Rosato: "Noi di Azione fuori dai poli, poi se il Pd si affida a Gentiloni..."

I sondaggi danno le due coalizioni sopra la soglia del 42 per cento prevista dalla nuova legge elettorale. In questo scenario la strategia di Azione di essere determinante dopo il voto si fa più complicata, ma per adesso "restiamo al centro per spiegare agli italiani che se nessuno arriva alla soglia c'è la speranza di un governo davvero europeista", dice il braccio destro di Calenda

20 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 16:34
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"Il nostro scopo sarà lavorare affinché nessuno prenda il 42 per cento e superi la soglia di sbarramento in modo che anche in Italia si possa fare un governo europeista, lasciando ai margini le forze populiste". Ettore Rosato, deputato e vice segretario di Azione, conferma la strategia del suo partito: avere una forza elettorale sufficiente a disgregare i poli, dando all'Italia un governo diverso, mediato dal Quirinale dopo il voto, con le forze europeiste e responsabili. E però stando agli ultimi sondaggi questo scenario si fa sempre più improbabile. L'ultima rilevazione di Swg per La7 dà il centrosinistra al 44,6 per cento e il centrodestra senza Vannacci al 44. Insomma, entrambi gli schieramenti sono sopra la soglia, mentre Azione è al 3,1 (Futuro Nazionale al 5,6). Più che determinanti i calendiani rischiano così di essere irrilevanti, no?  "La legge elettorale - ci risponde Rosato - non è ancora stata assimilata dagli italiani: la sommatoria dei partiti, soprattutto a sinistra, non funziona. Starà a noi spiegare che ogni voto dato ad Azione allontana la possibile vittoria di entrambe le coalizioni. E comunque quel sondaggio dice anche che con Schlein o con Conte leader del centrosinistra il risultato sarebbe lo stesso, a me pare molto, molto strano. Non ci farei troppo affidamento".
Non c'è dubbio però che più la campagna elettorale entrerà nel vivo e più aumenteranno gli appelli al voto utile.  "L'appello al voto utile c'è in tutte le campagne elettorale compreso quelle con il proporzionale, che poi è sempre quello che viene dato a se stessi", risponde il parlamentare di Azione. Non c'è rischio, invece, che a un certo punto, per evitare l'irrilevanza, sarete costretti a fare una scelta di campo? Sembra lo stia per fare anche il segretario dei LibDem Luigi Marattin che guarda a Meloni: "Io penso che questo scenario non si avvererà: noi ci siamo collocati nella nostra posizione politica. E' chiaro che poi se Conte e Schlein decidono di ritirarsi e mettono Gentiloni candidato premier, allora ragioneremo su quello scenario, ma al momento non c'è".