Il governo vara la targa personalizzata, a Catania la multa arriverà a SUCA

C'è qualcosa di sublime nell’idea di trattare l’estro nazionale, l’unico giacimento della penisola che non si sia mai esaurito, come una concessione mineraria da affittare un tanto a lettera su una targa automobilistica. La fantasia si scatenerà, eccome. E lo stato farà cassa 

29 OTT 26
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(Foto Ansa)

Al semaforo di via Etnea, a Catania, una Panda palermitana targata SUCA si affiancherà un giorno a una Cinquecento catanese targata SUCUNI, e per la prima volta nella storia della motorizzazione due automobili avranno qualcosa da dirsi prima ancora dei loro conducenti. Lo rende possibile la legge di Bilancio approvata ieri dal Consiglio dei ministri, ventisei miliardi fra Irpef, congedi parentali, bollo auto e contributi chiesti a banche e assicurazioni, in mezzo ai quali Giorgia Meloni ha servito la targa personalizzata. “Una nota che si potrebbe definire di colore”, l’ha chiamata il presidente del Consiglio in conferenza stampa, prima di aggiungere: “Sono certa che scatenerà la fantasia degli italiani”. Non c’è alcun dubbio. Il costo sarà di seicento euro, cinquecento al Poligrafico dello stato e cento al ministero dei Trasporti. Dal macinato di Quintino Sella in poi lo stato ha sempre incassato su ciò che gli italiani mangiano, guadagnano, possiedono e lasciano agli eredi, mai su ciò che immaginano. Bisogna ammettere che c’è del genio. 
E c’è dunque qualcosa di sublime nell’idea di trattare l’estro nazionale, l’unico giacimento della penisola che non si sia mai esaurito, come una concessione mineraria da affittare un tanto a lettera su una targa automobilistica. La fantasia si scatenerà, eccome. E lo stato farà cassa. Ci sarà CAZZIMMA a Napoli, accanto a qualche invocazione a San Gennaro con funzioni assicurative, ANVEDI e SCIALLA sul Grande Raccordo Anulare, BELIN in corso Italia a Genova, e a Milano, dove si personalizza soltanto ciò che rende, comparirà FATTURA. Nel parcheggio di Montecitorio si vedrà ATREJU, mentre i deputati del Pd discuteranno per tre direzioni nazionali se vogliono una targa identitaria o una targa unitaria, per poi tenersi quella alfanumerica assegnata dalla Motorizzazione (in attesa del congresso). Roberto Vannacci, generale ed eurodeputato, chiederà X MAS, e dirà che si tratta del Natale, e il funzionario del ministero chiamato a vagliare la decenza dei caratteri scoprirà di avere ereditato la delicata mansione che un tempo spettava alla commissione di censura cinematografica.
C’è poi una clausola che trasforma la vanità in romanzo. La targa resta legata al veicolo e non al proprietario, sicché il mercato dell’usato diventerà un mercato di sentimenti di seconda mano, e un notaio di Varese, comprata a buon prezzo una Golf, si ritroverà a sfilare per il centro con la scritta TVB GIUSY, testimone pagante di un amore altrui, forse finito proprio con la vendita della macchina. “Non è una manovra contro qualcuno”, ha precisato ieri Meloni, che a banche e assicurazioni ha chiesto di dare una mano. Con le targhe, la mano gli italiani la porgeranno da soli. Il popolo che per sottrarsi a un’imposta ha inventato il forfettario, il nero, il cognato commercialista e la residenza a Montecarlo, farà la coda allo sportello per pagare, purché la targa sia personalizzata. Di tutta la legge di Bilancio – statene certi – questo sarà l’unico contributo che nessuno contesterà, perché la vanità e la fantasia sono il solo reddito che nessuno si sogna di nascondere. Resta un dettaglio di calendario. La possibilità di scegliersi la targa era già prevista nel Codice della strada dal 2002, e in ventiquattro anni nessuno l’aveva mai resa operativa. Anche stavolta, avverte l’Aci, i tempi dipenderanno dalle norme di attuazione. La fantasia degli italiani può dunque scatenarsi con comodo. Ma quando finalmente la targa arriverà, l’autovelox della Circonvallazione di Catania potrà spedire la multa direttamente a SUCA, e sarà la prima volta che lo stato si rivolge a un siciliano con la stessa parola che i siciliani, da generazioni, riservano allo stato quando gli manda le multe.