Politica
A teatro •
Riapre il Teatro Valle tra le polemiche. Fine della tregua Gualtieri-FdI
Il sindaco riapre il Valle tra monologhi e scritte pro occupazione. In conferenza non invita Giuli. L'ira di FdI: "Ha ufficialmente aperto la campagna elettorale"
17 OTT 26

Roma. L’arte è un antidoto alle guerre, forse, ma non al Teatro Valle. Per quattro lunghi anni aveva retto la tregua tra Fratelli d’Italia e l’amministrazione di Roberto Gualtieri. Quattro anni di collaborazione (e di cordiale romanità) sino ai mesi scorsi. Quand’erano cominciate le polemiche sul Piano Casa e sul ddl Roma Capitale. Gualtieri aveva allora sferzato – fine della pax meloniana – finché proprio i Fratelli romani, ieri, sono andati contro il sindaco. Il quale, insieme al teatro, “ha ufficialmente aperto la campagna elettorale”.
Doveva essere quindi il federatore del centrosinistra, Roberto Gualtieri. Il cosiddetto terzo uomo. Ma da come ha riaperto il Valle – un fatto di per sé importantissimo – sembra essere proiettato, ancora, su Roma.
“E’ una giornata di festa”, ha detto il sindaco in conferenza stampa per presentare i lavori che, dopo quindici anni di inattività, quasi quattro di occupazione e ben dodici di ristrutturazione, si sono infine conclusi. “Si chiude così una ferita per la cultura”. Ancora: “Riapre più bello che mai”. E poi: “Pirandello finalmente è tornato” (il Pirandello di Gualtieri è nientemeno che Francesco Piccolo: il maître à penser di Repubblica che ieri ha inaugurato con un monologo sui Sei personaggi in cerca d’autore).
Dichiarazioni gioiose, dunque. E prevedibili. Anche se ad aver infiammato i meloniani – persino quelli aspiranti al Collegio romano – non è stata l’arte in sé, né Piccolo, né l’appropriazione eventuale di Pirandello. Quanto il fatto che, in conferenza stampa, Gualtieri non li abbia invitati. Il presidente della commissione Cultura alla Camera Federico Mollicone ha detto: “Troviamo di cattivo gusto il fatto che oggi non siano stati invitati il ministro Giuli, il sottosegretario Cannella, il ministro del Turismo Mazzi, attraverso cui passarono i fondi Pnrr Caput Mundi, né la regione che ha finanziato con oltre due milioni la programmazione, o le commissioni parlamentari vigilanti sul fondo nazionale dello spettacolo dal vivo e quindi del teatro… E’ una grave scorrettezza istituzionale”. Poco dopo, l’ex enfant prodige romanissimo, Marco Perissa, ha detto: “E’ francamente inaccettabile che il sindaco Gualtieri abbia scelto di celebrare la riapertura esaltando l’occupazione abusiva della storica sala, trasformando una pagina controversa in un’esperienza da valorizzare”. (Gualtieri ha in effetti pittato i gradini del Valle con scritte fucsia: “No violence, no racism, no sexism”, presentate su Instagram col casco antinfortunistico in testa).
Alla conferenza di apertura, però, c’erano il sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce, l’assessore alla Cultura di Roma Massimiliano Smeriglio, l’assessora del Lazio Simona Baldassarre e il presidente della fondazione Teatro di Roma Francesco Siciliano. I Fratelli di Gualtieri (a parte Baldassarre) che la destra romana ha letto come un affronto.
Fatto sta, comunque, che il sipario s’è rialzato ieri sul soffitto di Silvio Galimberti e sui fregi di Valadier. Chissà che belli. Anche se sul neoclassico, ovviamente, ha prevalso Pirandello. Nel senso che hanno parlato romano, per quattro anni, e si sono intesi. Finché ieri, a sentirli parlare, sembrava non si fossero intesi mai.