Salvini e la castrazione chimica. Il governo impone di dire "blocco androgenico"

Il segretario leghista sta spingendo da quindici giorni per un tavolo sulla "castrazione chimica". Ma il governo Meloni inorridisce e gli impone di cambiare nome

10 OTT 26
Immagine di Salvini e la castrazione chimica. Il governo impone di dire "blocco androgenico"
Roma. Eccole. Anzi, rieccole. Sono le forbici pazze di Matteo Salvini. Se è vero infatti che il ministro dei Trasporti taglia assai pochi nastri – poche opere pubbliche – di certo non rinuncia a tagliare gonadi. Ma attenzione: non chiamatela “castrazione chimica”, non più. Non chiamatela “castrazione” bensì “blocco androgenico”. La neo Lega e la neo lingua.
Da quanto risulta al Foglio, quindi, il segretario leghista sta spingendo da quindici giorni circa per un tavolo. Rimandato sempre. Almeno dal 2022. Insidiato dalla “sporca dozzina” di Vannacci – e preoccupato dal suo quattro per cento – due settimane fa Salvini ci ha riprovato. E in Consiglio dei ministri ha così richiesto un ordine del giorno. In cima – come da repertorio – la pozione contro gli stupratori. La castrazione chimica. Ancora lei.
Carlo Nordio, primo destinatario della proposta, pare sia inorridito. La stessa espressione, poi, ha solcato i volti degli altri sottosegretari e ministri. Tutti hanno scosso la testa finché ad Andrea Ostellari, il sottosegretario alla Giustizia in quota leghista, è venuta l’idea. L’uomo di Salvini, nella sua piccola trattativa con Nordio, ha trovato l’escamotage. Il tavolo si farà, sì, ma d’ora in poi le parole da mago (chimica) o da macellaio (castrazione) verranno bandite. Al loro posto, Salvini pronuncerà sempre l’espressione asettica dell’operatore sanitario. La locuzione clinica: “blocco androgenico”.
Il sottosegretario Ostellari, in questo senso, ha garantito per lui. E ha promesso che s’impegnerà, Salvini, non soltanto in Consiglio dei ministri né soltanto in Parlamento. Ma addirittura – così ha detto – in televisione. Addirittura in quelle trasmissioni dove gli autori, scrupolosissimi, si raccomandano con tutti (persino con il ministro) di non usare parole difficili, termini tecnici, o peggio greci, e poi mai e poi mai le citazioni. Di non usare, insomma, parole che respingano lo spettatore e così l’elettore.
In Forza Italia confermano l’imminenza del tavolo ma prendono le distanze: “Quando sarà il momento, il partito esprimerà la sua posizione”. Mentre dalle parti di Fratelli d’Italia osservano e riassumono in una formula che già ci consegnarono mesi fa: “Meglio tirare le cuoia che tirare Salvini”.
Il leader leghista, spiegano, è debole. E più si agita, in vista del voto, “più ci fa male”. Gli alleati cercano così di contenerlo, di accontentarlo, persino di castrarne la lingua con il risultato fatale – e surreale – di un Salvini politicamente corretto. Di un Salvini che non è più Salvini giacché, come disse Ciriaco De Mita prima di morire, “egli non parla, ma emette suoni”. E se “castrazione chimica” ha appunto un suono televisivo, carnale, financo magico, “blocco androgenico” sa semmai di anestetico. Non ha testosterone. Senza considerare, ovviamente, che si tratterebbe di un “blocco” su base volontaria. Ossia di un’operazione farmacologica non coercitiva (tale è soltanto in Polonia e Russia), lontana dalla veemenza televisiva, ma che pone comunque problemi alla dottrina penale e, ancor più, alla chiesa cattolica.
Lui voleva quindi la castrazione chimica, loro gli hanno imposto quella lessicologica. Ma nessuno ha pensato che è il lessico la vera chimica del Capitano. E’ il suono dolce di “ruspa”, “italiani”, “via la chiave”, la sua magia. Lui fa dunque il tavolo, cerca la mossa per ribaltare Vannacci, loro riducono a un bugiardino la sua poesia. E più si agita, più gli stringono la camicia di forza. Più cerca di recuperare strada, più perde le parole. E più perde le parole, più perde Matteo Salvini.