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caccia al renziano? •
Conte vs Renzi. Guerini: “No ai veti”. Il campo largo (con Iv) si ricompatta su conti e No al riarmo. Il problema resta Kyiv
Il M5s continua a chiedere garanzie sul leader di Iv, che risponde: "Ci vorrà pur qualcuno che faccia opposizione alla destra mentre altri si divertono (male) col fuoco amico” . L'ex ministro della Difesa: "Anche i centristi da subito al tavolo per il programma". E Boccia: "I veti di Conte? Contano i fatti"
14 OTT 26

Roma. Giuseppe Conte, con i suoi, da giorni evoca veti, continua a chiedere garanzie a Matteo Renzi (e pure a Elly Schlein). Intanto si intesta il risultato: “Siamo veramente orgogliosi di aver compattato le opposizioni sul nostro no al riarmo”. Agli attacchi del M5s, il leader di Iv risponde piccato: “Ci vorrà pur qualcuno che faccia opposizione alla destra mentre altri si divertono (male) col fuoco amico”. La contesa nel campo largo va avanti. Lorenzo Guerini manda messaggi agli alleati: “No ai veti. Dobbiamo costruire un’alleanza equilibrata e credibile”. Ma ieri, almeno per un giorno, la disputa si è risolta in un documento unitario sul Dfdp e sullo scostamento di bilancio, che sottoscrive tutto il centrosinistra, anche Italia viva e +Europa (con Riccardo Magi che, prima della telefonata di Schlein, minaccia anche di ritirare la firma, per questioni di metodo e per un testo che considera troppo su Avs e M5s). E’ un piccolo passo avanti, ma non cancella i malumori, le divisioni che già oggi – nonostante qualche tentativo unitario – si ripresenteranno sull’Ucraina, dove le posizioni sono ancora distanti, durante il dibattito che seguirà le comunicazioni di Meloni in vista del Consiglio europeo.
Per trovare una sintesi sul dfdp, per rispondere a Giancarlo Giorgetti, lunedì gli sherpa del campo largo hanno lavorato fino a notte, in un ping pong tra Camera e Senato, dove alla fine arriva la quadra su un testo che al secondo punto “impegna il governo a riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare congiurare ulteriori aumenti” per gli armamenti: stop al 5 per cento per l’Alleanza atlantica e niente idee simili, di alcun tipo, per futuro. A inizio agosto, quando si era discussa in aula la Nec, nel testo di M5s-Pd-Avs, quel “radicalmente” era contenuto nelle premesse. Ieri è diventato un impegno, che s’allarga ai centristi, ma permette ai contiani di esultare. Per la capogruppo di Iv Lella Paita: “Il testo non è ottimo, ma è una base di partenza”. Rivendica i passaggi sulla necessità di una Difesa europea: “Concetto che ribadiamo da sempre”. Guerini prova a prendere il lato buono: “Per oggi va bene così”. Trova accettabili anche le critiche all’aumento delle spese Nato. E poi: “Viene riconosciuta l’autonomia strategica dell’Europa”. Ma certo non mancano alcune “ambiguità”, che andranno chiarite, sulle spese per la difesa. “Dall’aritmetica – continua l’ex ministro della Difesa dem – non si scappa, ma da sola non basta. E’ positivo che si sia arrivati a un documento sottoscritto da tutti. E’ da tempo che i riformisti chiedono che al tavolo ci siano anche Iv e +Europa. La risoluzione va in questa direzione”. In Senato, ecco Francesco Boccia, è appena uscito dall’Aula. Che ne pensa il capogruppo dem dei veti di Conte? “Contano i fatti, e oggi ci dicono che sul documento più politico che c’è c’è l’unità della coalizione, compreso il passaggio sulla Difesa”. Altri nel Pd pensano pure che la postura dell’ex premier sia tutta protesa alle primarie e alla contesa con Schlein. E non è un caso se i leader di Pd e M5s si rincorrono in varie iniziative senza incrociarsi. Un esempio? Ieri alla protesta per la casa, organizzata dagli studenti, davanti a Montecitorio, Schlein è andata via alle 16, proprio quando era atteso l’arrivo del capo M5s.
Nicola Fratoianni comunque non drammatizza, piuttosto esulta per ildocumento unitario di ieri, composto da 21 punti che affrontano questioni sociali ed economiche: “Una traccia di programma”, per il co-leader di Avs, che questa volta porta anche la firma di Iv e alcune proposte renziane come la Start tax per i giovani. E’ comunque una tregua che in ogni caso appare fragile, perché il vero problema è quello che riguarda la difesa di Kyiv. Oggi il campo largo tornerà a sparpagliarsi: “E’ un nodo che non si risolve dalla sera alla mattina”, dice Giuseppe Provenzano. Ci sarà ancora molto da discutere, tanto più se per il M5s sarà il principale argomento per i gazebo. Ma si studia, tra vocabolari e manuali di diritto internazionale. “Subordinare gli aiuti all’Ucraina a una road map che dovrebbe avere il via libera da Putin è politicamente incomprensibile e moralmente inaccettabile”, dice ancora Guerini. “Altro è dire: continuiamo a aiutare l’Ucraina, e lavoriamo per i negoziato”. Nel frattempo qualcuno, tra i dirigenti vicini a Schlein, lascia trapelare un’altra strada: il sostegno finanziario a Zelensky – di modo che il governo ucraino utilizzi quelle risorse anche per le armi – può essere il viatico per un accordo nel campo largo. Anche se potrebbe non fare contenti tutti i riformisti. Come mai? “Non è chiaro se sono interessati a sostenere Kyiv o alle commesse di certe aziende”.
Ruggiero Montenegro
