Renzi lancia l’invito a unirsi, ma non a tutti, al centro, appare poi così “paritario”

Cinquanta per cento di posti a Italia Viva, cinquanta a Casa riformista. Chi ci sta? Le perplessità degli altri soggetti, da Più Europa (con Magi in sciopero della fame in giù), passando per il percorso di Progetto civico e dalla nascita come partito di Più Uno, tra la Primavera pro-federazione di Spadafora e il Psi di Maraio preoccupato per la legge elettorale

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Roma. Il problema c’era già, ma la Leopolda omerica che il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha appena chiuso a Firenze lo fa di nuovo rimbalzare davanti agli occhi: che cosa faranno i tanti e multiformi centri che costellano il centro del centrosinistra, mentre l’ex premier li chiama a sé (“venite da noi”, e l’invito è rivolto all’interno e all’esterno del campo largo)? Le risposte, al momento, non vanno tutte nella direzione auspicata da Renzi, quella che, per quanto riguarda le liste, veleggia verso un assetto del 50 per cento di posti a Italia Viva e del 50 per cento a Casa Riformista, contenitore pensato appunto per i centristi che vogliano viaggiare affiancati, con l’obiettivo di superare la soglia di sbarramento e andare oltre (particolare non di poco conto: Renzi non deve raccogliere le firme). Ma, si domandano gli altri soggetti: le condizioni di “pari dignità” cui Renzi allude, saranno davvero di parità-parità? Prendiamo Riccardo Magi, il segretario di Più Europa, da sei giorni in sciopero della fame contro quella che definisce una “legge elettorale antidemocratica che trasforma una minoranza in una maggioranza schiacciante all’interno del Parlamento”, introducendo anche “uno sbarramento alla competizione elettorale: 450mila firme per i nuovi partiti, e la cosa non riguarda noi”. E dunque Magi, che la pari dignità aveva evocato in un’intervista a Repubblica, non escludendo l’ipotesi di una “lista unitaria anche con Renzi, a patto che sia leale”, che cosa dice, a valle della Leopolda in cui Renzi ha fatto l’offerta? Renzi allude “alla pari dignità, sì”, dice Magi al Foglio, “ma io credo che pari dignità significhi che non si va ospiti da qualche parte, con qualcuno che decide anche qual è la tua denominazione e il tuo simbolo. Tra l’altro dover dire a qualcuno anche qual è il nome con cui si deve presentare e qual è il simbolo può essere controproducente da un punto di vista della raccolta dei voti e della proposta politica”. Magi garantisce tuttavia di voler “lavorare per unire e federare”. Ma il punto è: come? Prendiamo Progetto Civico Italia, dove il leader e assessore nella giunta di Roberto Gualtieri, Alessandro Onorato, non pare propenso a mettersi sotto l’ombrello renziano. Anzi. E tantomeno dopo giorni di polemiche a distanza, con finale decisione renziana di candidare alla presidenza della Regione Sicilia Pietro Bartolo, laddove Progetto civico sostiene nell’isola Ismaele La Vardera, già volto del movimento Controcorrente. E insomma Onorato, che qualche giorno fa aveva detto a questo giornale di non voler “alimentare l’effetto casa Vianello” al centro del centrosinistra, ribadisce: “Non vogliamo alimentare discussioni e divisioni, stiamo lavorando per arricchire il centrosinistra e vincere le elezioni”. Con quale road map? “Abbiamo venti proposte per un piano industriale per l’Italia che presenteremo dal 23 al 25 ottobre agli stati generali di Progetto civico Italia”, dice Onorato. Resta la questione firme. “Ci saranno novità, alle elezioni politiche ci saremo”. Sul lato Più Uno, il prossimo partito (che nascerà sabato 10) dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Ruffini, ora affiancato dal prefetto Franco Gabrielli, non si rilevano nuove vibrazioni, dopo la Leopolda, a proposito di convergenza al centro. Ma Ruffini aveva detto di non vedere come “scelta obbligata” l’unione delle forze centriste, pensando che “un’alleanza politica efficace” non per forza nasca da una mera “somma algebrica” di partiti. L’ex ministro Vincenzo Spadafora, invece, con la sua associazione Primavera, da tempo appare favorevole all’idea di federazione al centro, e propone “una Costituente che non sia somma di partitini, ma progetto autentico di partecipazione di tutti quegli elettori di centrosinistra che non si riconoscano in Pd e M5s”. Dal Psi, Enzo Maraio osserva in retrospettiva la Leopolda e dice: “Da Firenze sono arrivate molte buone idee e diverse provocazioni. Dare forza e organizzare un’area riformista e modernizzatrice è un’opportunità per tutto il centrosinistra. Ma per riuscirci bisogna superare personalismi e tentazioni di annessione, mettendo al centro le ragioni dell’unità, le idee e le cose da fare. Non è il tempo delle furbizie, delle sigle da sommare o delle leadership da imporre: è il tempo di costruire insieme uno spazio politico nuovo, largo e credibile”. E però, di nuovo, che fare con le firme? “Per noi socialisti”, dice Maraio, “di fronte a una legge elettorale che presenta aspetti sui quali abbiamo espresso forti preoccupazioni, un intervento del Presidente della Repubblica sarebbe prezioso”. Intanto la legge, da oggi, è ai voti (del domani manca ogni certezza).