Yousef dagli occhi azzurri e una poesia senza cinismi di Pasolini

Il cinismo di chi trasforma in mostro il nuovo “Alì dagli occhi azzurri” per negare tutto il resto
24 OTT 26
Immagine di Yousef dagli occhi azzurri e una poesia senza cinismi di Pasolini

Foto ANSA

Del cinismo odioso dei politici cantava De André che “gli abbiamo visto tutti il culo”. Forse è il caso di allargare la visione anche a un certo modo di fare i giornali e ai loro replicanti dei social (o saranno fonti di ispirazione?). Gli occhi azzurri in primo piano di Yousef (hanno deciso di chiamarlo così, per tutelare una foglia di fico di minorità e privacy) li abbiamo visti tutti, e anche le immagini mentre esce dal negozio con le cinture di marca al collo, prima che i molti che non lo avevano fatto (brava la Rai), su TikTok e Instagram e in account privati e pubblici si decidessero a pixelare quegli occhi di minorenne: “In questi giorni i video in cui compare, vestito di scuro e con il passamontagna, durante gli incidenti di Milano sono diventati virali”, si legge nel compìto riassunto del Corriere: “Nella realtà si tratta di un bambino di 11 anni che vive nel popoloso quartiere della Barona. I carabinieri lo hanno identificato a scuola, dove frequenta la seconda media”. Altro che pixel, altro che mancato rispetto della Carta di Treviso. “Alì dagli Occhi Azzurri / uno dei tanti figli di figli” sorge come una profezia o un castigo dal primo verso di una poesia di sessant’anni fa di Pasolini, che cinico non era. 
E’ dedicata in esergo “a Jean-Paul Sarte, che mi ha raccontato la storia di Alì dagli occhi azzurri”. Del resto un francese nelle more della decolonizzazione ne sapeva di più, degli Alì, di un poeta friulano ancora alle prese con Gennariello. La poesia si chiama Profezia, e pour cause, e siccome è profetica davvero già parlava anche di cattiva fast fashion: “A milioni, vestiti di stracci / asiatici, e di camicie americane”. Per nulla rassicurante, quella visione antica. Ma PPP non avrebbe mai scaricato tutte le colpe, e le paure, su un comodo capro espiatorio dagli occhi azzurri. Come invece stanno facendo da giorni molti commentatori e giornali. I pixel sono una finzione; di Yousef dagli occhi azzurri ci è stato detto da quale quartiere viene, quale scuola frequenta e in quale classe. Chi sono i suoi genitori. Meglio di una foto segnaletica. Sono andati a raccontare il suo mondo, hanno fatto dire ai compagni che “ormai è famoso”. “Un ragazzo selvaggio”, “uno che picchia”. “Ha anche investito una vecchia, qualche tempo fa”. Pure l’edicolante: “E’ un provocatore. Ti guarda con quello sguardo di sfida”. Sono andati persino all’istituto comprensivo con mille e 400 studenti. Nome e cognome della dirigente scolastica e della vicepreside (“entrambe sconvolte”). “Hanno capito il proprio fallimento. ‘E’ un ragazzo con fragilità importanti”. Abbiamo saputo che ha “un programma ad hoc, su misura”, perché “Yousef non può stare in classe, dato il suo carattere”. Insomma un caso limite. Al Corriere la dirigente scolastica ha detto: “Già domenica hanno cominciato a girare i video. I suoi occhi, bellissimi, sono inconfondibili… Alcuni nostri docenti piangevano”. Insomma un mostro che ci rovina il resto del lavoro, hanno fatto dire ai compagni che danneggia tutto il gruppo. Una mela marcia, il ragazzo fragilissimo con l’aria di sfida.
Da tre giorni si parla di lui, ed è un parlare di lui per non parlare del resto. Degli altri. Per assolvere la scuola o i servizi sociali che non sanno gestirlo. Ma se stigmatizzi e isoli la mela marcia, ecco che sul resto si può sorvolare. E tornare a dare la colpa alla società. Non era così ipocrita né superficiale Pasolini, quando si interrogava nella luce mediterranea sul suo Alì. Non ne avrebbe mai fatto una mela marcia. Ma non lo avrebbe mai nemmeno preso sottogamba, come i politici che ora dicono che basterà mettere una scritta sul palazzo del Comune, “qui nessuno è straniero” per aver realizzato l’integrazione. Pasolini sapeva (e ne aveva anche le prove), che “tradendo il candore dei popoli barbari” gli Yousef dagli occhi azzurri “usciranno da sotto la terra per uccidere – / usciranno dal fondo del mare per aggredire – scenderanno / dall’alto del cielo per derubare – e prima di giungere a Parigi / per insegnare la gioia di vivere, / prima di giungere a Londra per insegnare ad essere liberi, / prima di giungere a New York / per insegnare come si è fratelli – / distruggeranno Roma”. Magari anche no, PPP è stato spesso cattivo profeta. Ma usare Yousef dagli occhi azzurri per anestetizzare il resto non lo avrebbe mai fatto.