La resa dei balneari: "Gli slogan no Bolkestein non servono a nulla. Meloni ci convochi", dice Capacchione

Al ministero di Salvini si lavora su una bozza di documento per chiudere la procedura di infrazione e applicare la direttiva europea sulla concorrenza. "Hanno accolto le nostre battaglie ma ci sono ancora tanti punti da chiarire", dice il presidente nazionale del Sindacato italiano balneari

1 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 13:54
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La protesta dei bagnini contro la direttiva Bolkestein su una spiaggia di Diano Marina (Imperia), 03 agosto 2012. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

"Gli slogan 'no Bolkestein' non servono a nulla. Basta ideologia: la Bolkestein va applicata correttamente". Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sindacato italiano balneari – Fipe Confcommercio, parla al Foglio con la postura di chi non riuscendo a liberarsi di un impiccio cerca di aggirarlo e trarne il più possibile beneficio. Nega di essersi rassegnato alla tanto odiata direttiva europea sulla concorrenza – secondo cui concessioni e servizi pubblici possono essere affidati a privati solo con gare pubbliche aperte a tutti gli operatori presenti in Europa –, ma dopo vent'anni di polemiche sceglie di puntare sul pragmatismo: "È peggio il caos della Bolkestein". Un documento circolato nelle ultime ore e proveniente dal ministero delle Infrastrutture cerca di dare una cornice alla situazione: è la bozza del bando-tipo nazionale pensato per “promuovere condizioni omogenee di affidamento delle concessioni demaniali”, una base standard a cui le amministrazioni dovranno affidarsi per gestire le gare. Da Bruxelles si chiarisce comunque che "la nostra procedura d'infrazione contro l'Italia sulle concessioni balneari è tuttora in corso. Siamo in costante dialogo con le autorità competenti", ha detto una portavoce della Commissione europea. "È stato adottato un decreto-legge, partendo dal presupposto che tali concessioni balneari termineranno entro il 30 settembre del prossimo anno. Naturalmente stiamo seguendo da vicino l'attuazione di quella legge. Questo non impedisce ai comuni di procedere già ora e di organizzare le proprie procedure per ciascuna concessione", ha aggiunto.
A Capacchione però il documento piace: "Va nella direzione giusta, è utilissimo. Ma la versione definitiva deve arrivare quanto prima". Nella bozza si indica che le nuove concessioni balneari potranno durare da 5 fino a 20 anni, che le gare dovranno essere avviate con la pubblicazione di un bando, almeno sei mesi prima della scadenza dei titoli concessori e in ogni caso entro il 30 giugno 2027, e anche che andrà garantita la continuità dei servizi durante le gare. Inoltre, nel bando-tipo sono disciplinati gli indennizzi per il concessionario uscente, insieme a limiti alla concentrazione delle licenze. "Queste sono tutte le nostre battaglie", esulta il numero uno dei balneari, che può contare su un governo ben disposto a raccogliere le richieste della categoria. Si tratta dunque di una "buona base di partenza", ma il lavoro da fare per farla digerire ai suoi associati è ancora parecchio. "È ancora incompleta. Mancano, per esempio, alcune tipologie concessorie. C'è un'ampia discrezionalità per quanto riguarda i punteggi, sugli indennizzi serve più chiarezza per definire il calcolo del valore commerciale, ma anche sui requisiti di partecipazione". Criticità, dice Capacchione, frutto perlopiù dell'attuale legge (art. 1 n. 166/2024 modificativa degli artt. 3 e 4 della legge nr. 118/2022). Di conseguenza, "il bando tipo si inserisce in un quadro legislativo ancora confuso che non assicura né l'esercizio ordinato delle funzioni amministrative né la corretta applicazione della direttiva Bolkestein alla luce anche della recente giurisprudenza, che ha evidenziato la necessità di un previo accertamento del presupposto della scarsità della risorsa, la validità di talune proroghe al 2033, e anche i possibili 'motivi imperativi di interesse generale' a tutela delle aziende attualmente operanti".
Da qui la volontà di essere coinvolti nella stesura del bando definitivo. "Ho chiesto a Giorgia Meloni di essere convocato a Palazzo Chigi per sottolineare questi temi, ma ancora non ha risposto". Sempre alla premier Capacchione ha inviato una lettera datata 27 settembre, la giornata mondiale del turismo, sottolineando che "costituisce un rischio mortale per il futuro del turismo italiano l’assenza di un quadro normativo chiaro che sta determinando l’attuale gestione caotica delle funzioni amministrative in materia". Pochi giorni dopo, ecco la bozza di bando pensata, nei limiti delle sue possibilità, proprio a questo scopo. "C'è un problema di tempistica. Il bando-tipo deve arrivare quanto prima ed essere vincolante così come accade per gli altri contratti della pubblica amministrazione, altrimenti i comuni continueranno ad andare in ordine sparso con amplissima discrezionalità. Il caos è peggio della Bolkestein. La nostra battaglia – dice Capacchione – è quella di pretendere la corretta applicazione della Bolkestein cercando di salvaguardare le aziende che finora hanno operato sempre dal rispetto delle regole. Il problema non sono le gare, ma quando e se farle. La direttiva va applicata secondo quanto detto dalla Corte di giustizia europea". La quale, afferma il presidente, "è intervenuta più volte dicendo che si applica l'obbligo di gara se c'è scarsità di risorsa. E allora vogliamo indicare quali sono i criteri, sulla base della giustizia europea, per cui si ha la scarsità di risorsa?", dice rivolgendosi al legislatore italiano. "O interviene il legislatore o si arriverà al contenzioso, e il problema sarà risolto fra due, tre, quattro anni. Quando saremo tutti morti, come diceva Keynes". 
Anni di proteste agguerrite, di scontri (verbali e fisici) e scioperi oggi sembrano essere arrivati a un punto di non ritorno. "La direttiva Bolkestein esiste, va applicata, bisogna ragionare in maniera pragmatica. Evitiamo le battaglie ideologiche, non servono a niente". Del resto, osserva, "in questi vent'anni svariati governi di tutti i colori politici non hanno fatto altro che rinviare il problema, senza risolverlo. E lo ha fatto anche questo governo. Gli slogan 'no Bolkestein' o 'pro Bolkestein' non risolvono alcunché, è semplicemente propaganda. È ora che ci sia una soluzione definitiva nell'interesse di tutti – conclude –. E il bando va nella giusta direzione, sebbene il lavoro da fare sia ancora molto".