Politica
Campo largo al bivio •
Miracolo: Conte dice “terzo nome” e le correnti dem spariscono
La "disponibilità" del presidente dei 5 Stelle sul terzo nome non risulta a molti del Partito democratico. E parte un coro: ormai è tardi. Scettici Gribaudo, Casu, Sensi, Orfini, Zampa, Zanda

Foto Ansa
Nella tragicommedia sulla legge elettorale, il miracolo non lo fa la premier Giorgia Meloni, ma il leader del M5s Giuseppe Conte. E non rispetto al voto segreto, ma allo sfoglio di petali che sta mandando al macero le migliori menti del Pd (primarie, non primarie…). Ecco infatti che, a metà mattina, irrompe la frase contiana che non ti aspetti: “Ho dichiarato fin dall’inizio la mia disponibilità a concordare anche un nome terzo rispetto ai leader, ma non ho trovato apertura rispetto a questa strada”. Nel Pd trasecolano: ah sì? E il miracolo si manifesta: gli esponenti del partito più litigioso del mondo, i dem, sono infatti tutti d’accordo. Contro Conte, non c’è corrente che tenga. Partiamo alla vicepresidente dem Chiara Gribaudo: “Quello che interessa a noi del Pd”, dice al Foglio, “è costruire una coalizione che vinca le elezioni. Il modo per scegliere il candidato premier è molto semplice: o si fa come si è sempre fatto, con il partito che prende più voti che esprime il candidato, oppure si fanno le primarie. Noi siamo sempre stati sulla stessa posizione: non la cambiamo per convenienza”. Rincara il vicepresidente dem della Commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu: “Penso che il tema non sia cercare altri nomi, il Pd ha già la sua candidata”.
Anche sul lato riformisti, per Conte non c’è trippa. Dice il senatore Filippo Sensi: “Mi pare che la disponibilità pelosa di Conte sul nome terzo sia un modo per screditare la segretaria del Pd. Che cosa ci sta dicendo? Che lui sarebbe pronto a un passo indietro e che sarebbe Schlein a volere a tutti i costi le primarie perché vuole a tutti i costi Palazzo Chigi. L’ennesima strambata di Conte, spregiudicata, per appiccicare al Pd l’immagine famelica di chi vuole solo arrivare per un tornaconto personale e non in un’ottica di coalizione. Mi pare disperato”. Tra i padri e madri nobili, quasi quasi sbotta la senatrice prodiana ed ex sottosegretaria Sandra Zampa: “Il tempo mi pare scaduto”. Scettico anche l’ex senatore Luigi Zanda: “Conte ci ha abituati, negli anni, a colpi di teatro e a una notevole disinvoltura. Prima ha detto che gli alleati dovevano aspettare che il M5s ultimasse il percorso programmatico. Una volta ultimato, ha detto ‘non possiamo riunirci da soli’. Parla da mesi di primarie e ora tira fuori dal cappello la frase sul terzo nome. Dovrebbe allora completare la proposta e dire che cosa vuole fare: si ritira? Chiede a Schlein di ritirarsi?”. A Matteo Orfini, già presidente dem, la disponibilità sbandierata da Conte “non risulta”, ma gli risulta altro: “Era Conte a dire che sarebbe stato sbagliato decidere il nome del candidato premier in caminetti chiusi. In ogni caso, non soltanto il terzo non c’è, ma in qualunque paese occidentale questo tema non si porrebbe neppure, perché il candidato premier sarebbe il leader del partito che ha più voti. E Conte dovrebbe saperlo: ha fatto due volte il premier in virtù di questo principio”.
Soltanto un alto dirigente dem apre uno squarcio: “Forse il ragionamento su questa possibilità lo possono condividere con Schlein soprattutto gli esponenti della sua maggioranza, alcuni dei quali, durante l’estate, si sono esposti proprio sul terzo nome”. Roberto Speranza parlava di un partigiano, c’era dell’altro? Chissà (alla direzione dem di oggi l’ardua sentenza).