Politica
"cerco un centro" •
Il prontuario di Renzi per il centrista confuso: "Meglio il 2 per cento ma essere rilevanti". Come si muove il centro
Il leader di Iv si difende da chi lo critica per l'adesione alla coalizione di centrosinistra, Marattin guarda a destra, mentre Calenda e Picierno vogliono l'"alternativa al bipopulismo" e lanciano l'appuntamento del prossimo 7 novembre. Le scelte di campo in vista delle elezioni

Foto ANSA
"Chi si dichiara riformista e dice 'mai con la sinistra' condanna se stesso all’irrilevanza". Questa in estrema sintesi la conclusione che Matteo Renzi pone nella sua ultima Enews. In cui, dopo gli auguri alla nonna (106 anni), si difende da chi lo rimprovera di stare in coalizione con il centrosinistra e di conseguenza dover trovare compromessi sulle proprie idee. "Allora cerchiamo di essere chiari. Ci si allea con partiti che hanno idee diverse, trovando compromessi. Poi, essendoci il proporzionale, ciascuno vota il partito che preferisce – dice il leader di Italia Viva –. Ma non votare un partito solo perché si allea con altri significa sperare che il tuo partito prenda da solo il 51 per cento. Che sarebbe un’ottima idea, intendiamoci. Ma un po’ difficile da raggiungere, e non solo per Italia Viva".
Dopo aver confortato l'elettore renziano ("Nessuno di voi dovrà votare Conte o Bonelli: voi votate Italia Viva"), l'ex premier si rivolge direttamente a chi preferirebbe votarlo solo se corresse in solitaria. "Diciamo che noi andiamo da soli. E che facciamo il 5 per cento, ok? O addirittura l'8, come quattro anni fa. Sapete che succede? Nulla. Quel 5 per cento non serve a niente nel dibattito politico. Mentre invece se ci alleiamo siamo decisivi", scrive Renzi.
Secondo le ultime rilevazioni, Iv ha oggi un 2,4 per cento di elettori potenziali. "Sapete qual è la conclusione di questo film? Che grazie al nostro 2.4 per cento il centrosinistra vince, la Meloni va a casa e noi siamo decisivi per la vittoria. Dunque – dice – chi si dichiara riformista e dice 'mai con la sinistra' condanna se stesso all'irrilevanza. Prende il 5? Forse. Ma quando ha preso il 5 sapete dove se lo mette? Da nessuna parte. Perchè sta a guardare altri cinque anni e la Meloni va al Quirinale", annota Renzi, rimarcando: "Preferisco avere il 2 per cento ed essere decisivo che avere il 5 per cento ed essere irrilevante. Tutto qui".
La tattica anti-irrilevanza di Renzi sembra aver fatto breccia anche su altri componenti del centro che, come lui, ritengono che una, se non entrambe le coalizioni, possono arrivare al 42 per cento che, dice la nuova legge elettorale, fa accedere al premio di maggioranza. In questo scenario un terzo polo passa da essere decisivo a totalmente irrilevante. Al Foglio Luigi Marattin, ex deputato di Iv, ha parlato della massima apertura che il suo Partito Liberaldemocratico ha verso chi mostra interesse per le proposte che pone. “Siamo disposti ad allearci con chiunque condivida le nostre quattro proposte su scuola, nucleare, tagli della spesa pubblica, che pensiamo possano far vivere meglio gli italiani", ha detto il deputato, precisando tuttavia che "non ci vuole un particolare analista politico per capire che certe proposte sono fuori dal centrosinistra di oggi. Anzi, mi denunciano alla procura”. Porte aperte, allora, al centrodestra (ma senza Vannacci, precisa Marattin, che però non intravede il rischio di incursioni da parte del generale). Seguendo il prontuario renziano, l’1,4 per cento incassato dal Libdem potrebbe non essere – per l'appunto – irrilevante. Anzi, farebbe comodo al centrodestra per sbloccare il premio di maggioranza della nuova legge elettorale. Obiettivo al quale FdI ha già puntato facendo un accordo con Sud chiama Nord di Cateno De Luca. “Se siamo interessanti lo dovrebbe chiedere al centrodestra", ci ha detto Marattin.
Sul fronte opposto, anzi proprio al centro, ci sono Carlo Calenda e Pina Picierno. Secondo Marattin, Azione e Spazio pubblico ormai vanno "per conto loro". Una foto apparsa qualche giorno fa mostra il senatore e la vicepresidente del Parlamento europeo seduti al tavolo per “organizzare gli appuntamenti futuri di Azione e Spazio pubblico”. Il prossimo sarà sabato 7 novembre a Bologna, dove si porterà avanti il progetto della "alternativa al bipopulismo" e di un "centro liberale, popolare ed europeista che ha idee chiare sui valori di fondo della nostra politica estera", per dirla con le parole del leader di Azione.
