Come si dice in russo il mondo al contrario? E’ certamente presto per dirlo, lo sappiamo, il tempo siamo sicuri che ci darà torto e il soggetto in questione, è chiaro, sa sorprendere e può essere imprevedibile. Eppure, qualcosa sta succedendo. Eppure, nelle ultime settimane, l’algoritmo del vannaccismo, per così dire, sembra essersi improvvisamente inceppato e non c’entra il bombardamento ucraino dei data center russi che per qualche ora ha reso più difficile la vita dell’internazionale dei troll. Lo avrete notato anche voi. Da un po’ di tempo a questa parte, il generale Roberto Vannacci fa fatica a fare notizia, fa fatica a conquistare le prime pagine dei giornali, fa fatica a stare al centro dell’attenzione e sembra essere stato assorbito da una grigia patina di normalità che trasforma ogni suo messaggio potenzialmente spaventoso in un contenuto terribilmente noioso.
Vannacci ha iniziato ad avere qualche problema a trovare spazio nel dibattito quotidiano, subito dopo la poco rilevante elezione suppletiva di Reggio Calabria, caricata dal generale di un significato politico dirompente. Sarà la nostra Sassonia, aveva detto il generale, e invece alla fine nulla. La percentuale ottenuta da Vannacci a Reggio Calabria, dove andava con un signore delle tessere a lungo pilastro di Forza Italia, ha toccato vette molto alte, come alti sono ancora i sondaggi sul suo partito, molti dei quali, dicono i sondaggisti più bravi, potrebbero essere persino sottostimati.
Ma l’algoritmo del vannaccismo segue una direzione diversa da quella del consenso, che da due settimane intanto inizia a perdere qualche spicchietto, lunedì addirittura
secondo i sondaggi Swg per La7, Vannacci avrebbe perso due punti. E l’elemento interessante è la ragione per cui il generale oggi gioca sulla difensiva e fa terribilmente fatica a conquistare spazi.
La sinistra, che aveva scommesso tutto sul generale, sulla sua capacità di lacerare il centrodestra, fino a renderlo perdente, ha capito che la scommessa su Vannacci può essere pericolosa: dargli troppo spazio significa contribuire a metterlo al centro della scena e contribuire alla crescita di Vannacci potrebbe non essere una buona idea perché se il generale dovesse avere troppo consenso chi ce lo dice a noi a sinistra che poi il centrodestra non faccia un passo verso Vannacci per vincere le elezioni? La sinistra, su Vannacci, ha cercato di cambiare impostazione, e si capisce, e lo stesso hanno scelto di fare molti talk di approfondimento, soprattutto su Mediaset, dove il Futuro nazionale di Vannacci tende a essere declinato solo al passato.
Ma l’elemento dirompente, nell’algoritmo del vannaccismo, ha coinciso con un’escalation politica improvvisa, da sballo, che è quella che è maturata a destra, e che potremmo sintetizzare con un acronimo: “Isg”, isolare il generale. Prima Meloni ha fissato il perimetro dell’alleanza: non vado e non andrò con chi è contro la difesa dell’Ucraina. Poi il centrodestra ha cercato di coprirsi a destra facendo un po’ di chiasso, sbandierando bandierine, sulla scuola, sui burqa, sugli stranieri nelle classi, rispondendo a Mattarella sulle percentuali di stranieri nelle scuole, investendo tempo e denaro e ovviamente tonnellate di demagogia sulla sicurezza.
Demagogia di cui è infarcito anche il nuovo decreto anti maranza: prima di fare nuove leggi, sarebbe il caso forse di capire come far rispettare quelle che ci sono già. L’algoritmo del vannaccismo, per il momento, fatica maledettamente a essere virale come un tempo. E oggi, oggi che anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, seppur dica che in politica l’avverbio “categoricamente” non esista, sostiene che vi sia lo zero per cento di possibilità che il centrodestra si allei con Vannacci, il generale, un tempo centrale, si ritrova laterale, all’inseguimento, anche sui suoi temi, perché mentre il centrodestra sembra aver fatto una scelta, andare da solo, il generale quella scelta la subisce perché da solo non ci vorrebbe andare, anche perché sa che i sondaggi mentono e quel che dice oggi un elettore di centrodestra – voteresti Vannacci? – potrebbe diventare un voto diverso se la scelta, al momento del dunque, dovesse essere un’altra: voteresti Vannacci, fuori da una coalizione, sapendo che con questa scelta potresti far vincere il centrosinistra?
I sondaggi racconteranno una storia diversa, forse a lungo, chissà, ma la presenza di Vannacci sulla scena politica, e anche la portata della sua minaccia, ha prodotto un altro risultato, diverso dall’imbarbarimento xenofobo, razzista, antioccidentale, trumpiano, criptoputiniano rappresentato dalla sua proposta elettorale. E il risultato è questo. La sinistra ha smesso di rendere Vannacci centrale e anche i talk-show. E la destra, piuttosto che andare all’inseguimento generico di Vannacci, corteggiandolo, adulandolo, accarezzandolo, maranzate a parte, ha scelto su alcuni temi di sfidarlo, e nello sfidarlo ha deciso anche di trasformare la difesa dell’Ucraina, non proprio una questione marginale, non in una battaglia da nascondere ma in una bandiera da sventolare. L’algoritmo del vannaccismo non funziona più come un tempo. Tornare a farlo funzionare non è un destino: è solo una scelta. Vale a destra ma vale anche a sinistra. Come si dice in russo il mondo al contrario?