Politica
Pantere nere a Milano •
Feltrinelli: "I maranza vanno capiti. Ci hanno buttato giù gli scaffali? Chi se ne frega"
Dalla casa editrice ci dicono: "Se fosse stato un atto politico, avrebbero assaltato Mondadori. Il fenomeno è ampio, va compreso, e nessun libro è stato rubato"
21 OTT 26

Roma. Sono le Pantere Nere di Feltrinelli. “Ci hanno buttato giù due scaffali?! E chi se ne frega!”. Altro che maranza. Per due giorni abbiamo rincorso Carlo, il figlio di Giangiacomo e Inge nonché Leonard Bernstein del nostro secolo. L’ad della casa editrice ha risposto: “Faccio solo interviste scritte”. Abbiamo telefonato così alla segreteria: “Carlo Feltrinelli è grato dell’affetto dei lettori. Stop”. Poi al direttore editoriale Gianluca Foglia – che ci ha dirottati sulla direttrice Barbara Nardi. Alla fine – dopo vari dinieghi, mail, inviti a richiamare più tardi – siamo riusciti a parlare con il capo della comunicazione Massimiliano Tarantino, che ha spiegato al Foglio la posizione del gruppo. “La libreria assaltata si trova a Torino”, ha detto. A Porta Nuova, sì. “Ma posso dirvi che il fatto è del tutto casuale”. In che senso “casuale”? “I ragazzi sono entrati semplicemente perché erano inseguiti dalla digos, perché erano terrorizzati dalla polizia, per questo hanno vandalizzato. Lo hanno fatto, sì, ma solo perché erano mossi dall’impeto”. E anche noi, in effetti, abbiamo pensato che gli impetuosi non potessero esecrare tanto una Feltrinelli. “Non odiano noi”. No. Fosse stato un atto politico, poi, non avrebbero certo assaltato un presidio rosso. “Certo che no. Avrebbero scassinato una banca americana o una magari Mondadori!”. Già. Anche se il nostro Andrea Minuz – lei lo conoscerà – ha scritto su X che spesso i maranza non distinguono Feltrinelli da Decathlon. “E questo fa persino ridere. Però mi creda, è stato un fatto del tutto casuale”. Non c’è dubbio. “E poi noi, pensando tanto ai ragazzi che hanno buttato giù due scaffali, stiamo guardando il dito anziché la luna”. Ma il dito, intanto, è bell’e fratturato. “Li hanno buttati giù. Ma chi se ne frega”. Beh, insomma. “Mi scusi, ma cosa dovremmo dichiarare?”. Sarà che siamo affezionati alle vostre librerie, da largo Argentina a viale Libia, dove incontriamo spesso Christian Raimo. “Abbiamo messo un cartello fuori dal negozio a Torino, e tanto basta”. E che c’è scritto? “Che i librai e le libraie ringraziano calorosamente i concittadini e le concittadine”. E i maranzi e le maranze? “Non si tratta di ringraziarli, loro, né di condannarli”. Ma...? “Ma di capirli”. E’ questa la posizione di Feltrinelli? “Sì. Noi crediamo che il fenomeno sia sociale, congiunturale”. Cioè? “Che sia molto più grande rispetto ai danni di una singola libreria”. Chiaro. Auguriamo a tutti i commercianti, da Milano a Torino, di essere indulgenti quanto lo siete voi. “A noi libri non ne hanno rubati”. Hanno rubato Nike e Vuitton. “Neppure un libro è scomparso”. Per questo, su Instagram, li difende Saviano e non Arnault. “Questi ragazzi hanno sollevato un punto di attenzione”. Status symbol e virtue signaling. “Noi siamo stati invasi, sì, e siamo rimasti sconvolti. Ma il danno non può essere ridotto a un vetro”. Qual è il danno? “Il danno è quello delle giovani generazioni. Non soltanto italiane ma ancor prima europee”. Chissà se Carlo organizzerà allora un ricevimento nella sede della fondazione. Quella progettata dai meravigliosi Herzog e De Meuron a Porta Volta. “Ciò che noi stiamo cercando di fare, ora, è di allargare la visione, non di restringerla. Non saremo correi di un restringimento”. Come allargherete la visione? “Stiamo cercando di avere uno sguardo critico rispetto a certe cose. Stiamo cercando di non impoverire il dibattito. E non ci metteremo certo a piangere perché ci hanno buttato giù due libri”. E’ la nostra Park Avenue.