Fratoianni a “sorpresa” non fa (ancora) un nome per le primarie, e su Kyiv dice: “Mio il primo no alle armi”

Le priorità di Avs: redistribuzione della ricchezza, con patrimoniale e rivoluzione fiscale con abolizione degli scaglioni Irpef. E se qualcuno rovescia il tavolo del programma? "Chiunque lo facesse, verrebbe travolto dal sentire di un paese che chiede cambiamento”. 

7 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 09:19
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Uno non vale uno, dice la segretaria dem Elly Schlein perché Giuseppe Conte intenda, ma gli “uni” nel campo largo sono tanti. Che ne dice, per esempio, il co-leader di Avs Nicola Fratoianni, mentre la legge elettorale avanza e lo scenario “terzo uomo federatore” è in dissolvenza? Posto che ormai le primarie si faranno, è chiaro anche che ci saranno i coscritti delle primarie, quelli che le avrebbero volentieri evitare (vedi Avs). Ma, dovendole fare, chi candiderà Avs? “Ho fatto una specie di voto”, dice Fratoianni, “e non intendo discutere di leadership. E’ un dibattito fuori fuoco rispetto alle condizioni materiali degli italiani: stipendi troppo bassi, inflazione troppo alta”. 
Eppure di leadership toccherà parlare, visto che la segretaria del Pd ha mandato a dire al M5s di Giuseppe Conte e in generale ai fan del cosiddetto terzo uomo che le strade sono due: o il candidato leader è il leader del partito più votato o i gazebo sono inevitabili. “Un nostro nome ci sarà”, dice infine Fratoianni. “Ma partiamo da un dato: Avs, su cui all’inizio non scommetteva nessuno, continua a crescere, ed è la terza forza della coalizione”. Tanto più un nome dovrà uscire. “Ne discutiamo e ne discuteremo”. Ma il nome sarà quello di Nicola Fratoianni o dell’altro co-leader Angelo Bonelli o di un (ennesimo) terzo uomo (o terza donna)? “Non lo posso dire, e non perché sia un segreto da custodire gelosamente. E’ una decisione da prendere sul terreno di una discussione che stiamo facendo e faremo qualora, se ci saranno effettivamente le primarie. Allora scioglieremo il nodo, magari in un terzo o in un quarto modo, magari con una sorpresa”. La fantasia si scatena: non sarà davvero Francesca Albanese, che pure ha smentito mesi fa? O un partigiano o un diciottenne simbolico, come auspicava il dem Roberto Speranza (però per evitarle, le primarie)? Intanto Fratoianni punta sulle priorità programmatiche di Avs, specie su quelle in materia di “redistribuzione della ricchezza”. Ci torneremo. C’è prima da affrontare il punto dolente: la politica estera. A chi pensa alle convergenze M5s-Avs, Fratoianni dice: “Sono stato io il primo a votare contro l’invio delle armi, e allora ero l’unico. E penso oggi occorra una significativa discontinuità nel modo con cui l’Italia e l’Europa affrontano il sostegno all’Ucraina di fronte all’invasione di Vladimir Putin”. L’Ucraina è ancora sotto attacco. “Non significa abbandonarla, ma sostenerla non coincide con la procrastinazione all’infinito della guerra: questa guerra non finirà sul campo di battaglia, ma con un accordo diplomatico, lo sanno tutti ed è su questo fronte che deve determinarsi un salto di qualità”. Non tutti sono d’accordo, nel campo largo, anche se Elly Schlein si è mostrata ottimista. “Ha fatto bene. Anche io lo penso, perché già esiste una convergenza sul fatto che l’Ucraina sia la vittima di un’aggressione da parte di Putin. Non ci sono amici di Putin tra noi, e tutti vogliamo far finire una guerra che sta cancellando una generazione e distruggendo un paese”. Qualcuno, però, vedi Conte, su un palco del campo largo, mesi fa, ha detto che si sta costruendo una minaccia russa per giustificare una corsa agli armamenti, e mezzo Pd è sobbalzato. Come si fa a essere ottimisti? “Il dover definire concretamente questo passaggio sarà terreno obbligato del nostro confronto, se ci candidiamo a governare il paese. E quando si vuole costruire un’alleanza, bisogna lavorare per affinare le convergenze e non per sottolineare le divergenze”. Anche in campo economico-fiscale, tuttavia, nel campo largo c’è chi sobbalza a sentir parlare di “patrimoniale”. E Avs ne parla. “Certo, per noi è imprescindibile l’urgenza di mettere al centro della discussione la redistribuzione della ricchezza. Ciò detto, discutiamo degli strumenti per attuarla”. La proposta di Avs sarà questa: “Un intervento sui patrimoni netti superiori a 5 milioni di euro. Impatterà sullo 0,1 per cento dei cittadini italiani, circa cinquantamila persone circa su 60 milioni”. La critica, e non soltanto da destra, sarà: volete mettere le mani in tasca ai cittadini. “Ma è questo governo che ha messo le mani in tasca al ceto medio”. In modalità Robin Hood fiscale, Fratonianni dice: “Vogliamo restituire agli italiani ciò che è stato sottratto”. Avs ha depositato “una proposta radicale che abolisce gli scaglioni Irpef”. Come smussare, nella coalizione, le divergenze in materia? “Come si è sempre fatto: di fronte a idee diverse, la soluzione non può mai essere la prevalenza di questo o quel punto di vista, ma un nuovo punto di vista, si spera più adatto a rispondere ai problemi del paese”. Torniamo alle tasse: “La nostra proposta sarà simile al sistema tedesco della funzione continua: un algoritmo con cui si possa calcolare la curva del reddito e stabilire la crescita progressiva delle aliquote. Enrico Berlinguer diceva: chi ha nulla paghi nulla, chi ha poco paghi poco, chi ha molto paghi molto”. Il campo largo è in ritardo? “Noi siamo pronti. E sia chiaro a tutti i naviganti: la fase programmatica non può ridursi alla discussione tra forze politiche, per quanto necessaria. Si rischia di non parlare al paese. Deve diventare vettore di partecipazione”. Non temete che qualcuno rovesci il tavolo? “Chiunque lo facesse, verrebbe travolto dal sentire di un paese che chiede cambiamento”. (Conte avvisato?).