Rampelli: “Su Kyiv prevale Meloni. Salvini fa campagna elettorale, alla fine seguirà noi. Calenda? Siamo qui”

“Il leader della Lega ci seguirà, anche sull’Ucraina. Calenda in coalizione, perché no?”. Parla il vicepresidente della Camera e dirigente di Fratelli d'Italia

27 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:57
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“Le parole di Matteo Salvini su Kyiv sono state pronunciate a un congresso di partito”, dice il vicepresidente della Camera e dirigente di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli. “Hanno il peso delle parole che posso pronunciare io nell’ambito di un comizio”. Polvere elettorale? “Sono linguaggi diversi. Salvini ha detto quello che ha detto…”. E cioè che gli aiuti all’Ucraina vanno sospesi. “E lo ha detto perché non siamo un partito unico”. Ma Meloni non ha apprezzato. “Sì, ma rammento che, nella costruzione della campagna elettorale di governo, non abbiamo mai avuto voci distoniche”. Sta dicendo che il sempiterno segretario non andrà fino in fondo? “Sto dicendo che in politica estera prevale l’indirizzo del presidente del Consiglio”. 
“Senza considerare – continua Rampelli – quello, altrettanto decisivo, del presidente della Repubblica”. Chiaro. Ma allora perché Salvini punta i piedi sul sostegno a Kyiv se sa che alla fine si accoderà a voi? “C’è un discorso ampio da fare. E un elettorato che preferisce sposare giudizi pedestri”. L’elettorato di Salvini? “Un elettorato trasversale, anche di destra, sì, che pensa: ‘quello’, Putin, ci dà il gas, perché dobbiamo litigare con chi ci dà il gas? Non sa che il prezzo del gas prescinde dalle sue forniture, come ha spiegato l'ad dell'Eni Descalzi”. 
Qual è invece il discorso ampio? “E’ sull’Europa”. Rampelli tiene ora una sua lectio. Per noi e per Salvini. “I regimi totalitari nel mondo – dice – sono Russia e Cina. Poi c’è l’Islam politico. Sono regimi che stanno conducendo una crociata contro l’occidente e le democrazie liberali, forti della nostra inconsapevolezza e della nostra assenza di orgoglio. Vede, io mi trovo molto d’accordo con le posizioni di Federico Rampini. E penso che l’occidente, oggi ventre molle, attaccato dagli hacker russi e perfino bengalesi, abbia generosamente dato tutto a tutti”.
Difendere l’Ucraina significa rafforzare sé stessi? “Sì. Nella geopolitica esistono delle zone di influenza. Dopo l’abbattimento del muro di Berlino, con il recupero dell’Europa orientale, siamo tornati a essere un continente. La nostra zona di influenza continentale, oggi, è rappresentata dalla Mitteleuropa e dall’Europa orientale tornate alla loro base originaria dopo l'accordo di Yalta del 1945. L’aggressione dell’Ucraina è il tentativo di tornare a quegli equilibri imperialisti Usa/Urss. Putin scaglierà ora missili contro Roma, Parigi, Berlino? No. L’opzione militare sarà limitata alle nazioni più vicine, come è stato per la Cecenia e oggi per l'Ucraina. Ma certo si avvarrà della guerra ibrida e della propaganda per destabilizzarci. E, in tale contesto, non esiste alternativa al consolidamento dell’Europa per come l’abbiamo conosciuta dopo l’abbattimento del Muro”. Va bene. Ci scusi però se torniamo a questioni un po’ più pedestri, come le chiama lei. Ma il vostro alleato non sembra avere identica sensibilità. “E infatti bisogna far comprendere agli elettori che l’Europa solo se unita e forte può svolgere un ruolo nel sistema globalizzato, ma va dotata di un'anima, che non può essere solo dirigismo, tradizione anglosassone o illuminista o luterana, caratteristiche tipiche dell'Europa settentrionale. Il contrappeso economico, geopolitico e valoriale si può trovare proprio in quell'Europa cattolica, ortodossa e comunque conservatrice che abbiamo appena riaggregato e non possiamo farci soffiare da Mosca. L'Europa che ci rappresenta e che difendiamo. Mi rendo conto che sono discorsi complessi”. Dipende dai contesti, presidente.
“E’ più facile parlare del gas, di chi ce lo dovrebbe vendere a costi bassi, senza dire che il prezzo del gas viene battuto alla borsa di Amsterdam. Che nulla c’entra con Gazprom. E che invece è solo aumentando le fonti di energia rinnovabile, in particolare proprio l'idroelettrico bloccato dall'Ue, che il prezzo del gas si abbassa grazie al disaccoppiamento. A ogni modo, Salvini è in realtà sempre con noi”. Come? “Lo è perché anche noi puntiamo alla pace, come lui. Ma la resa incondizionata non garantisce affatto la pace. Se Kyiv fosse stata dotata di armamenti più seri, Mosca si sarebbe guardata bene dall'attaccarla. E poi perché sono certo intendesse dire che non si toccano i fondi ordinari. Il che non confligge con il nostro discorso sulla difesa, le cui risorse provengono dall'Ue che le scorpora dal patto di stabilità e non sono trasferibili su sanità e scuola”. Lei dice che Salvini intendeva questo? “Sì”. Chissà.
Lei interpreta le sue parole, poi però ci sono i fatti. Matteo Salvini ha comprovati legami con la Russia di Putin, le sue tivù, i suoi ambasciatori. “Un ambasciatore è un uomo di relazioni diplomatiche. Lo è per definizione. E Matteo sa, a differenza di Conte che investì in difesa in altri tempi, che è questo il momento di rafforzarsi, di migliorare il sistema di intelligence, delle reti informatiche e degli armamenti”. Insomma vi seguirà. Un’ultima domanda, Rampelli. Il segretario leghista sembra essere l’ostacolo, almeno sulla carta, a un’alleanza tra il centrodestra e Carlo Calenda. E’ così? “Io non ho mai capito perché un uomo come Calenda sia finito nel Pd, mi creda”. Ieri il governatore del Piemonte Alberto Cirio, di Forza Italia, gli ha teso una mano. Voi? “Noi siamo qui. Se si aprirà una discussione con noi, bene. Per ora non mi sembra una sua volontà, e noi lo rispettiamo”. Ma a lei piacerebbe Azione in coalizione? “Calenda è un politico equilibrato. Non starà con gli sfascisti dei Cinque stelle e i gruppettari di Avs”.