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Fine degli innesti •
Calo di consenso e regole della legge elettorale: la ragnatela che inguaia Vannacci
Le disposizioni sulla raccolta firme mettono in difficoltà il generale pure sulla compilazione delle liste: chi vuole passare in Fn dovrebbe farlo subito, ma ancora non si sa neppure la data del voto, né in che stato di salute Fn ci arriverà. E infatti il flusso in entrata in Fn si è fermato
16 OTT 26

“Alla fine Meloni l’ha fregato davvero, incredibile”. Nelle conversazioni di chi ama la tattica politica, anche in Parlamento, anche a sinistra, l’argomento comincia a circolare con una discreta insistenza. Non è solo questione di numeri. Da un paio di settimane quelli del generale sono in calo, dando la sensazione che la spinta propulsiva di Futuro nazionale sia ormai arrivata a un punto di stallo. Anzi. I sondaggi cominciano a registrare una diminuzione progressiva delle percentuali del partito. Ieri Youtrend (in una rivelazione per l’Agi) dava Futuro nazionale al 7,2 per cento, con un calo dello 0,5. La variazione più significativa tra quelle di tutti i partiti da inizio ottobre, con conseguente controsorpasso di Forza Italia (al 7,4 per cento).
Il combinato disposto di questo calo nelle preferenze elettorali, dell’incertezza sulla data del voto politico e della nuova legge elettorale – in particolare le regole previste per i partiti che, come Fn, devono raccogliere le firme per presentarsi alle urne – rappresenta la ragnatela intessuta da Giorgia Meloni e FdI per incastrare il generale, creandogli una difficoltà che potrebbe sembrare persino paradossale: compilare liste competitive e fermare l’emorragia di dirigenti e parlamentari di centrodestra verso Futuro nazionale. Come in un video AI di quelli che piacciono tanto ai follower di Vannacci, in questa storia Giorgia Ragno si è pappata la preda, risputando fuori solo i lustrini. La musichetta di sottofondo sceglietela pure voi.
E pensare che Vannacci ha un partito senza dirigenti, ma ricco di potenziali voti. Insomma, il massimo oggetto di attrattiva per i parlamentari uscenti in cerca di ritorno alle Camere. E infatti nei mesi scorsi le adesioni si sono moltiplicate. A fine maggio hanno aderito a Futuro Nazionale Edoardo Ziello, Laura Ravetto, Rossano Sasso (tutti dalla Lega) e Emanuele Pozzolo, la “sporca dozzina” che ha dato vita alla componente di Fn nel gruppo Misto di Montecitorio. Poco dopo, a giugno, si sono aggiunti al gruppo anche Domenico Furgiuele, Attilio Pierro e Davide Bergamini. A metà settembre c’è stato un altro innesto con l’arrivo da Forza Italia di Tommaso Calderone. Lo stesso avveniva in diversi consigli regionali italiani, con un gruppo autonomo di Fn nato persino nel consiglio della leghista Lombardia. Sembrava un’onda ormai inarrestabile. Il flusso invece si è improvvisamente fermato, insieme alla spinta propulsiva di Futuro Nazionale nei sondaggi e alla batosta presa dal candidato vannacciano,Domenico Giannetta, alle suppletive in Calabria a metà settembre. A giocare un ruolo cruciale in questo stop è un meccanismo cervellotico ma micidiale, che incrocia calo di consenso e regole della nuova legge elettorale.
Potendo contare su una componente nel gruppo Misto della Camera, Vannacci non deve raccogliere le oltre 400 mila firme che per giorni hanno terrorizzato Alessandro Onorato, ma solo 1.500 per collegio elettorale. Un ostacolo ampiamente superabile. La questione infatti non riguarda i numeri, ma i tempi. Per la raccolta firme i nuovi partiti hanno poche settimane, scadono dopo 180 giorni dalla prima sottoscrizione e vanno completate, entro il giorno del deposito delle liste al Viminale. Non solo. La raccolta deve essere fatta con le liste elettorali già pronte, compilate. Con tanto di capilista e candidati in cerca di un posto con le preferenze. Insomma, l’incertezza sulla data del voto e i tempi stretti per la raccolta costringono il generale a farsi trovare pronto, con le liste da completare già oggi, ben prima della scadenza a orizzonti variabili della legislatura.
Ma chi, tra i dirigenti incerti sulla riconferma di Forza Italia, Lega e FdI, si arrischierebbe oggi, con sondaggi in calo e un futuro incerto, a passare con Futuro nazionale? Un dubbio che diventa ancora più serio per i candidati che contano, quelli che possono aspirare a un seggio anche grazie al proprio consenso personale attraverso le preferenze. E che dunque, tra un ruolo da capolista da incerta elezione con il generale e uno nella lista con il proprio partito di provenienza, potrebbero scegliere questa seconda strada. Per Vannacci una nuova grana.