Affossato il gruppo di Magi e Tabacci: si allontana il grande centro

L'Ufficio di presidenza di Montecitorio boccia la richiesta di costituzione del un nuovo gruppo che poteva essere la base di una lista centrista unitaria (partendo da Più Europa e da Più Uno di Ernesto Maria Ruffini). Magi e Tabacci: "Così si rompe una prassi parlamentare per motivi politici". Renzi gongola. La sfida tra Iv e Onorato e la profezia di Bonelli: "Alla fine i centri saranno due"

27 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 20:00
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Roma. Colpo di scena nella biblioteca della Camera. Con 9 voti contrari e 6 a favore, l’Ufficio di presidenza di Montecitorio, a tarda serata, ha bocciato la richiesta di Riccardo Magi di creare un nuovo gruppo parlamentare con la denominazione “Più Europa-Centro Democratico, Stati Uniti d’Europa” insieme ai colleghi Bruno Tabacci, Luca Pastorino, Benedetto Della Vedova e Aboubakar Soumahoro. Determinanti i voti contrari della maggioranza, mentre le opposizioni hanno votato a favore della richiesta di Magi, con l’eccezione degli assenti (non casuali) di Azione e Italia Viva, i deputati Roberto Giachetti e Antonio D’Alessio. “I requisiti per la costituzione del gruppo c’erano tutti, ma l’ufficio di presidenza ha deciso di fare politica elettorale”, commenta a caldo Magi. “A ottobre 2022 fu autorizzato il gruppo di Noi Moderati, una lista che aveva preso 300 mila voti; Più Europa ne ha presi 800 mila, ma qualcuno per motivi politici ha voluto andare contro la prassi parlamentare”, aggiunge Tabacci.
Da un lato la bocciatura uccide in culla il primo embrione di una possibile lista centrista unitaria con Più Europa e Più Uno di Ernesto Maria Ruffini (che conta sul sostegno del Centro democratico di Tabacci), dall’altro mette entrambi i partiti in una posizione scomoda. Senza il gruppo, sia Magi sia Ruffini – a questo punto probabilmente insieme – dovranno raccogliere le firme per presentare la loro lista elettorale. Poiché Più Europa ha una componente nel gruppo Misto, la raccolta sarà “scontata” a 1.500 (invece di 6 mila) per collegio elettorale. Lo stesso numero di sottoscrizioni che dovranno raccogliere anche Progetto civico di Onorato e Psi di Maraio, ai quali il M5s ha “prestato” il senatore Luigi Nave per ridurre l’aggravio.
Con questo voto, insomma, Matteo Renziconferma il vantaggio rispetto ai competitor centristi. Iv, infatti, non ha bisogno di raccogliere le firme. Questa asimmetria rende ancora più complicato il lavoro disperato di Ruffini, che da giorni sta provando a convincere tutti a fare una lista unitaria. Compulsa il telefono e chiama Renzi, Onorato, ma anche Vincenzo Spadafora ed Enzo Maraio. Ma niente... Di certo il voto dell’Ufficio di presidenza rafforza la convinzione del leader di Iv di valere di più di tutti gli altri centrini. A questo punto l’ex premier preferisce la conta con Onorato piuttosto che “andare con chi candida Ingroia e fa del giustizialismo una bandiera”. Gli altri decidano da che parte stare. Dall’altro lato, anche quelli di Progetto civico sono convinti di poter andare da soli. “I sondaggi non ci rilevano perché il nostro non è voto di opinione, ma preferenze degli amministratori sui territori”, mormorano da quelle parti. Nelle sue chiacchierate informali Onorato sostiene addirittura di poter raggiungere il tre per cento da solo, grazie agli ottimi risultati in Lazio, Campania e Sicilia. Nella prima regione punta sul suo lavoro di aggregazione; in Sicilia, sulla presenza in Progetto civico di Ismaele La Vardera e del suo Controcorrente, che i sondaggi sull’Isola danno al 20 per cento. Infine, in Campania, conta sul supporto del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che negli ultimi anni ha soffiato tanti recordman di preferenze all’ex governatore e sindaco di Salerno Vincenzo De Luca (l’ultimo si chiama Giovanni Porcelli e, alle scorse regionali, proprio nella lista civica di De Luca “A testa alta”, di preferenze ne aveva raccolte oltre 20 mila). In questo caso, insomma, si registra anche uno scontro nello scontro sui voti campani. Se Onorato punta sui voti di Manfredi, il leader di Iv conta sulla sete di vendetta dell’uomo che negli ultimi anni si è sentito fregato dal sindaco, Vincenzo De Luca appunto, ospite graditissimo della Leopolda, che Renzi ha già detto di vedere meglio di chiunque altro al Viminale.
In questa gara a chi si mostra più forte, Magi e Ruffini, colpiti anche dalla bocciatura del gruppo, potrebbero a questo punto ritrovarsi a scegliere a quale di questi due centri aderire, perché, come diceva ieri da osservatore esterno il leader di Avs Angelo Bonelli: “Alla fine credo che i centri saranno due”.
Gianluca De Rosa