Politica
Futuro azzurro •
Occhiuto rinvia l'opa sul partito, presentando il suo libro nel cuore della FI non tajanea. Messaggi al segretario “ingiallito”
Sono presenti, tra gli altri, i ministri Zangrillo e Casellati, il vecepresidente della Camera Giorgo Mulè, il senatore Claudio Lotito (ma c'è anche Luigi Bisignani), Francesca Pascale, Alessandro Cattaneo, e anche Mara Carfagna e Luigi Marattin
1 OTT 26

Roma. “Non sono l’anti-Tajani, sono il vice di Tajani”, dice il governatore azzurro della Calabria e vicesegretario di Forza Italia Roberto Occhiuto, intervistato da David Parenzo durante la presentazione del libro “Il coraggio di governare. Idee liberali, la forza di realizzarle” (ed. Piemme), scritto da Occhiuto medesimo a monte della vittoria corale alle suppletive in cui FI rischiava di sfracellarsi causa concorrenza di Roberto Vannacci, e invece ha eletto alla Camera il già tesoriere Fabio Roscioli (e al generale – che dava ai reggini di cornuti – ha reagito con un “cornuto ci sarai” il sindaco di Reggio Calabria Ciccio Cannizzaro). Ma le parole sono importanti e dicono anche quello che non devono dire, per esempio che l’essere il vice di Tajani non toglie che Occhiuto sia, di fatto, anche un anti-Tajani. Parlano, comunque, anche le presenze non tajanee sotto la volta della Galleria Alberto Sordi: il ministro della Pa Paolo Zangrillo, per esempio, fresco di dimissioni dalla carica di coordinatore azzurro in Piemonte e alfiere del rinnovamento interno, va e viene dal Senato, dove si vota sulla sua materia, pur di non mancare all’evento (e a margine, alla domanda se Occhiuto potrebbe diventare una guida risponderà: “Una guida lo è già”), non lontano da altri illustri volti non tajanei, dal vicepresidente della Camera ed ex ministro Giorgio Mulè alla ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati, anche lei fresca di dimissioni dalla carica di coordinatrice in Basilicata. E parlano le frasi precedenti e successive (“la comunicazione del partito e quella del segretario potrebbero essere riviste”, dice Occhiuto alla luce dei casi mediatico-politico-diplomatici che hanno investito il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario azzurro, tra la lunghezza delle gonne e la vicenda Regeni). E non basta: FI deve evitare di “ingiallirsi”, dice il governatore, e deve parlare “al futuro” pur onorando il passato, nel senso della lezione di Silvio Berlusconi. E il senso è: così non la onoriamo, e quel punto, in platea, c’è chi si chiede, però, fino a che punto la famiglia B., da Marina in giù, spingerà sull’acceleratore del “dare spazio al nuovo” (dopo la sostituzione di Paolo Barelli e Maurizio Gasparri dalla carica di capigruppo, insomma, non si sono visti colpi d’ala decisivi). Sia come sia, il balzo di Occhiuto per esportare la ricetta-Calabria nel paese (si abbia il coraggio di scontentare le corporazioni e ascoltare per una volta l’elettore, è il concetto) non si fa balzo in avanti definitivo verso il congresso, anche se potrebbe (vorrebbe?), e anche se Occhiuto, con il libro, andrà in tour in tutto il paese. Ascolta intanto assorto il senatore e patron della Lazio e della Reggina calcio Claudio Lotito, ma si aggira anche Luigi Bisignani (la presenza contemporanea dei due fa strabuzzare gli occhi a più di un presente). Si notano, nelle prime file, una Francesca Pascale entusiasta dell’Occhiuto che invoca più coraggio anche sui diritti, e il segretario libdem Luigi Marattin (qualcuno, tra gli azzurri, lo immagina volentieri nel centrodestra, dove però c’è Matteo Salvini, il che per un libdem è un muro insormontabile). Si notano, sempre nelle prime file, anche la segretaria di Noi Moderati Mara Carfagna, il viceministro di FI della Giustizia Francesco Paolo Sisto, la presidente dei senatori azzurri Stefania Craxi (ma quanto davvero è sul lato Occhiuto? si domanda qualche astante) e il deputato azzurro Alessandro Cattaneo. Occhiuto, nel frattempo, sul palco, ha lanciato l’opa dei sogni sui riformisti del Pd: che ci fanno lì, tra populisti e “scappati di casa” a Cinque Stelle? Ma il venite parvulos si arena sempre allo stesso punto: e Salvini dove lo mettiamo? Il neoletto Roscioli si guarda intorno (“Fabio/Fabio!”, scandiscono ministri e parlamentari). Silenziosa resta la sottosegretaria e compagna di Occhiuto Matilde Siracusano, insolentita dai pasticci di Vannacci su foto e scollature – ma Vannacci “si sgonfierà”, basta tenerlo fuori dalla coalizione e avere il coraggio di issare bandiere chiare di stampo liberale e riformista, dice Occhiuto alla pur lodata premier Giorgia Meloni (della serie: viva il bollo auto et similia). Non è un’autobiografia, il libro, dice Occhiuto, anche se tra le righe si narra la sua storia di self-made man, figlio di un padre con la quinta elementare (come dire: l’ascensore sociale può ripartire se il centrodestra “non è timido”). Con il leader di Iv Matteo Renzi, invece, Occhiuto “presenterebbe a vicenda” i propri libri freschi di stampa. Intanto gli applausi hanno già parlato chiaro: tanto più forti si levano quanto più Occhiuto dice che Forza Italia, se vuole volare, non deve aver “paura della modernità” e cercare di “recuperare un metodo”.