Politica
La mappa e l'abaco •
Meloni term. Più che il voto in Israele la preoccupa un attacco di Trump in Iran. L'Irpef di Tajani
La premier è convinta che le elezioni di medio termine negli Stati Uniti cambieranno il mondo. Se il Tycoon perde, ed è il fantasma che si aggira a Chigi, potrebbe lanciare un attacco contro Teheran. È il "dossier che scotta". Oggi è giorno di Cdm sulla manovra. La novità è sull'Irpef: le coperture con i fondi delle banche
28 OTT 26

Giorgia Meloni - foto via Getty Images
Il tavolo di Meloni? Immaginatelo con una mappa e un abaco. Sulla mappa è cerchiata l’America delle Midterm e lo Stretto di Hormuz, e sull’abaco c’è l’un per cento di Cateno De Luca e l’altro uno (possibile) di Marco Rizzo, gli alleati che servono a superare il 42 per cento, ottenere il premio di maggioranza. Partiamo dalla mappa. Più che il voto in Israele, Meloni è convinta che le Midterm cambieranno il mondo. Se Trump perde, ed è il fantasma che si aggira a Chigi, potrebbe lanciare un attacco importante in Iran. Lo chiamano “il dossier che scotta”, e scotta più delle elezioni israeliane. Se Netanyahu oggi dovesse perdere, forse si ridurrà la conflittualità, ma al governo si è scettici sulla pace. Perché Meloni non parla di queste elezioni? Perché, ed è Chigi a dirlo: “Ricordiamo ancora quando dicevano: ah, se arriva Meloni… al governo”. E se arriva il dimezzamento di Trump? La risposta: “Cambia il mondo”. Trump è il cigno arancione.
Non lo dirà mai, ma è chiaro che Meloni non apprezza “la deriva” di Netanyahu. Non lo dirà mai, ma non sarebbe dispiaciuta se dovesse formarsi in Israele un governo diverso. Pensa che un cambio potrebbe perfino stemperare le tensioni in Italia, quei cortei pro Pal che hanno Netanyahu come bersaglio. In questo mondo tenuto in mano da Trump, che gioca a burraco con Putin, e si fa per dire, Meloni sta spingendo per avere un negoziatore che parli a nome dell’Europa. La telefonata che c’è stata ieri fra Putin e Jonas Gahr Store, il primo ministro norvegese, e Alexander Stubb, il primo ministro finlandese, è stata commentata da Meloni. Entrambi sono due amici italiani, “e hanno sempre sostenuto l’Ucraina”.
Meloni si è fatta l’idea che l’Europa stia finendo nella morsa di Trump e che, come ripete sempre Tremonti, la “Russia diventerà la Bielorussia della Cina”. C’è una punta di veleno, ed è chiaro che è antifrancese, nel capoverso del comunicato di Meloni, su Store e Stubb: “L’Europa deve decidere chi la rappresenta e deve farlo rapidamente, non può continuare a muoversi in ordine sparso e in formati che mutano ogni settimana”. Chi legge a Parigi questa nota, replica: “Non era l’Italia che cercava il ponte con Trump?”.
Passiamo all’abaco. Oggi è giorno di Cdm sulla manovra e un Giorgetti parlante, alla Festa di Moneta, l’inserto economico del Giornale, lascia intendere che si farà passare come una manovra per i giovani. Dice Giorgetti che il rating dell’Italia dovrebbe essere confermato, che l’accordo con le banche è stato trovato (in FdI pensano che la recente freddezza delle banche si debba all’operazione Intesa-Mps: “Forse c’è chi si attendeva più calore da parte di Meloni”). Oggi alle 15, Giorgetti si mette il grembiule e fa il pasticciere: “Abbiamo gli ingredienti, alcuni li prendo, altri no, li scegliamo e li mettiamo tutti in questo momento dentro al forno”. E c’è una novità. Tajani propone di innalzare la soglia Irpef aumentando il contributo delle banche.
E ora, passiamo all’abaco. Il Pd sta prendendo in giro le operazioni spericolate di Giovanni Donzelli e Arianna Meloni, questi matrimoni per necessità con Cateno De Luca e Marco Rizzo, ma è quel Pd che si sta lasciando sporcare da Acerbo, da Rifondazione Comunista, che tifa Hamas. E’ una decisione di Schlein, malgrado le resistenze di Fratoianni e Bonelli, che le consigliavano: “Non farlo, sbagli”. De Luca e Rizzo potrebbero portare a Meloni quel due per cento decisivo, mentre Schlein per prendere un punto rischia di perderne tre. Ecco la somma dell’abaco Meloni: FdI è al 29,3 per cento, FI al 7,4 per cento, la Lega al 5,4, Noi moderati all’uno. A questi alleati storici aggiunge De Luca e Rizzo e arriva al 45,1 per cento. E l’addizione le costa poco. Rizzo si accontenta in futuro di avere il due per mille e tanto gli basta. Sono trucchi da vecchie volpi. Il Pd di Schlein è troppo Acerbo.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio
