Meloni e le piazze. Timori per l’autunno caldo. Il governo studia soluzioni per non farsi travolgere dall’onda francese

Dalla prossima settimana fino alla fine del mese una serie di manifestazioni e scioperi che rischiano di infiammare il clima prima della campagna elettorale. Gli strumenti garantiti dai pacchetti Sicurezza
10 OTT 26
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Prima la “pacifica” sfilata dei Fridays for future, poi la manifestazione nazionale della Cgil che prova a fare il verso ai venti di protesta che spirano in Europa. Infine, lo sciopero generale indetto dall’Usb. Da qui a fine mese, insomma, per Meloni e per il governo saranno prove di “autunno caldo”. Nessuno si augura il caos visto a Madrid o a Parigi, dove ci si è mossi soprattutto su temi come la casa e la scuola. Ma una certa qual recrudescenza non viene sottovalutata nemmeno a queste latitudini. Alcune piazze, poi, potrebbero essere un test dopo l’entrata in vigore (settimana prossima, forse, l’ok in Aula) del ddl Antisemitismo. Con nuove scritte contro gli ebrei comparse ieri a Bologna.
In questi giorni si è riunito un comitato ordine e sicurezza pubblica, di natura riservata, che ha fatto il punto sulle principali piazze in programma nelle città. Il primo appuntamento, calendario alla mano, come detto, sarà quello di venerdì 16 ottobre, con la rete dei Fridays for future che torna nelle piazze italiane con uno “sciopero per il clima” che chiamerà a raccolta studenti e attivisti del movimento ambientalista. A Roma le proteste si concentreranno contro il nuovo progetto dello stadio della Roma. Ma è il giorno successivo, sabato 18, che nella capitale ci si aspetta l’afflusso più ingente di manifestanti, per “La via maestra, insieme per la costituzione”, organizzata da Cgil e altre oltre 100 associazioni. Il menù sarà, come al solito, il più variegato possibile: si va dal no al riarmo, per il contrasto all’emergenza salariale e alla precarietà. Ma ovviamente i motivi d’opposizione saranno anche più cogenti e politici: la nuova legge elettorale appena licenziata e l’autonomia differenziata. Un minestrone che potrebbe fare da brodo di coltura per chi ha voglia di “emulare” le scene di guerriglia osservate in giro per l’Europa. Una dinamica che con certezza potrebbe osservarsi a fine mese, il 30 ottobre, la data in cui è stato indetto lo sciopero generale dell’Unione sindacale di base (Usb). Lo scorso anno, nel pieno delle spedizioni della Global sumud flotilla, proprio le mobilitazioni dell’Usb furono quelle in cui si concentrarono le rivendicazioni più radicali legate al movimento pro Pal, con scontri con le forze dell’ordine.
A Palazzo Chigi e al Viminale, per ora, non c’è apprensione per le settimane a venire, si confida nel lavoro di questure e prefetture. E del resto dallo scorso autunno l’esecutivo ha introdotto tutta una serie di nuove norme, contenute nell’ultimo pacchetto Sicurezza, che per esempio permettono di estendere le zone rosse all’interno delle città. Ma anche misure direttamente utilizzabili in occasione di manifestazioni ritenute ad alto rischio per l’ordine pubblico: il fermo preventivo fino a 12 ore prima di alcuni soggetti ritenuti pericolosi. Ma anche perquisizioni più rapide nei luoghi ritenuti sensibili. Oltre all’inasprimento delle sanzioni per chi viene arrestato. La linea, insomma, è sempre quella della massima cautela, del non farsi cogliere impreparati. Per di più, nelle settimane a venire, potrebbero sperimentarsi gli effetti del ddl Antisemitismo che punta a punire le forme di odio contro gli ebrei. Il testo riprenderà il suo esame in Aula martedì prossimo alla Camera e potrebbe essere licenziato entro la fine della stessa o della successiva. Ieri a Bologna sono comparse delle scritte intimidatorie contro la comunità ebraica. E cori e inni si sono sentiti nelle manifestazioni e nei raduni universitari tenuti proprio il 7 ottobre. Mentre una grossa manifestazione indetta dalla Rete degli studenti medi è in programma il 20 novembre. Anche questo sarà un banco di prova perché le opposizioni, Avs e M5s in testa, sono già pronte a fare barricate contro una norma considerata “libertida”. E in campagna elettorale questo potrebbe accendere ancor di più il clima nelle piazze.