Politica
Il Vero Piano •
Per vincere le elezioni del 2027 il Pd punta tutto sulla responsabilità di Meloni
Niente candidati, niente programma, ma una scommessa: la premier non si alleerà con Vannacci per vincere
29 SET 26

Quanto è “responsabile” Giorgia Meloni? Se lo chiedono i mercati e gli investitori internazionali rispetto all’ultima legge di Bilancio prima delle elezioni. Se lo chiedono in Europa e nelle cancellerie occidentali rispetto agli investimenti in Difesa e alla linea pro Ucraina che prima del voto rischia di vacillare. Ma, soprattutto, se lo chiede il centrosinistra che sulla cultura di governo della Meloni fonda buona parte delle sue chance di vittoria alle prossime elezioni. Perché il paradosso è un po’ questo. Da un lato, i partiti di centrosinistra hanno deciso di mettere da parte alcune questioni politiche fondamentali per poter allargare la coalizione quanto più possibile. Dall’altro, confidano sul fatto che la destra di governo sia rigorosa nel tracciare le sue linee rosse, tenendo così fuori dalla coalizione l’estrema destra di Roberto Vannacci.
Pd, M5s, Avs, Iv, +E e le altre sigle come Progetto civico (di Onorato) e Più uno (di Ruffini) hanno chiaro un punto: dopo l’esperienza del 2022, in cui l’attuale centrosinistra presentò agli elettori diviso in tre tronconi consegnando la vittoria al centrodestra, l’unità non è solo la cosa più importante ma è l’unica cosa che conta. Anche se non è ancora definito il perimetro della coalizione (quanti partiti, ad esempio), chi sarà il candidato premier e quale sarà il programma, è certo che tutti andranno uniti. La questione ucraina, e quindi il prosieguo o meno dell’assistenza militare a Kyiv, con Conte che si dice certo che no e Schlein convinta che sì, non è comunque ritenuta un tema determinante. Verrà trovato un accordo, un compromesso, una formula abbastanza fumosa da poter significare che le armi verranno inviate ma anche no.
Sulla politica economica, a tenere uniti tutti i partiti e la loro lista della spesa è il deficit. Giuseppe Conte vuole regalare 15 mila euro a chi compie 18 anni, Elly Schlein vuole alzare la spesa sanitaria al 7 per cento del pil, Matteo Renzi vuole stanziare il 2 per cento del pil per aumentare gli stipendi, Avs vuole bloccare l’aumento dell’età pensionabile. Ce n’è per tutti. Le coperture non si vedono: sulla patrimoniale non c’è accordo, c’è chi pensa di poter usare la “tassa sugli extraprofitti” per tutta la lista della spesa, chi si rifugia nel solito “recupero dell’evasione fiscale” e chi punta sull’intelligenza artificiale (i soldi li troverà ChatGpt).
Sebbene non si sia mai visto un centrosinistra così sconquassato, perché persino ai tempi della variopinta Unione di Romani Prodi c’erano certezze sulla leadership, sulla politica di Bilancio e sul posizionamento internazionale (i dissidenti sull’Afghanistan erano numericamente una sparuta minoranza), questa formula indeterminata ha buon possibilità di prevalere. Secondo la gran parte dei sondaggi questo Campo largo è davanti di qualche punto rispetto al centrodestra di Meloni, Salvini, Tajani e Lupi (l’ultima rilevazione di Ipsos per il Corriere della Sera dà il centrosinistra al 42,7 per cento contro il 40,2 per cento del centrodestra).
Ma questo vantaggio c’è solo se il centrodestra lascia Futuro nazionale fuori dalla porta. Perché altrimenti, con Vannacci nella coalizione, il centrodestra passa in vantaggio. Il campo progressista basa quindi la sua strategia su una certa dose di “irresponsabilità”: intanto mettiamoci tutti insieme per vincere e poi, una volta al governo, decideremo cosa fare; e sull’aspettativa che, al contrario, Meloni sia molto “responsabile”, facendo prevalere l’interesse comune (evitando di fare una manovra elettorale dannosa per i conti pubblici) e i propri convincimenti (evitando di allearsi con chi vuole abbandonare l’Ucraina a Putin) sulla tentazione di imbarcare Vannacci per prendere un voto in più degli avversari.