Le proteste degli studenti senzatetto (sparite per tre anni) tornano con la regia politica di Udu

Dalla Francia arrivano più che altro le immagini degli assalti alle scuole. Dalla Spagna invece ecco le acampadas, anche se quelle tende sono per la crisi abitativa. Ma che importa? È scattata la scintilla. Non sfugge l’evidente pianificazione, sfruttando l’onda mediatica internazionale e il calendario politico che prevede elezioni ovunque  

14 OTT 26
Immagine di Le proteste degli studenti senzatetto (sparite per tre anni) tornano con la regia politica di Udu

(Foto Ansa)

Mamma, hai visto dov’è finita la mia tenda? Ma sì, quella pop-up per protestare contro la Bernini per gli studentati… quella che uso sempre! Cosa? E’ tre anni che sta chiusa nel box? Già tre anni che non facciamo okkupazioni? E in questi anni cosa ho fatto? Dove ho vissuto nel frattempo? Forse sei finito (finita!) fuori corso, o forse ti sei felicemente laureat* perché nessuno ti ha materialmente impedito di farlo. Per tre anni una soluzione l’hai trovata, oppure hai fatto il pendolare (non è un insulto) da casa dei tuoi. Perché per tre anni, maggio 2023, delle tende da terremoti gli studenti non si sono ricordati più. Poi la memoria dei disagiati studenti italiani si è improvvisamente riaccesa, “anche sulla scia delle proteste in Francia e in Spagna” (il Fatto).
Dalla Francia arrivano più che altro le immagini degli assalti alle scuole. Dalla Spagna invece ecco le acampadas, anche se quelle tende sono per la crisi abitativa. Ma che importa? E’ scattata la scintilla. Mamma, preparami la tenda! Non serve nemmeno insistere su quanto di differito, di scopiazzato ci sia nella nuova ondata delle proteste italiane per il caro alloggi che riguarda gli studenti universitari. La protesta è promossa e gestita dall’Udu (al tempo delle lotte studentesche vere si sarebbe detto “monopolizzata”). L’Udu, Unione degli universitari, è un sindacato, non esattamente un movimento spontaneo come di solito vengono raccontati con poesia i movimenti studenteschi. E’ una struttura organizzata strettamente collegata alla Cgil dalla quale riceve finanziamenti, oltre a quelli che le spettano in base ai fondi per le associazioni universitarie. Ma non è il punto. Il punto è l’evidente pianificazione, sfruttando l’onda mediatica internazionale e il calendario politico che prevede elezioni ovunque.
Che esistano i problemi dei fuori sede – circa 450 mila o addirittura il doppio, a seconda di come si consideri il pendolarismo da fuori comune – è indubbio. Che i posti a disposizione (tralasciando il mercato privato degli affitti) siano insufficienti (la stima è attorno ai 90 mila), anche. C’è poi il ritardo del piano del governo che prevedeva 60 mila nuovi posti entro il 2026, contestato nelle cifre (ma a sua volta il ministero dell’Università contesta la contestazione delle cifre). Si tratta ad esempio se conteggiare o meno la disponibilità di alloggi in strutture private, o da parte degli atenei.
Ma si può tornare a quei tre anni in cui le tende sono rimaste in soffitta. E forse considerare che la drammatica emergenza dei senzatetto non era tale. E’ sempre curioso leggere le solerti interviste ai giovani della protesta organizzata, un po’ come un tour operator, dall’Udu. Repubblica: “Fra chi protesta c’è Linda, 19 anni, studentessa di Filosofia che fa la pendolare da Varese. ‘Mi piacerebbe poter vivere a Milano’”. Pendolare da Varese significa un’ora di viaggio. Per attraversare l’area metropolitana può volerci di più. Possono essere considerati “fuori sede” le migliaia di studenti in queste condizioni? Sommare i pendolari a chi si è effettivamente trasferito è un gioco più demagogico che produttivo. In certi casi, come nelle grandi metropoli, potenziare i trasporti sarebbe più utile che costruire dove i costi al mq sono molto alti.
Va poi detto che molta parte della polemica, a questo punto solo politica, contesta il ruolo dei costruttori privati, che offrono tariffe elevate. Ma senza il contributo dei privati, che si espongono finanziariamente, “il pubblico” avrebbe fatto ancora meno e maggior costo per tutti. Gli studentati privati o in convenzione hanno una parte a canone agevolato, e una parte a libero mercato. Il sistema può essere migliorato, ma solo a patto di maggiori interventi da fondi pubblici o solidaristici (tradotto: interessi sui finanziamenti inferiori), ma è stupido considerarlo “speculativo”. Le “camere private che possono costare anche mille euro al mese”, che indignano gli allocchi, in città come Milano (ma Roma o Bologna non costano meno) significano prezzi di mercato. Per Sabrina Brizzola, coordinatrice dell’Udu, “non è edilizia universitaria: è speculazione sulle spalle degli studenti più deboli”. Ma è retorica sindacale. Altrimenti ci sarebbero le tende da tre anni. Già, dov’erano finite?