Il caso Annunziata. Paga le quote al Pd ma il partito la esclude e lei medita l’addio

Il Pd usa come pretesto lo status di “indipendente” per emarginare Annunziata. I suoi lavori finiscono sulle scrivanie e vengono aperti dopo mesi. L’obiezione è facile: perché non si iscrive, non prende la tessera? La risposta è altrettanto banale: aveva concordato con Schlein l’“indipendenza”, quella sostanza speciale che introduce la buona critica, la voce dissonante 

1 OTT 26
Immagine di Il caso Annunziata. Paga le quote al Pd ma il partito la esclude e lei medita l’addio

(Foto Ansa)

 Il Pd rischia di perdere anche Lucia Annunziata, l’europarlamentare vanto di Elly Schlein (240 mila preferenze), la “badessa” del giornalismo. Da indipendente del Pd “paga” il Pd, versa le quote, e il Pd la ripaga escludendola dalla vita di partito. Viene chiamata su invito, viene esclusa di fatto. Annunziata ha avvertito gli “amici” del Pd (e si fa per dire): se il mio lavoro non serve, posso benissimo lasciare la delegazione in Europa. Può Schlein, che vuole annunciare, venerdì, in direzione, la sua candidatura alle primarie, perdere i suoi comprimari, lasciarli trattare come indesiderati? 
Dice Renzi che “solo la sinistra può perdere le prossime elezioni, che chi non si metterà d’accordo, si caricherà di una responsabilità di fronte alla storia”. Ce n’è una piccola che racconta quella che Schlein crede grande, che descrive questo partito dal passato irripetibile e che si è inventato la figura del parlamentare indipendente. E’ stato Enrico Berlinguer, quel viso spigoloso e tenace che Schlein ha impresso nella tessera del Pd, a valorizzare “l’indipendente”, l’uomo e la donna vicino ma lontana per spreazzatura. Erano, e sono, personalità della cultura, economisti, giuristi, cantanti, registi e ovviamente scrittori, pittori che il Pci ma anche il Psi, il Partito radicale candidava nelle sue liste. Qualche nome: Stefano Rodotà, Giorgio Ruffolo, Natalia Ginzburg, Gino Paoli, Eduardo De Filippo, Altiero Spinelli.
Tra i radicali più famosi: Enzo Tortora, Leonardo Sciascia. L’indipendente di sinistra è una figura irregolare che offre blasone al partito, prestigio. Schlein, con merito, ha riproposto e rilanciato il parlamentare indipendente. Alle ultime europee ha scelto di candidare, tra gli altri, Marco Tarquinio, Cecilia Strada e al sud, Lucia Annunziata. Le urne le hanno dato ragione. Schlein ha allargato il consenso al 24 per cento (piccolo inciso sui sondaggi: in quelle elezioni il M5s, che veniva dato al quindici per cento, si fermò al dieci per cento) anche grazie a queste personalità. Annunziata aveva precisato che non si sarebbe iscritta al Pd, ma da europarlamentare versa la sua quota sia in Europa sia sul territorio. Non serve ripetere chi è Annunziata, ex direttrice del Tg3, presidente della Rai, una “badessa” che ha riempito i quotidiani. Per la sua competenza è stata scelta in Europa e si occupa di esteri e difesa, le materie che contrappongono il Pd e il M5s.
Annunziata ha un solo difetto. Non ha bisogno di suonare la trombetta per la segretaria, non deve elemosinare interviste. Ha lavorato in questi mesi sui dossier che riguardano la Cina, dossier che il Pd si è lasciato portare via, nel silenzio. Tra pochi mesi si procederà al rinnovo delle cariche europee, e tra queste c’è la vicepresidenza di Pina Picierno (che ha lasciato il Pd) e il serio pericolo è che la gioiosa macchina da primarie Pd venga ridimensionata anche a Bruxelles. Nei giochi europei la delegazione spagnola si muove cercando compromessi con i popolari, mentre la delegazione italiana pensa a come ritornare in Italia. C’è chi si vede ministro, chi sfidante di Schlein. Essere indipendenti significa già essere irregolari, ma irregolari non equivale a essere indesiderati. Il Pd usa come pretesto lo status di “indipendente” per emarginare Annunziata. I suoi lavori finiscono sulle scrivanie e vengono aperti dopo mesi. L’obiezione è facile: perché non si iscrive, non prende la tessera? La risposta è altrettanto banale: aveva concordato con Schlein l’“indipendenza”, quella sostanza speciale che introduce la buona critica, la voce dissonante.
Oggi Annunziata è membro della commissione per gli Affari esteri, membro per la delegazione per le relazioni con Israele, membro della Commissione per la Sicurezza e la Difesa. Gira il mondo anche perché sarebbe interessante sapere quanti altri europarlamentari del Pd possono, e vogliono, partecipare a questi lavori. Nelle buone famiglie si pronunciano queste parole: Lucia, questa è casa è tua. Per Annunziata non vale. Per partecipare ai momenti di partito deve essere formalmente invitata altrimenti è esclusa, ma Annunziata non è forse la delegata che si occupa dei temi decisivi di questi tempi? Annunziata ha comunicato al suo gruppo che se non serve la sua voce, può benissimo restare parlamentare semplice. Se si dovesse usare la burocrazia, che ultimamente piace a Schlein, finirebbe in questo modo: Annunziata percepirebbe l’intero emolumento e il Pd perderebbe un’altra voce, una competenza, e pure la quota. Negli ultimi mesi hanno lasciato il Pd ben quattro donne. Annunziata è un caso ancora più speciale. Sarebbe la prima a lasciare il presente di un’illusione. L’illusione che nel Pd ci fosse spazio e rispetto per l’indipendenza.