L’altra infiltrazione. Non solo le piazze, anche le università preoccupano il governo. La campagna dell’Udu

Oltre al clima incendiario delle manifestazioni, c'è apprensione anche per l'evoluzione delle mobilitazioni negli atenei. I casi di Napoli e dei licei di Roma, Milano, Torino e Firenze. E sul caro affitti la sigla della Cgil sta portando avanti una grande campagna politica
23 OTT 26
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Non ci sono solo le presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nelle proteste degli autotrasportatori del sud a preoccupare il governo. O quantomeno, a consigliare un sovrappiù di vigilanza. Questo perché anche nelle città in cui le mobilitazioni prendono la forma di vetrine infrante e di scontri con le forze dell’ordine si teme la sovrapposizione tra movimenti più “pacifici” e chi invece aderisce alle piattaforme con l’esplicito fine di creare disordini. Tra coloro, per esempio, che hanno da subito sposato un’aderenza piena agli scontri di Milano c’è il Movimento dei Giovani palestinesi, fattosi molto notare dal 7 ottobre 2023 in poi dopo aver organizzato su base praticamente settimanale manifestazioni pro Palestina (e che spesso sono sconfinate nell’apologia del terrorismo, visto che proprio il 7 ottobre più che un pogrom antiebraico è stato più volte trattegiato come “giornata di resistenza del popolo palestinese”). Fatto sta che ora, visto anche l’autunno vissuto negli ultimi anni, si teme che quelle rimostranze possano riversarsi in un teatro già di per sé abituato alle tensioni: le aule universitarie. Ma non solo, anche nei licei e scuole superiori. Se n’è avuto un assaggio in questi giorni con l’occupazione dell’Università Federico II di Napoli, ma anche di alcune aule dell’Orientale, sempre nel capoluogo campano. Tanto che il rettore di quest’ultima ha deciso di adottare per qualche giorno di nuovo la didattica a distanza, come ai tempi del Covid. Mentre altri rettori la Dad la stanno prendendo in considerazione come possibile risposta al caro carburanti.
Tra gli istituti superiori sono stati occupati, tra gli altri, il liceo Morgagni e il Rossellini a Roma, una dozzina (tra cui il Galileo-Michelangiolo, ma anche l’Istituto tecnico Leonardo Da Vinci, dove sono state lanciate bombe carta) a Firenze, scuole a Milano, Palermo, Torino, insomma un po’ in tutto il paese. Ma la grande ondata, quello che l’anno scorso si visse in occasione della partenza della prima flotilla verso Gaza, potrebbe quest’anno ripetersi a fine mese, in particolare in corrispondenza del 30 ottobre, quando è in programma lo sciopero generale indetto dall’Unione sindacale di base (Usb) a cui sigle particolarmente radicali come Osa-Potere al popolo (che peraltro ieri ha rivendicato di aver bloccato alcuni tratti di strada in Toscana) hanno già detto di voler aderire.
C’è poi l’altro versante della protesta universitaria, quello che riguarda il “caro affitti”. E che in qualche modo cerca d’intercettare i sommovimenti di piazza registrati per esempio in Spagna o in Francia. La scorsa settimana ha preso il via la campagna dell’Unione degli universitari (Udu), la categoria studentesca di riferimento della Cgil (ma a cui negli ultimi tempi s’è molto avvicinato anche il Pd a guida Elly Schlein), che ha toccato vari atenei d’Italia, da nord a sud, ma che soprattutto ha previsto una mobilitazione anche a Roma, con gli studenti che si sono accampati con le tende all’esterno di Montecitorio, ricevendo una buona copertura mediatica. Merito anche di un nuova leadership, quella della 24enne Sabrina Brizzola, eletta coordinatrice solo il 20 settembre, al termine di un congresso a cui fece visita anche Schlein. E che nella mobilitazione all’esterno del Parlamento è stata in grado di chiamare a raccolta, oltre a Landini, anche tutti i principali leader del campo largo, da Giuseppe Conte a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (oltre alla segretaria dei Giovani democratici, Virginia Libero). Non solo: Brizzola sta diventando sempre più una presenza fissa nei talk televisivi (molte visualizzazioni ha ottenuto un recente invito a Porta a Porta). E anche i rettori notano come mentre la cosiddetta protesta delle tende di un paio di anni fa fosse spontanea, senza grossa struttura alle spalle, in questo caso l’Udu si sia mossa con un progetto più “politico” alle spalle. Il clima, insomma, rimane particolarmente attenzionato, anche dalle parti del ministero dell’Interno. Cercando però di lasciare ampi margini di autonomia ai singoli atenei.