Draghi: "Le proteste? Causate dal blocco delle aspettative, nessuno ascolta i giovani"

"I giovani percepiscono le dinamiche sociali come bloccate: fanno fatica a trovare un lavoro e si sentono impreparati di fronte a una società che sta vivendo una trasformazione tecnologica rapidissima", dice l'ex premier a Bloomberg

21 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 11:08
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Senza crescita diventa molto difficile garantire la giustizia sociale tra generazioni. È il messaggio di Mario Draghi che, intervistato da Bloomberg, parla anche delle proteste giovanili in tre diversi paesi (dalla Francia alla Spagna passando per l'Italia) e individua una chiave di lettura nelle "aspettative bloccate" e nella sensazione dei giovani di non essere ascoltati. "L'unico elemento che accomuna tutti e tre i casi è che, l'anno prossimo, si terranno elezioni di estrema importanza. Tuttavia, questa è solo la cornice. A mio avviso, la spiegazione più solida risiede nel blocco delle aspettative: i giovani hanno la sensazione che nessuno li ascolti", ha detto l'ex premier, sottolineando come "i giovani percepiscano le dinamiche sociali come bloccate: fanno fatica a trovare un lavoro e si sentono impreparati di fronte a una società che sta vivendo una trasformazione tecnologica rapidissima".
Secondo l'ex presidente della Bce, "la maggior parte delle persone nel mondo desidera crescita e giustizia sociale - o meglio, una crescita accompagnata da giustizia sociale. Per i giovani – ha proseguito –, questo si traduce in giustizia sociale intergenerazionale; quando la crescita viene a mancare, diventa estremamente difficile garantirla. Ciò genera ansia. I giovani percepiscono le dinamiche sociali come bloccate: fanno fatica a trovare un lavoro e si sentono impreparati di fronte a una società che sta vivendo una trasformazione tecnologica rapidissima. A questo si aggiungono altri fattori: il ruolo degli attori politici, le dinamiche di piazza, gli scontri e la violenza - che va condannata in ogni circostanza. Eppure, tutti questi elementi agiscono più come amplificatori che come vere e proprie spiegazioni".
Le parole di Draghi si pongono sulla stessa lunghezza d'onda di quelle del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Che oggi dalla cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine "Al Merito del Lavoro" ai Cavalieri del Lavoro ha detto che "occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione. Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti". 
Tornando a Draghi, il ragionamento si è poi focalizzato sulla situazione economica francese. "La Francia presenta uno specifico problema di natura fiscale: il paese registra un deficit di bilancio da molti anni e il rapporto debito/PIL è in costante aumento da oltre un decennio, forse addirittura da quindici anni. Ora, in un contesto globale caratterizzato da un rapido rialzo dei tassi di interesse, tale deficit di bilancio appare di difficile gestione", ma "non vi è nulla che giustifichi, di per sé, un intervento della Bce", ha detto l'ex premier. "Se mi chiedete se la Bce interverrà per ridurre gli spread sui mercati, osservate bene questi differenziali: essi rappresentano, in sostanza, un nuovo prezzaggio del rischio fiscale e politico. In altre parole, almeno per il momento, ritengo che la soglia necessaria per far scattare un intervento della Bce sia piuttosto elevata", ha spiegato Draghi chiedendo di non interpretare le sue parole "come un'indicazione su ciò che la Bce "dovrebbe" fare, bensì come ciò che farei io se mi trovassi al loro posto".
Secondo Draghi, la Bce non dovrebbe intervenire per diverse ragioni. "Una di queste è l'inflazione, che peraltro è ulteriormente aumentata secondo gli ultimi dati. Il secondo motivo è che gli strumenti disponibili per un intervento possono essere utilizzati solo in presenza di due condizioni. La prima è il contagio; francamente, non riscontriamo un contagio significativo in tutta Europa". E "la seconda condizione, forse la più importante, riguarda un eventuale malfunzionamento del meccanismo di trasmissione: i banchieri centrali parlano di un'alterazione nei mercati del credito. Non riscontriamo nulla di tutto ciò – ha concluso –, anzi, gli ultimi dati sui flussi di credito indicano che l'erogazione di prestiti bancari è aumentata".