia attraversato drammaticamente quel periodo, in Italia e ad Hammamet. “Parlo da capogruppo e in nome di una cultura politica e di un’idea di giustizia che affonda le proprie radici nel garantismo, nel concetto di giusto processo davanti a un giudice terzo e imparziale e nella presunzione di non colpevolezza. Ho sempre pensato che il processo dovesse essere celebrato in aula e non sui media, che la custodia cautelare dovesse essere un’eccezione e penso che il magistrato svolga una missione altissima, missione che certo non si identifica con il tentativo di redenzione morale della società. Di Pietro, con la sua storia e la sua azione, è invece il simbolo di un’epoca in cui si è rotto l’equilibrio tra poteri e in cui la giustizia si è fatta politica al punto da decidere chi dovesse restare in campo e chi dovesse sparire. Un’intera classe dirigente è stata spazzata via”. Con questa ferita, dice Stefania Craxi, il paese “non ha ancora fatto i conti fino in fondo”, ed “essere eletti membri del Csm vuol dire andare a ricoprire un ruolo in cui devono dominare la serietà, l’agire disinteressato, la cultura giuridica, la capacità di rappresentare anche chi la pensa diversamente. L’auto-candidatura di Antonio Di Pietro, insomma, confligge con l’idea di giustizia che aveva Silvio Berlusconi e che ha tuttora questo partito”. Di Pietro ha votato Sì al referendum sulla giustizia e ha fatto campagna in prima linea. Forse a destra qualcuno pensa abbia fatto autocritica? “Di Pietro è l’emblema di una stagione di terrore, in cui è saltata l’idea stessa del giudice terzo e imparziale, ed è co-responsabile della discesa nel gorgo del populismo giustizialista. Se davvero facesse autocritica, l’ex pm, dovrebbe dire che Mani Pulite è stata un errore: si era in presenza di un sistema da riformare, sì, ma non da distruggere con l’arma giuridica. Invece questo è stato fatto, con la conseguenza che ci siamo trovati a vivere in una democrazia posta sotto tutela e ad assistere alla crescita dell’antipolitica e alla deriva di una pubblica amministrazione che ha paura di decidere”. Proprio perché del “no” a Di Pietro ne fa questione politica e non personale, Stefania Craxi non vuole far parlare i ricordi né ha interesse a ripercorrere pubblicamente le tappe di vicende in cui il personale e il politico si sono per lei intrecciati indissolubilmente: “La politica non si fa con il risentimento o con il rancore”, dice. E però l’ex pm di Mani Pulite, per la capogruppo azzurra al Senato, “ha sbancato un sistema politico: su questo lo giudico e per questo come partito ci opponiamo. Per il resto, sarà la storia a dire chi è stato Bettino Craxi per questo paese, e chi è stato Antonio Di Pietro”.