Politica
Arlecchino ricercato •
Per colpire il burqa, la legge di Kelany (FdI) vieta ogni maschera nei luoghi pubblici
La foga trasforma una norma contro il velo integrale in una legge che rischia di punire il Carnevale, mettendo nell'elenco degli accessori proibiti "le maschere". Guai anche per i motociclisti: togliete assolutamente il casco appena spegnete il motore. Cosa succede quando si fabbricano i reati, come si fabbricano gli slogan
24 OTT 26

Immagine creata con ChatGpt
Per guardare in faccia l’islam radicale, Fratelli d’Italia vieta Arlecchino. La legge contro il velo integrale, che la Camera esamina in questi giorni, è scritta con tale foga da prendere il niqab e, già che c’è, anche il Carnevale. Sicché chi a febbraio dovesse uscire di casa vestito da Zorro rischia da uno a due anni d’arresto, come un autonomo del Settantasette con il passamontagna. La legge Reale del 1975 infatti, nata quando nei cortei si sfilava a volto coperto, vieta di rendersi irriconoscibili in luogo pubblico “senza giustificato motivo”. Sono tre parole che per mezzo secolo hanno tenuto lontani i carabinieri dal ragazzo vestito da pirata alla villa Bellini di Catania, dallo sciatore imbacuccato sulle piste di Ovindoli e dalla zia di Trieste che affronta la bora con la sciarpa fin sotto gli occhiali.
Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e prima firmataria della proposta, toglie dalla legge Reale il “giustificato motivo”, lo sostituisce con un “fatti salvi gli obblighi di legge” che non salva nessuno e, prima di posare la penna, aggiunge all’elenco dei mezzi proibiti le “maschere”. In pratica, se la legge dovesse passare così com’è scritta, a girare con la faccia coperta resterebbe autorizzato all’incirca soltanto il motociclista, purché non scenda mai di sella. Per tutti gli altri comincia la vita da latitanti. Il pendolare che a gennaio si protegge dall’influenza con la mascherina scopre in metropolitana di essere lui il pericolo pubblico, e non il vicino che gli starnutisce addosso a volto scoperto e dunque, per la legge, irreprensibile. Babbo Natale, quel delinquentone, al centro commerciale passa le giornate con la barba finta sul viso e una fila di bambini davanti, cioè commette un reato in presenza di testimoni.
E la sposa che avanza verso l’altare con il velo calato? Ella pone al parroco un dubbio di procedura, ovvero se chiederle prima il consenso o la carta d’identità. Ma è all’asilo, a febbraio, che la norma si supera. Se un bambino rifiuta la mascherina di cartone per la festa di Carnevale e la maestra insiste per fargliela indossare, si configura l’“abuso di autorità” su minore, con la pena aumentata di un terzo come prevede l’articolo 5, lettera c. Insomma il capriccio, che da sempre è la disperazione delle maestre, diventa per la prima volta un diritto tutelato dal codice penale. Per fortuna la legge non è ancora in vigore, perché sabato prossimo è Halloween. Andate sereni. Nessuno, naturalmente, ha voluto tutto questo. E' accaduto per quella fretta allegra con cui ormai si fabbricano i reati, come si fabbricano gli slogan. Kelany porta da mesi la sua legge in giro per l’Italia, da Palermo a Viterbo, raccoglie firme per una petizione, mentre alla Camera la commissione Affari costituzionali, che ha il testo sul tavolo da gennaio, convoca professori di diritto, i quali con ogni probabilità ne hanno già individuato i difetti e ne hanno sorriso. Se così non fosse, tenetevi pronti. Quello del 2027 potrebbe essere il primo Carnevale da festeggiare in borghese.
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Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.
