Torino, Milano, Sicilia: le altre grane del campo largo che cerca l’unità. Avs reclama spazio

Compensazioni, rivendicazioni, veti e fughe in avanti. Il no del M5s continua a dire no al bis di Lo Russo. "Serve di discontinuità", dice Appendino. Anche per il dopo Sala le posizioni sono per il momento distanti. Il nodo infrastrutture mentre si lavora alle risoluzioni comuni su Kyiv

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Fino a sera hanno lavorato per trovare la sintesi, una risoluzione comune in vista del dibattito di oggi sul Documento programmatico di finanza pubblica, lo scostamento di bilancio: Pd, Avs e M5s sono orientati a votare no, ma un testo unico, seppur “prioritario” come dice Giuseppe Conte, è un passo in più che non sempre il campo largo è riuscito a fare. Ci proveranno anche domani, quando Giorgia Meloni interverrà in Parlamento prima del Consiglio europeo. Quelle sulla politica estera, Kyiv, tuttavia, non sono le uniche questioni aperte. E oltre a Matteo Renzi su cui si discute ancora, ci sono altri nodi che per il momento restano sullo sfondo ma avranno un peso significativo. Perché dalla composizione delle alleanze sui territori, tanto più se si votasse in primavera con un election day, passano le compensazioni delle scelte nazionali.
Avs reclama spazio, quello che le è stato negato alle ultime regionali in Calabria, quando la sinistra ha candidato Tridico, nonostante i rossoverdi avessero proposto altro (Flavio Stasi). E poi va da sé, sui territori si misurano anche le ricadute pratiche di certe scelte programmatiche: a partire dalle infrastrutture. Il caso più spinoso è forse quello di Torino, amministrata dal dem Stefano Lo Russo, in cerca del bis. Che ne pensa Chiara Appendino? “Per costruire un progetto credibile, di cui ciascuno si senta parte, anche la comunità M5s, serve discontinuità. Da quattro anni e mezzo abbiamo consiglieri comunali che lo stanno chiedendo su casa, ambiente e periferie”, ha spiegato alla Festa del Foglio, lasciando intendere che la quadra non è scontata. L’ex sindaca, così come Avs, era in piazza contro la Tav qualche giorno fa lanciando un chiaro messaggio al Pd. Sulle infrastrutture, del resto, non è il primo che arriva ai dem. E’ successo sull’allargamento dell’aeroporto di Bergamo, con strascichi nella maggioranza guidata da Elena Carnevali. E poi nella giunta di Eugenio Giani in Toscana, dove gli assessori di Avs e M5s hanno votato contro una delibera che riguarda lo sviluppo di un altro aeroporto, quello di Firenze. Non c’entrano gli aerei, ma pure a Milano ci sarà da trattare. E mettere ordine: prima di tutto nel Pd.
Anche da queste parti il M5s chiede “discontinuità”, mentre gli uomini di Conte frenano sulle primarie, che invece vorrebbe il dem Francesco Majorino. E alle quali è pronto a correre Mario Calabresi. Il giornalista non piace a Elly Schlein – e ancora meno al M5s che preferisce Gianni Barbacetto – ma ha intanto ricevuto l’endorsement di Renzi. Più facili, quasi scontate, sono le riconferme di Matteo Lepore a Bologna e quelle – sempre che non torni di moda il federatore – di Gaetano Manfredi a Napoli e Roberto Gualtieri a Roma. La prossima grana potrebbe arrivare allora dalla Sicilia, per il dopo Schifani. Alessandro Onorato, con il suo Progetto civico, ha già messo in campo Ismaele La Vardera (e Ingroia), che nel frattempo scambia messaggi al miele con Conte. Gli alleati del campo largo temono una fuga in avanti, in una partita che riguarda anche il centro del centrosinistra, di nuovo Renzi. Non esattamente i presupposti migliori per l’unità.