Meloni e nuvoloni: mancano le risorse per la manovra, l'aula si svuota. Piantedosi: "Arriveremo a fine legislatura"

Giorgetti vede "nuvoloni" e si annuncia una manovra di "soli" 20 miliardi. In Cdm confusione sugli ordini del giorno e qui pro quo fra Salvini e Abodi sul codice della strada. Ancora una volta si festeggia l'autonomia

14 OTT 26
Immagine di Meloni e nuvoloni: mancano le risorse per la manovra, l'aula si svuota. Piantedosi: "Arriveremo a fine legislatura"

Giorgia Meloni - foto LaPresse

Aprite gli ombrelli di cittadinanza. Giorgetti vede “nuvoloni”, a Taranto c’è fumo di chiusura per l’Ilva e alla Camera ci sono nuvolette di sbadigli. Arriveranno a ottobre, lo dice Piantedosi al Foglio, “si voterà a fine legislatura”, ma ci arriveranno pieni di sonno, senza denaro in cassa e con Giorgetti lasciato in un lago di solitudine. La Lega non smotta, si approva lo scostamento di Bilancio (219 voti) e Salvini fa mettere a Meloni il fiocco all’autonomia differenziata. Giorgetti, che ha spostato il volo per Bangkok, direzione Fondo Monetario, si ritrova a parlare in un’Aula deserta, a lamentarsi che lui lavora di martedì e che gli altri sonnecchiano. Saranno 12, forse 13 deputati presenti. Chi può, resta sotto le coperte, così come resta inevasa la domanda: cosa fare con soli 20 miliardi di risorse? 14 miliardi “li mette” l’Europa, grazie alla clausola di salvaguardia e 6 sono risorse “grattate” da Giorgetti. Si prefigura la manovra più magra della storia repubblicana. L’ordine del giorno del Cdm viene aggiornato due volte. E’ solo un errore materiale di Palazzo Chigi, ma nell’etrusco-sanscrito del chigista, la lingua di chi vive per “te dò er buco”, diventa: “Ahò, se stanno a scazzà”.
Il presidente del Veneto, Alberto Stefani si precipita a Roma per la foto sull’autonomia (è da vent’anni che i governi dicono che hanno approvato l’autonomia) mentre Claudio Mancini, l’acatapano della Capitale, del Pd, il Fazzolori di Roberto Gualtieri, ci spiega dotto: “E’ tutto chiaro. Il 3,1 per cento è voluto”. Vale a dire? “Giorgetti lo ha cercato. Vuole una manovra prudenziale. Cosa volete che sia per la Ragioneria dello stato uno zero virgola in più o in meno? Da una parte ha ragione Giorgetti, dall’altra Giorgetti affama”. Volete una brioche?
Chiedeva Pasolini “che cosa sono le nuvole” ma Giorgetti ha trovato “i nuvoloni”. Viene fermato da Giuseppe Colombo, la sveglia di Repubblica, e come i meteorologi il ministro annuncia che “all’orizzonte le nuvole minacciano tempesta, ma l’imbarcazione è stata controllata e la rotta da mantenere è quella della stabilità”. Continuate dritto, poi leggermente a destra e troverete Elsa Fornero, la ministra a cui l’Italia deve ancora chiedere scusa.
Galeazzo Bignami, il capogruppo di FdI, che a ogni voto trema, si sbraccia per radunare la ciurma, perché ormai “siamo sulla balera. Si balla”. Per un attimo, la sinistra, che si unisce e si separa, come la cantata dei giorni pari e dei giorni dispari, pensa che il governo “possa perfino andare sotto”. Funziona così: sullo scostamento di bilancio, il campo è largo e unito, ma oggi (che parla Meloni in vista del Consiglio europeo) il campo largo è sciolto. Ciascuno con la sua mozione e primarie per tutti. Peppe Provenzano, l’allievo di Emanuele Macaluso, compulsato sul tabacco del maestro (“io non fumo per vizio, ma solo per virtù”) dice che “non c’è notizia: all’estero si va divisi, in patria si resta uniti”.
La risoluzione di sinistra sullo scostamento di Bilancio, firmata anche da Italia viva di Renzi, viene agitata da Luigi Marattin, il segretario del Partito liberaldemocratico, che la paragona a un testo “di Rifondazione comunista”. E neppure basta. Arnaldo Lomuti dei 5s, uno che è nel cuore di Giuseppe Conte, ci racconta che “la base del M5s non sopporta Renzi, un uomo che andrebbe disarmato (dice ridendo) solo che Renzi è un satanasso”. Sentiamo, e quali sarebbero le opere del diavolo? Sempre Lomuti: “Renza entra in Parlamento, costituisce il gruppo e poi si allarga e ci spacca, fa cadere i governi”. Ah. E l’Ucraina? “Ecco, l’Ucraina è un tema decisivo: lì non c’è cavillo che tenga. O nero o bianco”. Non è nuvoletta, di passaggio.
Lorenzo Guerini, spedito in terra forse dal creatore, rilascia una dichiarazione da generale Nato, alla Cavo Dragone: “Sull’Ucraina sono pazientemente paziente, ma resto dell’opinione che la politica estera, l’Ucraina, sia un tema non più rinviabile per la nostra alleanza. Non si scappa. Non aiutare Kyiv è un aiuto indiretto a Putin”. Ci sarebbe poi il renziano che a sinistra è ormai come l’ebreo da inseguire, ma di questo è meglio non parlarne, come è meglio non parlare di Silvia Salis, la sindaca di Genova, che attende che qualcuno gli porga la scarpetta (Manolo Blanik) adatta al suo piede. Anche le notizie sono come le nuvole: dipende quale nuvola si guarda. A destra hanno la paura dei numeri (i numeri di chi vota, i numeri della Ue, della flessibilità) a sinistra hanno paura di perdere qualcosa che pensano di aver già vinto.
L’uomo più potente d’Italia, dopo Claudio Descalzi, Paolo Barelli, consuocero di Tajani, garantisce che alla fine, a destra, una soluzione si trova sempre, comprese le risorse, e che “il vertice è solo quello geometrico. Ti ricordi il cateto e l’ipotenusa?”. Se il governo fosse un triangolo isoscele la base sarebbe Meloni ma uno dei cateti sarebbe oggi Francesco Lollobrigida. E’ da due settimane almeno che staziona alla Camera: controlla, vigila, armonizza. Al governo hanno un solo guaio: non hanno denaro, Tajani è affaticato e Salvini ha bisogno di scena. Il Ponte lo hanno coperto le nuvole (della Corte dei Conti) ed è rimasto dunque il nuovo codice della strada, la patente digitale al posto del grande pilone. Vanno cosi ad alta velocità (di propaganda) al punto che Salvini illustra il nuovo codice della strada senza passare dal preconsiglio, con il povero ministro Abodi fermo al casello, non avvisato delle norme che interessano le auto sportive.
Li attendono, forse, altri dodici mesi di nuvoloni e una manovra che per Mancini, il Fazzolori di Gualtieri, “sarà di pochi miliardi ma piena di marchette”. Al posto delle scarpe che regalava Achille Lauro, si può provare con l’ombrello di Giorgetti Poppins. Basta un poco di flessibilità e l’inflazione va giù.