Politica
Il Mamdani di Enna •
Mirello Crisafulli, l’alchimista che unisce la Gen Z e il vecchio Pci per arginare La Vardera
In una regione dove la politica si fa da eletti o vendendo il proprio capitale al miglior offerente, Crisafulli è una rara avis. Anche senza incarichi ha tenuto aperta la sua segreteria a Enna Bassa: da quella trincea ha eletto segretari regionali e deputati e fondato la Kore, quarto polo universitario dell’isola. Da sindaco, riceve ancora lì ogni pomeriggio
9 OTT 26

Mario Crisafulli (Foto Ansa)
Enna, come tutta la Sicilia, perde abitanti: dal 2001 se ne sono andati in 3.800, quasi tutti giovani. Oggi ne restano 25 mila. Non ha il mare, né gli influencer, né il boom di Airbnb; vive di pubblico impiego, commerci e servizi. Ma, al contrario del resto dell’isola, ha un’alchimia per cui vecchi e giovani fanno politica insieme dentro un partito di centrosinistra. L’alchimista si chiama Vladimiro Crisafulli, ultimo postcomunista siciliano, eletto sindaco lo scorso maggio con due voti su tre, anche grazie a un gruppo di giovani riuniti sotto l’insegna di Gen Z, copia carbone della campagna del sindaco socialista di New York Zohran Mamdani.
Della Sicilia dicono che sia il laboratorio politico d’Italia: il 61 a 0 di Berlusconi, Grillo che attraversa lo Stretto a nuoto, le larghe intese. Più che laboratorio, è cavia su cui sperimentare quel che poi tocca agli altri. L’ultima moda è l’evoluzione del grillismo, prima incarnata da Cateno De Luca e ora da Ismaele La Vardera: 32 anni, ex Iena, ex candidato sindaco di Palermo per Salvini, ex alleato di De Luca, oggi lanciato con il suo partito, Controcorrente, verso la candidatura del campo largo alla presidenza della regione nel 2027. A inizio settembre ha riunito ad Agrigento la politica siciliana e romana, stretto alleanze con il centro di Onorato e riesumato vecchie glorie, come Antonio Ingroia. Di Crisafulli ha detto: “Meglio Totò Cuffaro”. Due specie lontane: se Crisafulli si nutre della cultura scomparsa dei comunisti italiani, La Vardera di quella di Striscia la Notizia. Crisafulli auspica primarie aperte a tutti, il Pd promette un candidato di alto profilo: “E se non arriva, mi candido io. La Vardera ha una sana vocazione alla denuncia, ma governare non è denunciare. E poi io credo ai partiti, non al civismo”, dice al Foglio.
Schermaglie dentro uno schieramento minoritario, prologo dell’ennesima vittoria del centrodestra. Solo De Luca può cambiare il finale: se va da solo o si allea col centrosinistra, la partita si riapre. Intanto la Sicilia cresce (+9,4 per cento del pil in tre anni), emigra, arde nei roghi estivi, accoglie migranti. Splendida, decadente, immobile, si governa da sola.
Vladimiro Crisafulli, detto Mirello, è nato a Enna nel 1950 e fa politica da quando aveva quindici anni. Grosso, un po’ incurvato, grandi mani, tosse da fumatore. Sul sito del Senato, alla voce “professione”, c’è scritto “funzionario di partito”. Figlio di una militante del Pci, cresciuto nella corrente migliorista, è stato consigliere comunale, deputato regionale, assessore, deputato nazionale e, nel 2008, senatore. Lì il cursus honorum si interrompe: nel 2013 resta fuori dalle liste per sospette relazioni con la mafia, mai provate; lo stesso anno Enna è l’unica provincia d’Italia dove Renzi perde le primarie. Arriva il repulisti: partito commissariato, simbolo negato quando si candida a sindaco nel 2015, sconfitta. Eppure dal Pd non si è mai allontanato, nemmeno con la scissione di D’Alema e Bersani. Extra Ecclesiam nulla salus, si diceva nella chiesa in cui è cresciuto.
In una regione dove la politica si fa da eletti o vendendo il proprio capitale al miglior offerente, Crisafulli è una rara avis. Anche senza incarichi ha tenuto aperta la sua segreteria a Enna Bassa: da quella trincea ha eletto segretari regionali e deputati e fondato la Kore, quarto polo universitario dell’isola. Da sindaco, riceve ancora lì ogni pomeriggio. Un cartello ammonisce: “Per rispetto, non si entra in ciabatte”. Alle pareti, una foto del partigiano ennese Pompeo Colajanni. Lui ascolta, sbroglia, promette e risolve.
Si dice che ci siano due modi per essere siciliani: restare o emigrare, siciliani di scoglio o di mare aperto. I carusi di Crisafulli restano. “Io non lascio Enna” afferma Marco Greco, 26 anni, segretario regionale dei Giovani Democratici e presidente del consiglio comunale. Magrissimo, lenti rotonde, testa rasata, coppola, logica ferrea da inquisitore. Lillo Colaleo, assessore alla programmazione, spiega così l’alleanza tra giovani e vecchi: “Non ci siamo inventati niente, stiamo replicando il modello dei giovani comunisti degli anni Ottanta”. Hanno rimesso in piedi il partito, riesumato le feste dell’Unità, costruito un vivaio di associazioni studentesche. Un martedì sera di settembre sono in quaranta attorno a un tavolo di plastica fuori Enna: birre, tabacco trinciato, si parla di organizzare gli studenti di Regalbuto e Calascibetta. “Le questioni del partito si risolvono dentro il partito. E’ la legge”, chiude teatrale il loro capo. Sembrano fuori dal mondo, o sono un altro mondo: a Enna, raccontano, la serata universitaria più frequentata è in un bar dove si guarda Temptation Island.
Quassù, sulla montagna di Enna, si vede la grande vallata etnea e, dall’altro lato, i deserti della Sicilia interna. Le novità arrivano tardi, l’alchimista governa la città, i suoi carusi parlano di cinghia di trasmissione ed equilibri politici. E l’ondata La Vardera fa solo schiuma.