Da soli o con il centrodestra, dilemma libdem? Parla Andrea Marcucci

il segretario Luigi Marattin ha illustrato le proposte economiche libdem e a Meloni sono piaciute. Ma il presidente libdem Marcucci dice: l'obiettivo resta il polo liberaldemocratico, se ci si vuole discostare da questo obiettivo ci si dovrà prendere la responsabilità dell'atto

20 OTT 26
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Roma. Dove va il centro (e dove vanno i centristi), questo è il problema. Appena si sposta a sinistra, il centro, (vedi Matteo Renzi, c’è infatti qualcuno che vorrebbe riportarlo indietro. Se sta fermo (vedi Carlo Calenda), spunta la voce: venite a noi (a destra o a sinistra). E se appena appena pencola un po’ a destra, qualcun altro dice: tu quoque! Stavolta tocca ai Libdem, partito nato con l’intenzione di stare al centro per costituire un polo liberaldemocratico, lontano dai cosiddetti bipopulismi. E però, qualche giorno fa, il segretario libdem Luigi Marattin ha illustrato alla Camera le proposte del partito in materia economica e fiscale (taglio dell’Irpef e incentivi alla fusione tra Pmi) e la premier Giorgia Meloni ha apprezzato. E quando si è chiesto a Marattin se ci fosse un canale di interlocuzione già aperto con la maggioranza, lui ha risposto “non ancora”, ma chissà: “Se son rose fioriranno”. Prospettiva che il presidente libdem Andrea Marcucci ha ridimensionato: “Un polo alternativo alla destra e alla sinistra è un orizzonte che dobbiamo a tanti elettori”, ha scritto sui suoi social. Nel frattempo anche Carlo Calenda (a cui Marattin aveva detto, sempre via social: tu e Pina Picierno andate per conto vostro, auguri) si è così espresso a RaiRadio1: “Con Renzi il Terzo polo è impossibile, Marattin va con la destra”. Che fare? Ne parliamo proprio con Marcucci, convinto che, se ci si vorrà allontanare dalla posizione per cui i Libdem sono nati, ci si dovrà prendere “la responsabilità” dell’atto. E quindi: che fare? “Penso che l’Italia abbia bisogno di un polo liberale”, dice Marcucci, “visto che il centrosinistra si è radicalmente allontanato dalle ideali liberali e che il centrodestra non ha, in questo momento, al suo interno, partiti che portino davvero avanti le istanze liberali. Ma credo si possano trovare momenti di confronto, e penso oggi sia più facile per noi trovarli con il centrodestra. Il centrosinistra, infatti, facendo un’opposizione di matrice forzatamente populista, difficilmente può conciliarsi con il nostro modo di essere”. Diverso è, però, dice Marcucci, “il quadro delle alleanze”. In che senso? “L’Italia ha bisogno di avere, nel futuro Parlamento, un’area liberale che porti avanti idee liberali: il merito, il libero mercato, lo snellimento della macchina pubblica, la riduzione dei costi per lo stato, il posizionamento europeo – sempre più europeisti e sempre più vicini all’Ucraina. Il nostro partito è nato dalla fusione di più organizzazioni che avevano provenienza diversa, in nome di un obiettivo: creare un polo libdem credibile e forte. Ma ciò non ci impedisce di dialogare con chiunque”. Marattin ha accentuato il dialogo con il centrodestra. “Il nostro obiettivo principe”, dice Marcucci, “è quello approvato dal nostro congresso. Qualora non lo si dovesse raggiungere, è giusto che ognuno faccia la propria parte”. Siete stati sondati al 1,4 per cento. Se dal centrodestra arrivasse davvero una proposta, cosa succederebbe? “C’è un documento costituente alla base della nascita di questo progetto. Capisco che le interlocuzioni non siano semplici, ma credo si debba essere determinati. Se invece si volesse arrivare a cambiare la linea che ci siamo dati, lo si dovrà decidere attraverso gli strumenti a disposizione: direzione, assemblea, statuto, congresso. Oggi le differenze con il centrodestra e con il centrosinistra sono profonde. Parliamo per esempio di spesa pubblica: l’unica cosa che ha fatto Meloni è stato chiedere di poter aumentare il debito dello stato, il che vuol dire maggiori costi e non voler rendere più efficiente la macchina pubblica, e vuol dire non avere come obiettivo, se non negli slogan, l’idea di abbassare il livello di tassazione”. Detto questo, Marcucci riconosce a Marattin “di aver fatto un grandissimo lavoro come segretario e in Parlamento, lavoro che ci ha permesso di essere oggi visibili in quasi tutti i sondaggi, e in crescita. Ecco, direi che ci sono le condizioni per valorizzare al massimo questo percorso”. Per valorizzarlo, però, gli interlocutori naturali sarebbero Carlo Calenda e Pina Picierno. Ma la strada non pare in discesa, con Azione. “Non drammatizzo la lontananza di posizioni personali e politiche. Parto all’inverso: c’è un’esigenza politica di creare un polo libdem nel paese, e quindi ci si deve sforzare in quella direzione, anche a costo di qualche sacrificio personale”. Se centrosinistra o centrodestra non raggiungessero il 42 per cento, verranno da voi. Roberto Occhiuto già vi vorrebbe in Forza Italia. “In quel caso saremmo obbligati a scegliere, e si vedrà chi ci convince di più. Ma oggi abbiamo bisogno della spinta e della capacità di proposta che solo i liberali hanno”.