La convention di "Scateno", tra ministri meloniani e sindaci “diversamente civici”

I sindaci di De Luca schierati in chiave anti-Vannacci. Ma La Russa dice: "Quando De Luca faceva Sud Chiama Nord, neanche lo conoscevate, Vannacci". Piantedosi ricorda le cose fatte, e lancia un monito sulle piazze
27 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 19:55
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“Meno generali, più sindaci”, dice il primo cittadino di Taormina e leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca nel giorno uno della convention romana “L’Italia dei territori”, evento-incubatrice per la nascita del nuovo partito portato in dote alla premier Giorgia Meloni, in chiave anti-Vannacci, dal sedicente “sceriffo” siciliano (con buona pace dell’omonimo campano Vincenzo, sindaco dem sceriffo di Salerno, ex governatore della Campania e croce e delizia del Pd schleiniano). E Meloni, a sua volta, porterà in dote se stessa chez De Luca domattina, per mettere il sigillo su quella che i suoi ministri presenti alla kermesse, Matteo Piantedosi in testa, e il presidente del Senato Ignazio La Russa, non chiamano ancora “alleanza”, ma descrivono come stretta interlocuzione per “allargarsi” con tanti saluti al campo largo.
Ci sono, invitati e rappresentanti delle terre di mezzo oggetto di vagheggiata Opa meloniana, il segretario libdem Luigi Marattin e il calendiano Ettore Rosato. Parlano davanti a una miriade di amministratori locali. Sindaci, dunque, ma diversamente civici rispetto agli omologhi di centrosinistra giunti ugualmente a Roma qualche giorno fa, ma all’Eur, per gli Stati generali del Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato.E a un certo punto l’ospite Marco Di Stefano, risponsabile Enti Locali di Noi Moderati, enuclea davanti a De Luca la differenza: altro che civici, siamo politici e lo rivendichiamo. Eccoli: sono i “Sindaci d’Italia” del movimento dell’ex parlamentare Ernesto Magorno, coccolati dal deputato di ScN Francesco Gallo (che, con i meloniani “prestati” alla nuova componente, Manlio Messina e Luca Sbardella, forma il sottogruppo nel Gruppo misto che evita a Cateno-Scateno, soprannome omen, di dover raccogliere ben 6000 firme per collegio, come comanda la nuova legge elettorale a chi è sprovvisto di aggancio parlamentare).
E dunque la premier porterà dopo domani in dote se stessa e anche qualcosa, la prateria del centrodestra che s’immagina libero dal fantasma vannacciano (e Cateno solo in quel momento svelerà il simbolo del nuovo partito). Come dire: è fatta. Intanto La Russa si rende protagonista di un’altra puntata del botta e risposta con la storica Michela Ponzani, a proposito della sua presenza al corteo in cui morì l’agente Antonio Marino, nel 1973. La querelerà? “Ci penso”, dice La Russa, ma è un “ci penso” articolato.
Cateno, al mattino, ha comunque già lanciato in platea una sorta di decalogo su quello che ha fatto e su quello che farà. Roba dell’altro mondo, anche se, sottolinea, non si sente “folkloristico”: si è tuffato in piscina come il sindaco dem di New York, ha portato cinque fasce tricolori e ogni volta che entra in un palazzo comunale ci entra con un crocifisso e con la macchinetta del caffé, “perché il buon Dio ci deve sempre accompagnare e perché ho presente, da buon siculo, la storia di Pisciotta, il mafioso che sfuggì agli agguati e morì per il caffè avvelenato in cella”. Non solo: Cateno ha governato a Messina “senza assessori” ed è un facilitatore tra ScN e sindaci d’Italia, dice: “Lavoreremo giorno e notte, faremo tante sedute spiritiche affinché si possa arrivare a questa sintesi”, scherza. Basta alibi e guai a dire che siamo “schiavi della burocrazia”.
E povera Meloni, “che si è trovata a gestire ‘buffi’ e disastri del governo precedente”. Aleggia pur sempre la questione: lei, Cateno, arriva per allontanare lo spettro di Vannacci? “Quando Cateno De Luca faceva Scn, Vannacci neanche lo conoscevate”, dice La Russa che pensa alle “colonne d’Ercole” di alleanze che contengono moltitudini: “Mentre gli altri litigano, si dividono, si frastagliano, noi ci allarghiamo senza fare campi”. 
Tocca al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ricordare ai sindaci di De Luca che cosa troveranno nel centrodestra: “Abbiamo meno reati di quattro anni fa”, gli sbarchi “sono stati abbattuto dell’80 per cento” e il modello Caivano può essere esportato altrove, dice in modalità automotivazionale. E i cortei? E le piazze? “Non è finita lì. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione anche nei prossimi fine settimana”, dichiara invece in modalità Cassandra. Ma l’ottimismo pervade i convenuti, ed è troppo per permettergli di soffermarsi sul pericolo scampato ma tuttora presente: la metodologia delle piazze, dice Piantedosi, potrebbe aver seguito la modalità Ceuta. Cala la sera, dopo domani è un altro giorno (il giorno di Meloni).