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Il commercio non si protegge da solo
Un paese che vive di globalizzazione deve saperla difendere. Lezione di Mattarella
28 OTT 26

Foto Ufficio Stampa Quirinale/LaPresse
A volte basta guardare una cartina geografica per capire che cosa conviene all’Italia. Ieri Sergio Mattarella ha fatto più o meno questo, parlando all’assemblea della Confederazione italiana armatori. Ha ricordato che l’80 per cento degli scambi mondiali viaggia sul mare e che il sistema mare vale l’11 per cento del nostro Pil. Poi ha definito la navigazione un’“infrastruttura vitale della globalizzazione”. È un elogio del mondo aperto che arriva mentre va di moda considerare una minaccia tutto ciò che viene da fuori e una conquista tutto ciò che resta dentro i confini. Per l’Italia, però, la globalizzazione non è un capriccio ideologico: significa imprese che esportano, materie prime che arrivano, merci che circolano. Significa prosperità.
E Mattarella ha fatto bene a ricordarlo, senza cedere all’illusione che basti restringere il mondo per renderlo più sicuro. Nel discorso c’era anche un altro filo da seguire. Mattarella ha citato il Mar Nero, il Mar Rosso, Hormuz, il Corno d’Africa, il Golfo di Guinea. Luoghi lontani soltanto finché non si scopre quanto costano una rotta interrotta, un carico bloccato, un’assicurazione più cara. Il presidente ha ricordato che la libertà di navigazione vive di regole e ha ringraziato la Marina militare per il suo impegno, citando la missione europea Aspides. Da qui una riflessione meno scontata di quanto sembri: se la globalizzazione ci rende più ricchi, proteggerla ci riguarda. E se il nostro benessere dipende anche dalla sicurezza di mari, stretti e golfi, non possiamo lasciare ogni volta agli alleati più attrezzati il compito di garantirla, per poi lamentarci quando qualcosa va storto. L’Italia fa già la sua parte, ma dovrebbe fare di più: investire nelle capacità navali, sostenere le missioni comuni, difendere le regole anche con i mezzi necessari. La libertà degli scambi non è gratuita. Mattarella ha ricordato che il mare è un vettore di pace. Vero. Ma la pace, come la globalizzazione, non si protegge da sola.