Politica
L'intervista •
Grimaldi (Avs): “La vera violenza è a Gaza. E Parenzo, David, sta con Golia”
"Le parole di Salis? I vetri rotti sono niente rispetto a Gaza. I ragazzi e i bambini vanno capiti", ci dice Grimaldi, parlamentare di Avs

Roma. “Sa cosa avrei detto io a David Parenzo?”. Cosa, onorevole Grimaldi? “Che i vetri rotti e le forze dell’ordine ferite sono niente”. Cosa intende? “Niente rispetto a Gaza. Niente rispetto all’apartheid in Palestina. Questo gli avrei detto. Questo doveva dire Ilaria Salis”. L’europarlamentare non è stata però elusiva: ha parlato di “violenza economica”. “Ma doveva dirgli che lui si chiama David. E che oggi sta con Golia”. Le parole che riportiamo sono quelle di Marco Grimaldi, deputato di Avs caro ad Askatasuna. Grimaldi si duole assai del fatto che non lo interroghiamo sul carovita o sui carnet reintrodotti da Trenitalia e che siamo invece concentrati sulle quisquilie. “Non so cosa mi stia chiedendo, di preciso. E non capisco perché continuiate a parlare di Salis che non ha espresso solidarietà verso le forze dell’ordine”, dice. “Non l’ha espressa? E vabbè”. Gli spieghiamo che, quasi più delle parole, di Salis ci ha colpito lo sguardo livido. “Non l’ho vista”. Gli occhi da Gorgone. “E chi se ne importa”. Ammiriamo la franchezza. “Tutti hanno espresso solidarietà. Anche il nostro partito lo ha fatto. Ma questa violenza è persino naturale con un governo che diceva: ‘Al sud sono tutti camorristi, al nord sono tutti maranza’”. Diceva così? “Oggi vediamo più decreti sicurezza che vetrine rotte”. Apprezziamo anche il gusto per l’iperbole. “Il governo non ha mai voluto affrontare le cause reali della rabbia”. Quali sono? “In Italia ribolle la protesta. Io domani sarò al carcere minorile di Torino”. Farà un salto anche da Askatasuna? “Sarò al carcere minorile perché penso che i bambini che non vengono ascoltati, poi rompono. Gli adolescenti che non vengono ascoltati, rompono”. Parliamo di effrazioni o cosa? “Sì. Se non li ascolti rompono vetri, rovesciano scaffali, rubano dai negozi. Bisogna sedersi, capirli”. Messi a sedere, cosa potrebbero dire? “Che tutto questo accade perché c’è chi ha generato periferie esplosive. Che la colpa è anche di chi non ha concesso loro lo ius soli o lo ius scholae. Era inevitabile lo scontro. Condanniamo le violenze, vabbè, ma le stavamo aspettando”. Aspettando i barbari: Salis o Kavafis. “Ancora che mi parla di Salis?! Ma non si rende conto che è un fenomeno marginale?”. Sarà. Ma Salis è sempre in tivù. “C’è un fenomeno gigantesco che fingiamo di non vedere, che è un problema di tutti. La protesta va oltre ogni fronte politico, è complessa, e questi pensano di affrontarla mettendo i militari per le strade. La rabbia ha le sue ragioni”. E la “violenza economica”, come dice Salis, è peggio di quella fisica? “Ancora con Salis! Salis non è uno scandalo! Glielo dò io lo scandalo!”. Dica. “Lo scandalo è che ci siano tante persone, come voi, che s’indignano per un vetro rotto più che per il genocidio a Gaza”. Va bene. Ma Gaza può esser sempre misura di tutte le cose? “Sì. Tutta la violenza mi fa schifo. Ma il sopruso dei più grandi verso i più piccoli mi fa ancora più schifo. E’ come Davide e Golia. E Parenzo si sa da che parte sta”.