Meloni incassa l’ok dell’Ue al decreto Bollette e aperture sull’Ets (meno sulla flessibilità)

La premier strappa all’Ue aperture sulla tassa. Ma sulla flessibilità si scontra con i paesi nordici, che impongono un nulla di fatto. E intanto al sud montano le proteste degli autotrasportatori (e Salvini "prenota" 80 milioni di euro)
16 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 18:53
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Per Giorgia Meloni il Consiglio europeo è dai due volti. Da un lato i Ventisette adottano un’intesa che invita la Commissione ad “aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’Ets2”, il meccanismo di tassazione per le emissioni non coperte dall’attuale sistema legato al carbonio (Ets). La Commissione poi dà l’ok alle misure contenute nel decreto Bollette (tra cui il tetto al prezzo del gas) e Meloni dice: “Ci permette di intervenire per abbassare le bollette”. Ma la premier, che al contempo chiedeva più flessibilità, s’è dovuta scontrare con la contrarietà dei nordici (e della Germania). Per far fronte, per esempio, alle proteste degli autotrasportatori al sud, i margini di spesa infatti rimangono risicati. Dopo un colloquio Meloni-Sánchez, il governo annuncia anche l’imminente ripristino di Schengen tra i due paesi.
Al termine di un’intera giornata di trattative, protrattesi anche durante la notte tra giovedì e venerdì, i leader europei giungono a un’intesa. Nelle conclusioni si stabilisce che il Consiglio europeo invita la Commissione “a riesaminare tutti gli impatti dell’Ets2, con particolare riferimento alla struttura del sistema e alle relative misure di salvaguardia”. Il documento ribadisce pure “la necessità di garantire un mercato del carbonio funzionante, trasparente e prevedibile, riducendo la volatilità del prezzo delle emissioni e limitando le conseguenze sui costi dell’energia elettrica”. In parte, quindi, vengono accolte le istanze del gruppetto composto da Italia e paesi di Visegrád. Anche se questa rivalutazione dovrà poi essere riformulata in modo più compiuto. Un compromesso dovuto alle posizioni oltranziste di nazioni come Svezia e Danimarca che non ci stanno a dismettere la filosofia dell’Ets. Ma è sulla richiesta di maggiore flessibilità, considerare “il caro prezzi come un fattore esterno determinante” per rivedere i vincoli di bilancio, che Roma ha ottenuto poco, visto che il negoziato si è concluso con un nulla di fatto. E il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha addirittura chiesto un taglio rispetto alle stime di bilancio pluriennale. Meloni però al termine dei lavori si dice “ottimista sulla flessibilità dopo averne parlato con la presidente von der Leyen”. Con un dibattito però, per ammissione della premier, “ancora lungo. Anche se abbiamo difeso le risorse per la Politica di coesione e la Politica agricola comune”. A metà pomeriggio, poi, Palazzo Chigi, dopo un lungo negoziato seguito dalla viceministra Vannia Gava, annuncia l’accordo con la Commissione europea sul decreto Bollette. Sarà della durata di 18 mesi e, sul modello spagnolo, prevederà rimborsi ai produttori termoelettrici quando il prezzo del gas al Ttf supererà una certa soglia (dovrebbe essere vicino ai 58,9 euro€/MWh). Un tempismo particolarmente “fortunato” in giorni in cui aumenta la tensione, a causa delle proteste e dei blocchi stradali degli autotrasportatori che stanno paralizzando soprattutto il sud (con gravi conseguenze sui rifornimenti di carburanti). E infatti Meloni annuncia che “il governo è al lavoro per le risposte da dare agli autotrasportatori”. Una protesta che rischia di intrecciarsi a questioni nazionali e internazionali. Non è un caso che oggi, nelle ore in cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky veniva ricevuto a Bruxelles dai leader europei (e a cui chiedeva ulteriori 70 miliardi di euro), i vannacciani di Futuro nazionale tornavano ad attaccare Meloni per il sostegno a Kyiv: “Con la crisi che sta attraversando tutto il paese, con le lacrime dei nostri agricoltori, con la rabbia degli autotrasportatori, con un governo che si appresta a varare una manovra finanziaria praticamente inutile per risolvere i problemi degli italiani, questa richiesta di Zelensky è oscena”, sostiene il futurista Sasso.
In realtà ai tavoli europei il governo ci è arrivato a mani vuote, visto che il nuovo pacchetto di aiuti militari latita (e Meloni nel punto stampa dice: “Deciderà il ministro Crosetto”). Ma la protesta degli agricoltori tocca anche un altro pezzo di maggioranza: Salvini teme possa montare proprio nei giorni in cui sarà impegnato nel congresso straordinario della Lega. Per questo accelera nella raccolta delle firme dei delegati, “ostacolando” la mozione Garavaglia (che deve raccogliere almeno 80 firme tra i delegati per candidarsi, ma in almeno quattro regioni diverse). A tal proposito, a ogni modo, è stato lo stesso Salvini a convocare la categoria al Mit. Dicendo di aver “già chiesto al Mef almeno 80 milioni per affrontare nell’immediato il caro carburanti”. Con una giornata, quella di oggi, non fortunata per il suo ministero, visti i ritardi negli aeroporti. Questo in casa Lega. Ma in maggioranza c’è maretta anche in Forza Italia. Soprattutto perché all’interno del partito non hanno digerito granché il contributo da cinque miliardi chiesto a banche e assicurazioni per finanziare la manovra. “A me non dispiace se le banche si rendono disponibili ad aiutarci. Banche e assicurazioni già nel recente passato sono state un aiuto di straordinaria importanza”, ha detto il ministro della Pa Paolo Zangrillo. Aggiungendo però: “Io mi preoccupo un po’ quando sento parlare di extraprofitti”. Ovvero quel che da sempre sostengono dalle parti di Cologno e Segrate. Con Marina e Pier Silvio Berlusconi a cui pare non sia piaciuta molto questa nuova soluzione considerata emergenziale. Sulla scia di una Abi che attacca apertamente Giorgetti parlando di “mazzolate”.