Politica
Prove di mediazione •
Il tentativo di soccorso del Manifesto al campo largo sull'Ucraina
Dal 27 settembre il giornale fondato da Lucio Magri e Rossana Rossanda ospita un dibattito che conferma come non sia un tabù difendere con le armi Kyiv, anche da sinistra. Intervistato dal Corriere il direttore Fabozzi dice: "A sinistra troppi ritardi nel riconoscere il tratto autoritario di Putin"

Tutto è iniziato lo scorso 27 settembre, quando il professore di Relazioni internazionale della Normale di Pisa Francesco Strazzari ha scritto sul Manifesto un articolo dal titolo "Kyiv e la difesa europea, l'ambiguità". Da allora il quotidiano fondato da Lucio Magri, Luciana Castellina e Rossana Rossanda ha cominciato a ospitare ogni giorno interventi di professori e analisti che, da sinistra, cercano soluzione per il conflitto ucraino, ma lo fanno partendo da un presupposto finora inedito a quelle latitudini: armare Kyiv non è un tabù. Se il Elly Schlein e il Pd vogliono trovare sul punto un compromesso con M5s e Avs, ancora ostinatamente contrari al sostegno militare all'Ucraina, possono indicare questo dibattito che mostra bene come il supporto a Kyiv non sia un cedimento alla retorica bellicista. Anzi. Sia a fondamento di un tentativo sincero di ricerca di pace e di fine più ravvicinata possibile del conflitto. Il confine fondamentale lo traccia nel primo articolo di questa carrellata proprio Strazzari: sostenere, anche militarmente Kyiv, non significa essere anche a favore dei piano di riarmo nazionali e, più in generale della corsa al riarmo. "Armi a Kiev e difesa europea sono questioni che vanno distinte", scrive nel suo articolo il docente di Pisa. E' su questa distinzione che, semmai ci sarà, potrà essere trovata un'intesa sull'Ucraina a sinistra.
La scelta di aprire questo dibattito a sinistra sulla guerra in Ucraina è stata rivendicata anche dal direttore del quotidiano Andrea Fabozzi che in un'intervista al Corriere della Sera ah spiegato: "Strazzari sostiene che l’Ucraina vada aiutata, che la componente militare sia ineludibile ma non esaurisce il compito. Anche qui spezza un tabù: la distinzione tra armi offensive e difensive è ipocrita. A volte ci si difende anche attaccando". Il direttore del Manifesto sottolinea anche come: "Non si può non riconoscere che c’è stato un qualche ritardo a sinistra nel riconoscere il tratto reazionario, nazionalista e autoritario di Putin. Non so se questo ritardo sia un caso tipico di antiamericanismo, per cui il nemico del mio nemico è mio amico, o se si sia mal interpretata la memoria dell’Unione sovietica".