Politica
A Montecitorio •
Italia viva firma con il campo largo una risoluzione per il "no" all'aumento delle spese militari. E Conte esulta: "Passa la nostra linea"
Ma la risoluzione del campo largo non viene votata in quanto preclusa. Il testo unitario trovato dopo una "lunga lunga trattativa" che ha inserito un passaggio (nelle premesse) che favorisce la costruzione di un esercito comune europeo. La senatrice Raffaella Paita di Iv: "Testo non ottimo, ma una base di partenza". Il capo del M5s festeggia. Guerini: "Per oggi va bene", ma domani, con Meloni in Aula, il centrosinistra torna a dividersi

Matteo Renzi con dietro Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli - foto LaPresse
Il campo largo, larghissimo, trova una quadra. Almeno sull'economia. In mattinata la Camera e il Senato hanno approvato il Documento programmatico di finanza pubblica e lo scostamento di bilancio. Dopo l'audizione Giancarlo Giorgetti (in un'aula deserta, circa nove deputati ad ascoltarlo, motivo di imbarazzo per il ministro dell'Economia), gli onorevoli hanno discusso le risoluzioni presentate. Il centrodestra ne ha presentate due (Dpfp e scostamento) unitarie. E anche il centrosinistra, oggi, è riuscito a restare compatto, con una sorpresa: i partiti hanno presentato una risoluzione che oltre alle sottoscrizioni di Pd, M5s e Avs, aveva anche quelle di Italia Viva e di +Europa.
Tutto normale, d’altronde stanno lavorando sodo per costruire l’alleanza, giusto? Giusto. Se non fosse che tra le altre cose, nel testo è sottolineato un sonoro "no" all'aumento della spesa militare, impegno preso dal nostro paese in sede Nato. Una posizione che appartiene più ad Avs e Movimento 5 stelle che a Matteo Renzi e Riccardo Magi.
E infatti il presidente del M5s Giuseppe Conte nel pomeriggio non ci ha messo molto a esultare: "Siamo veramente orgogliosi di aver compattato le opposizioni sul nostro no al riarmo. Con le armi gli italiani non mangiano, non si curano”, ha detto. “La ricetta è presto chiara, dobbiamo recuperare i soldi dal riarmo, dagli extraprofitti di banche e colossi energetici per investire nella sanità, nell'istruzione per abbassare i salari reali, venire incontro a famiglie e imprese che sono in difficoltà per il caro vita e il caro bollette”. Il riarmo è stato messo in gioco mentre si trovava a una manifestazione “congiunta” degli studenti in tenda di Udu e degli agricoltori, davanti a Montecitorio.
La presa di posizione di Italia viva sorprende, soprattutto perché il riarmo è uno di quei temi che ha creato ampio dibattito e sui quali alcuni – come Chiara Appendino – pongono veti a Renzi dentro l’alleanza. Per cui non sorprenderà vedere che domani, in occasione delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, proprio sul tema il centrosinistra tornerà, salvo incredibili sorprese, a dividersi.
In questo caso infatti, le risoluzioni saranno separate, come hanno confermato diverse fonti parlamentari al Foglio. Oggi almeno si voleva mostrare unità. A maggior ragione se, poi, il voto sulla risoluzione non è stato possibile esprimerlo: Montecitorio ha approvato solo quelle del centrodestra (oltre che il Dpfp con 219 sì), le altre (anche quelle di Azione) – per regolamento – sono state escluse, in quanto presentate sullo stesso argomento sul quale l'Aula si era già espressa.
"Oggi abbiamo trovato una cornice unitaria che mette insieme critiche al modello economico del governo Meloni, ponendo delle soluzioni", ha detto al Foglio la senatrice di Italia viva Raffaella Paita. E d'altronde il documento, come raccontano al Foglio diverse fonti parlamentari, è stato il frutto di una "trattativa lunga, molto lunga, che si è sbloccata stanotte". Chi conosce da vicino Riccardo Magi, anch’egli firmatario del documento, racconta che è servita una telefonata tra lui e la segretaria del Pd Elly Schlein per arrivare a fondo della questione e chiedere garanzie.
Soprattutto sul impegno più dirimente, il secondo. Leggetelo: "La Camera impegna il governo a riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello stato".
Dalle parti di Alleanza verdi e sinistra hanno preso la sottoscrizione di Italia viva con stupore e come un buonissimo segnale. C'è la volontà di farsi accreditare come buoni alleati dell'alternativa. Ma Paita spiega sempre al nostro giornale che in realtà nel testo c'è la posizione propria Italia viva: "Nelle premesse c'è un passaggio sulla necessità di rafforzare la difesa europea e di creare un esercito comune, concetto che noi sosteniamo da sempre". E infatti si legge:
"Risulta necessario attivarsi per superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento puntando, viceversa, alla costruzione di una vera difesa comune europea e a perseguire una strategia che punti alla sovranità e indipendenza energetica e che metta gli Stati membri al riparo dagli effetti destabilizzanti indotti dalle guerre"
"È chiaro che il testo non è quello che noi consideriamo l'ottimo, ma si tratta di un range di cose sulle quali siamo sempre stati d'accordo e che rappresentano una base sulla quale costruire l'alternativa", dice la senatrice di Iv. Chi ha lavorato alle trattative racconta che questo passaggio è stato inserito proprio per “controbilanciare” la presa di posizione sulle armi. “Poi per il resto ognuno ha inserto i propri cavalli di battaglia”.
Paita continua: “Ma guardate al centrodestra, leggete la risoluzione". Perché? "Sono divisi su tutto, ma lei legge di alcune divisioni nel testo? Dobbiamo fare così anche noi, non far emergere le divisioni. Con la differenza che noi portiamo contenuti, loro invece nelle risoluzioni non scrivono praticamente nulla". C'è soddisfazione anche tra gli altri partiti dell'alleanza progressista. "Sono molto contenta", dice Vittoria Baldino del Movimento 5 stelle: "Dobbiamo vincere le elezioni". Una parola. "È un passo avanti", ha commentato Lorenzo Guerini, pur ammettendo che "c'erano alcuni passaggi ambigui. Ma per oggi va bene così".
Per oggi, infatti. Domani è un altro giorno, e ognun penserà per sé. Quando la premier Meloni sarà in Aula sia alla Camera che al Senato, le opposizioni correranno tutte divise, con testi separati. "Non c'è tempo per trovare una quadra per domani", dicono altri esponenti. Il tema che divide, spiegano, è sempre quello: l'Ucraina. E domani, a differenza di oggi, le risoluzioni non saranno precluse, ma saranno votate separatamente.