Politica
tensioni a sinistra •
Conte è già in modalità primarie: studia la prossima mossa contro le armi Kyiv. E punge ancora Schlein
Anche la piazza contro la legge elettorale è un problema per l'opposizione. Il leader del M5s intanto accelera sui Gazebo, incalza la rivale. "Affrettiamoci". La prossima settimana, con Meloni, in Aula darà battaglia sulla politica estera. Mentre i dem attendono Assemblea e Montepulciano. Il programma verrà dopo

Per capire che aria tira nell’opposizione basti pensare che pure organizzare una piazza, un sit-in, contro la legge elettorale è diventata un’impresa complicata. Ci sta provando (ci riuscirà?) Riccardo Magi, che va avanti con lo sciopero della fame e ieri ha ricevuto anche un messaggio da Giorgia Meloni, ma ha dovuto fare i conti con certe ritrosie degli altri leader, anche su quello – la difesa della Costituzione – che finora ha rappresentato il principale collante a sinistra. Del resto pare sia stato difficile anche mettere tutti i leader insieme alla Festa del Manifesto.
C’entrano, un’altra volta, le tensioni tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, alimentate dai retroscena su incontri e terzo nome, a cui la dem ha detto no, lasciando in campo solo la via delle primarie. L’ex premier vuole accelerare sul programma e sui gazebo, lo ha ripetuto anche ieri, mentre insieme ai suoi prepara già la prossima battaglia in Parlamento contro le armi a Kyiv: l’occasione arriverà tra una settimana, quando la premier sarà in Aula per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. La segretaria del Pd invece ci va più cauta, alle prese con i passaggi interni al suo partito. E poi, è noto, vorrebbe che le primarie si tenessero il più avanti possibile –“entro febbraio”, dicono i suoi – magari dopo la pronuncia della Consulta sul Melonellum, sui cui tempi non c’è certezza. Ma Conte, l’alleato-rivale, va di fretta. “Primarie a gennaio? I tempi sono dettati dalla necessità di essere pronti e preparati, ne parleremo con gli alleati”, è la risposta dell’ex premier. Ipotizza elezioni in primavera e non vorrebbe una conta a ridosso della campagna elettorale. E poi: “Quando si sceglie una via va perseguita anche per coerenza con gli elettori. Non possiamo rimanere nella totale incertezza”, punge ancora rispondendo ai cronisti alla Camera. Parla anche di Sánchez, ma soprattutto incalza Schlein, che poco dopo per caso passa proprio di lì: “Ciao Giuseppe, ci sentiamo dopo”. Cortesie. Chissà, visto che ultimamente i due faticano a farsi vedere insieme, quasi si scansano. Nel frattempo in Transatlantico Igor Taruffi fa la spola tra i deputati dem, vanno in scena bilaterali con lo staff M5s. Sherpa a lavoro: ci sono ancora le scorie dell’ “uno non vale uno” pronunciato da Schlein, molti sono i nodi da chiarire, oltre al timing delle primarie – a cui comunque non è ancora chiaro chi altro parteciperà, visto che anche Maraio, Psi, ieri non l’ha escluso. E poi Onorato, il tandem Ruffini-Gabrielli, un candidato di Renzi e l’incognita Avs, che continua a spingere per un programma che ancora non si vede. Ma su cui, è noto, Conte non è disposto a cedere nulla (“Non mi presto a un progetto diluito”), soprattutto sulla politica estera, sul no alle armi a Kyiv: continuerà a battere sul punto e lo farà senza sconti.
“Come sempre”, assicura un fedelissimo senatore del leader M5s, mettendo già nel mirino le risoluzioni che saranno discusse il 14 tra Camera e Senato. Sarà un duello con Meloni, ma anche un antipasto delle primarie del campo largo, un palcoscenico che l’ex premier non si lascerà sfuggire per parlare già al popolo dei gazebo, a quel “60-70 per cento” di italiani che secondo Conte la pensa come il M5s. Del resto, su Kyiv l’opposizione si è divisa quasi sempre, figurarsi oggi che è in gioco la leadership. Per Schlein il sentiero è ben più stretto: i riformisti l’aspettano al varco, chiedono garanzie e le chiederanno ancora fino all’assemblea del Pd in programma il 18, quella in cui sarà approvata la modifica dello statuto per rinviare il congresso. Il prossimo passaggio parlamentare su Kyiv è insomma cerchiato in rosso dalla minoranza, così come il voto sul ddl Antisemitismo. Anche su questo Conte tirerà dritto. Schlein invece deve passare per l’assise dem e per l’iniziativa di Montepulciano del correntone targato Franceschini, Speranza e Orlando (che venerdì sarà a Genova con Salis e D’Alema). Poi, aspettando i centristi, arriverà il programma, il famoso tavolo. Le primarie intanto sono già partite, almeno quelle di Conte.