In Sicilia il segretario del Pd si dimette. E per i dem le cose si complicano per le prossime regionali

Antony Barbagallo rinuncia al ruolo nel giorno in cui sono stati depositati in Tribunali gli elenchi dei testimoni nel procedimento in cui alcuni esponenti dem gli contestano la regolarità del congresso che ha confermato segretario regionale. Intanto, con il Pd in affanno, la candidatura a presidente di La Vardera si fa più concreta

29 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:05
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Dimissioni per provare a ricucire la spaccatura ed evitare forse brutte sorprese. Anthony Barbagallo, deputato nazionale e da sette anni segretario regionale del Partito democratico siciliano, si è dimesso due giorni fa con quello che lui stesso ha chiamato un “passo di lato”: nella lettera rimette il mandato nelle mani della segreteria di Elly Schlein e ammette che “la ricomposizione ancora non arriva”. Parole misurate per una frattura che in Sicilia dura da mesi, prima che il congresso diventasse materia di una pronuncia del Tribunale civile di Palermo.
Martedì mattina, infatti, erano state depositate le liste dei testimoni per l’udienza sui ricorsi di alcuni esponenti dem, che denunciavano presunte anomalie nella procedura congressuale conclusa nella riconferma di Barbagallo. Con le dimissioni il procedimento potrebbe chiudersi per cessata materia del contendere. I contorni del conflitto spiegano perché a cedere sia stato chi aveva più voti. Nel congresso Barbagallo avrebbe vinto in sette federazioni territoriali su nove: si può dire quindi che il partito sul territorio sia con lui. Il gruppo all’Ars, invece, risulta diviso: sette deputati contrari, uno neutrale e tre a favore, stando a fonti vicine al Pd siciliano. Da una parte la maggioranza di Schlein, dall’altra un gruppo parlamentare più moderato, di cui fa parte anche il capogruppo Michele Catanzaro. Il paradosso è tutto qui: un segretario regionale in linea con la segretaria nazionale, forte nei circoli e sfiduciato in parte in a Palazzo dei Normanni.
A Roma il ragionamento sarebbe stato guidato dalla meccanica elettorale. Il partito si prepara a una stagione fitta, con primarie nazionali ma anche regionali e comunali a Palermo, e una guerra di ricorsi in quel momento sarebbe costata troppo. Il gruppo dell’Ars chiedeva un commissario, che però avrebbe significato certificare la sconfitta di Barbagallo e, soprattutto, annullare la linea uscita dal congresso. La mediazione sarebbe passata dalle dimissioni: lui si fa da parte, la linea resta.
Il resto è la partita dei nomi, e va tutto al condizionale. Fonti vicine al segretario dimissionario parlano di una reggenza a tre, una cabina di regia che traghetti il partito fino alle elezioni: ne potrebbero far parte Peppe Provenzano, deputato alla Camera, lo stesso Barbagallo a cui potrebbe essere chiesto di rientrare, e un terzo nome scelto dal gruppo Ars. Si insiste sull’aggettivo “collegiale” e si evita il sostantivo “commissariamento”, perché commissariare vorrebbe dire azzerare gli esiti del congresso. Ma c’è chi non rinuncia all’idea di un commissario, e a Palermo rimbalzano i nomi del già visto Nico Stumpo e del campano Marco Sarracino. Secondo la lettura dello statuto del partito, poi, le strade sarebbero solo due: un nuovo segretario eletto dall’assemblea regionale, la cui convocazione è proprio ciò che ha innescato lo strappo, oppure un commissario da ratificare in direzione. Niente direttorio, almeno sulla carta.
Roma, per ora, parla tramite Igor Taruffi, responsabile Organizzazione della segreteria nazionale, che ha promesso la soluzione “più autorevole possibile” nei prossimi giorni. Un aggettivo che forse mal si concilia con un organo di tre persone. Catanzaro, dal canto suo, tiene il massimo riserbo e affida tutto a un comunicato: Condividiamo le parole di Igor Taruffi e siamo pronti a sostenere le iniziative che la segreteria nazionale indicherà per aprire una nuova fase politica”. 
La posta vera, però, sta oltre la reggenza. L’obiettivo dichiarato è essere il primo partito della coalizione ma resta la domanda a cui nessuno risponde, cioè il candidato alla presidenza della Regione siciliana. Matteo Renzi ha già lanciato il nome di Pietro Bartolo, il Pd non ha ancora un volto, così come anche il Movimento 5 Stelle. Sulla carta, il campo largo dovrebbe trovarsi in coalizione con Ismaele La Vardera, leader e candidato del movimento Controcorrente-Progetto Civico. Il calendario non concede tempi supplementari, intanto il Pd siciliano ha probabilmente evitato il commissario e rinviato il congresso.