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L’energia di Meloni. Cerca sponde in Ue, si "gode" il price cap: "Tutti diano una mano"
Dagli Ets alla Nec. La premier va in Repubblica Ceca e studia le prossime mosse in vista del Consiglio europeo. Anche Q8 mette un tetto al prezzo del carburante. Eni ed Enel scontano le bollette. “Bene il governo, anche sul nucleare. Opposizioni ideologiche", dice l'ex ministro De Castro, oggi presidente di Nomisma
30 SET 26

In Repubblica Ceca cerca sponde, e prospettive, in vista del Consiglio europeo di metà ottobre: “Con Andrej Babiš lavoreremo su energia e nucleare”. Manda ancora segnali sulla sicurezza. E nel frattempo Giorgia Meloni gongola sulla benzina, sul price cap – da ieri lo ha adottato anche Q8 – che non risolve certo tutti i problemi ma toglie argomenti all’opposizione, dà respiro agli automobilisti.
“Il commento non può che essere positivo. Vediamo quanto durerà, ma intanto questa operazione permetterà un significativo risparmio”, dice il professore Paolo De Castro, oggi presidente di Nomisma e già ministro, con D’Alema e poi con Prodi. Sottolinea “l’opera di moral suasion verso le grandi compagnie petrolifere, che merita un plauso. Secondo il nostro osservatorio gli impatti sui prezzi potrebbero essere ancora più significativi di quelli che stiamo vedendo con un prezzo del petrolio tra i 103 e il 105 dollari al barile come abbiamo visto in questi giorni. Dopodiché è chiaro che il problema si risolverà solo con la fine della guerra in Iran, con la riapertura di Hormuz”. Lo sanno anche dalle parti di Palazzo Chigi, nella consapevolezza che il caro energia rappresenta un’incognita e una zavorra non da poco anche per la campagna elettorale. Così è subito partita la batteria meloniana – mentre Matteo Salvini continua a puntare anche “le grandi banche” – per rivendicare l’azione della destra. Dal ministro Adolfo Urso fino alla sorella d’Italia Arianna Meloni: “Risultato da governo forte, non governicchio di sinistra”. Con sfumature di diverse si mette il cappello sulla decisione di Q8 che si è accodata a Eni e Socar. Meloni ha ringraziato il Kuwait, e ieri ha avuto un colloquio con Mohamed bin Salman Al-Saud, primo ministro dell’Arabia Saudita, per ribadire l’impegno su Hormuz e Bab-el Mandeb e la solidità delle relazioni. Che passano anche per l’interesse energetico nella zona. Si lavorerà ancora perché il price cap possa essere adottato anche dagli operatori più piccoli, ma intanto Palazzo Chigi incassa un altro risultato: l’Eni guidata da Claudio Descalzi ieri ha annunciato anche uno sconto del 30 per cento sulle bollette di gas e luce, innescando poco dopo la risposta di Enel che ha invece ricordato come “la nostra offerta è la più bassa sul mercato nazionale”, meno 50 per cento, ed è disponibile da aprile. Una dinamica al ribasso che Meloni si augura possa continuare: “L’Eni? Spero che altri attori diano una mano”. Dall’energia al carburante, anche per scongiurare il rischio di scioperi.
Al netto del sospiro di sollievo dopo le suppletive in Calabria – Vannacci contenuto all’11 per cento – la fase politica resta delicata. E anche per questo la premier ha ricordato con un post il decreto scuola (sebbene nello stesso momento fosse ancora fermo alla Ragioneria di stato), quello con le norme anti burqa e tetto agli stranieri. E, in chiave sicurezza, l’operazione di sgombero a Tor Sapienza a Roma. Poi Meloni è volata a Praga, ospite del premier ceco Babiš, per discutere anche la strategia in vista del Consiglio europeo: proposte “operative”, “concrete” come dice Meloni, contro il caro energia e per riformare il meccanismo degli Ets. Un pacchetto di misure che punta a maggiore trasparenza e monitoraggio, e alla protezione dei settori industriali più sensibili alla crisi. Su cui si cerca di allargare il consenso tra i leader europei. Tra i prossimi passaggi delicati c’è il Documento programmatico di finanza pubblica, atteso entro venerdì e poi la decisione sulla clausola di salvaguardia, la Nec, i 14 miliardi da usare anche per l’energia, di cui l’Italia ha chiesto l’attivazione: dopo si capirà meglio il reale spazio di manovra della premier. Anche in vista della campagna elettorale. Dare risposte immediate all’aumento dei prezzi energetici sarà essenziale. Ma anche il tema del nucleare – la legge delega approvata negli scorsi – sarà speso nei prossimi mesi: Meloni ha parlato di una possibile collaborazione con la Repubblica Ceca. “Finalmente il dibattito è stato aperto, bisognava pur cominciare. Con le nuove tecnologie i mini reattori di nuova generazione possono essere pronti in 4-5 anni. Hanno un impatto sulle scorie molto diverso che in passato”, dice l’ex ministro De Castro che non crede alle contrapposizioni tra rinnovabili – “sacrosante” – e nucleare. “Lo importiamo allegramente dalla Francia, Ma anche la Spagna ha le centrali. Ora tocca a noi avviare questo processo”. Nonostante i no che arrivano da sinistra. “Una opposizione ideologica. Non si ragiona nel merito, ma si va avanti con gli slogan. E’ il male dell’Italia: lo era con i governi di centrosinistra e lo è il centrodestra”