Vittoria azzurra in Calabria, ma quale Forza Italia ha vinto? Parlano Mulé e Nevi

Alle suppletive vince con il 51,02 per cento Fabio Roscioli, già tesoriere di FI vicino ai Berlusconi. "La Sassonia si è rivelata un sassolino", dice il vicepresidente della Camera. Il portavoce nazionale azzurro: "Vince la FI che era sotto attacco da tutti i punti di vista e che ha dimostrato di avere una presa molto salda sul territorio”

29 SET 26
Ultimo aggiornamento: 06:18
Immagine di Vittoria azzurra in Calabria, ma quale Forza Italia ha vinto? Parlano Mulé e Nevi

Fabio Roscioli (Foto Ansa)

“Abbiamo stravinto!”, dice il governatore azzurro della Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia Roberto Occhiuto, dopo i giorni della polemica sulla foto vannaccianamente taroccata della sottosegretaria azzurra (e sua compagna) Matilde Siracusano, non appena i dati delle suppletive parlano chiaro, consegnando il seggio vacante, con il 51,02 per cento, a Fabio Roscioli, già tesoriere di FI e uomo vicino alla famiglia Berlusconi. Vittoria piena pare anche nella foto postata da Occhiuto sui social: Occhiuto esulta con il sindaco azzurro di Reggio Calabria Francesco “Ciccio” Cannizzaro, con la capogruppo dei senatori di FI Stefania Craxi e con il senatore, presidente della Lazio e patron della Reggina Calcio Claudio Lotito.
E dunque sì, FI ha vinto in Calabria un seggio alla Camera, lasciando il candidato di centrosinistra Frank Benedetto al 36,59 per cento (lezione per la Elly Schlein temporeggiatrice al cubo: anche se va divisa, la destra può vincere) e staccando Roberto Vannacci che aveva candidato l’ex azzurro mister-preferenza Domenico Giannetta, arenatosi invece al 10,94 (lezione per la premier Giorgia Meloni al quadrato: possiamo anche non caricarcelo, il generale). La premier intanto diceva che il voto suppletivo “premia” una coalizione compatta. Ma in Calabria, ci si domanda, ha vinto proprio Forza Italia oppure una delle due Forze Italie che si intersecano lungo confini labili attorno al segretario, vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, da un lato, e a Occhiuto (e famiglia Berlusconi), dall’altro? Fatto sta che, a metà pomeriggio, il ministro azzurro della PA Paolo Zangrillo – colui che, dopo nove anni, si è dimesso dalla segreteria piemontese di FI in polemica con la linea della segreteria nazionale – rilascia una dichiarazione che pare anche un po’ un messaggio per piani alti: “Hanno vinto i valori di Forza Italia”. I valori, non Tajani, il quale però ecumenicamente automotiva l’universo-mondo azzurro e forse anche se stesso: “FI stravince nelle suppletive, trainando il centrodestra con il nostro candidato Roscioli. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato per questo risultato straordinario, a cominciare da Roberto Occhiuto e Ciccio Cannizzaro. E’ la conferma della forza del nostro partito sul territorio, del suo radicamento tra la gente e della capacità di attrarre cittadini e categorie su idee serie, condivise e popolari”.
Ma chi ha vinto, sotto sotto e alla fin fine? Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, già sottosegretario alla Difesa nel governo Draghi, sottolinea piuttosto chi perde: “La Sassonia”, dice al Foglio, “si è rivelata un sassolino”. (Occhiuto poi dirà, addirittura, che si è rivelata “una sassata elettorale”). “E a Futuro nazionale – che voleva fare l’Afd”, continua Mulè, “manca un 4 davanti, per arrivare al 48 per cento. La prova muscolare si è rivelata prova di debolezza straordinaria, tanto più che il loro candidato, ex azzurro, portava in dote circa 10 mila preferenze. Una Waterloo per il generale”. Qualche ribelle, all’interno di FI, potrebbe dire che si vince quando non sceglie la segreteria. “Vince Forza Italia, salda sul territorio con Occhiuto e Cannizzaro”, dice Mulè, “una Forza Italia che si afferma quando dimostra di essere un partito coeso. E perdono Vannacci e un campo largo non pervenuto, ridotto a fare il Puffo Brontolone con Schlein – della serie: ‘Io odio chi toglie il bollo’ – o lo Squiddi di Spongeball, il polpo malmostoso, con Giuseppe Conte”.
Tornando al centrodestra, dice al Foglio il deputato e portavoce nazionale azzurro Raffaele Nevi, quella della Calabria è “una vittoria straordinaria per una FI che era sotto attacco da tutti i punti di vista e che ha dimostrato invece di avere una presa molto salda sul territorio”. Eppure la descrivevano dilaniata all’interno, FI, con settori che invocavano il ricambio. “Il clima nel partito è ottimo, e il ricambio c’è sempre. Piuttosto, di fronte a un flop di Vannacci, emerge un dato: il centrodestra può vincere anche senza di lui, e la sfida è sempre e comunque tra centrodestra e centrosinistra”. Per dirla con il sindaco Cannizzaro nella risposta al vannacciano epiteto rivolto ai reggini sotto promessa elettorale (“vi fa vedere le carote come foste asini”), “curnutu sì tu e cu nun t’u dice”, cornuto sei tu e chi non te lo dice.