La legge di Azione anti-bot russi piace a Meloni. Parla Calenda

Come funziona lo scudo democratico? “Attraverso un’azione preventiva rispetto alle interferenze”, dice l’ex ministro, “ma anche attraverso meccanismi di reazione e l’adozione di contromisure, con la costituzione di un comitato di analisi pubblico-privato che informa Dis e Agcom rispetto alle minacce rilevate, per garantire la trasparenza e l’integrità del processo elettorale e la trasparenza dei finanziamenti”

17 OTT 26
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Una proposta di legge per contrastare la guerra ibrida, la propaganda e la manipolazione dell’informazione attuata da regimi autoritari e per colmare il vuoto normativo contro le interferenze straniere: si chiama “scudo democratico”, stesso nome di una simile iniziativa presa in sede Ue, porta la firma di Azione (senatore Marco Lombardo e leader Carlo Calenda). Dopo un anno di stallo, il testo è pronto a essere incardinato, a inizio settimana prossima, in Commissione Affari costituzionali del Senato. Novità: il relatore potrebbe essere il presidente meloniano della Commissione Andrea De Priamo (con Lombardo nelle vesti di correlatore). E’ questo il motivo per cui la premier Giorgia Meloni, mercoledì scorso, in Parlamento, alla vigilia del Consiglio d’Europa, ha ringraziato Azione per la proposta. Come funziona lo scudo, chiediamo a Calenda? “Attraverso un’azione preventiva rispetto alle interferenze”, dice l’ex ministro, “ma anche attraverso meccanismi di reazione e l’adozione di contromisure, con la costituzione di un comitato di analisi pubblico-privato che informa Dis e Agcom rispetto alle minacce rilevate, per garantire la trasparenza e l’integrità del processo elettorale e la trasparenza dei finanziamenti”. Se si arriva a minacciare il processo democratico, il testo prevede che si possa convocare il Parlamento in seduta comune e, in casi estremi, di sospendere il voto. I bot sono nel mirino, nel senso che la legge mira a dotarsi degli strumenti di indagine per capire, dice Calenda, “da dove provengano i profili finti che supportano le varie formazioni politiche”. Il tema è in campo nella guerra Russia-Ucraina, tanto che, giorni fa, si era diffusa la notizia, poi parzialmente ridimensionata, che il bombardamento ucraino contro i tre data center Yandex in Russia avesse determinato un crollo nelle interferenze. Il governo si è attivato intanto presso il Copasir, e il sottosegretario Alfredo Mantovano sarà tra i primi a essere auditi in Commissione dopo l’incardinamento della proposta. Visto che in Europa si sta agendo nella stessa direzione, in che modo l’Italia può fare pressione perché l’antidoto diventi operativo? “Se n’è occupata Pina Picierno attraverso Renew Europe”, dice Calenda, “per fare pressione sugli Stati Uniti dopo le nuove restrizioni ai servizi Starlink utilizzati dalle forze ucraine, decisione che ha provocato perdite di connettività e interruzioni delle missioni militari. Le comunicazioni satellitari sono essenziale per la difesa di Kyiv, in un momento in cui le reti terrestri sono danneggiate o distrutte. Senza comunicazione satellitare, diventa una guerra di attrito”. Quanto allo scudo democratico, dice il leader di Azione, “se è vero che la Commissione Ue si è mossa, è vero anche che il percorso per vararlo e applicarlo a livello europeo non è breve. Noi invece vorremmo che fosse operativo prima delle elezioni politiche, da cui la proposta di legge”. Ci si domanda: e gli altri partiti? Non temono interferenze? “Oggi, visto il caso Vannacci, ci si comincia a interessare di questo tema. Ma per anni siamo stati soli, ed è dal 2016 che portiamo avanti la battaglia: già durante la campagna referendaria di Matteo Renzi, infatti, la Russia esercitava la sua influenza. Idem sulla Brexit”. E’ diventato più facile, per un partito o per un governo, accorgersi di essere “vittime” di questo tipo di attacchi ibridi? “Basta guardare i profili che ripostano Vannacci. E comunque oggi i servizi occidentali hanno tutta la capacità di verificare da dove provengano i bot, anche attraverso sistemi automatici di intelligenza artificiale, e quindi esistono tutti gli strumenti per poter identificare e rendere pubblico il fatto che, per esempio, il 50 per cento dei repost di Vannacci provengono da bot factory russe. Questa è un’interferenza straniera, ed è molto importante e prioritario che cittadini lo sappiano”.