I fronti aperti di Schlein e una nuova paura del Pd: Conte pensa di andare da solo?

Più che i riformisti a spaventare la segretaria sono quelli del correntone di Montepulciano. Restano i mugugni dei riformisti per i tempi lenti con i quali Bonaccini ha convocato l'assemblea per prorogare il mandato di Schlein. Ma il vero cruccio resta Conte: con la nuova legge elettorale andare da solo e, complice Vannacci, puntare al pareggio non è impossibile

29 SET 26
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Ha molti fronti aperti, Elly Schlein. La segretaria del Partito democratico sa bene che nel suo partito le correnti scalpitano. Non ci sono solo i riformisti, anche se la segretaria è convinta che Lorenzo Guerini, pur essendo fermo su alcuni temi, come quello dell’Ucraina, non sia sleale con lei. L’ex ministro della Difesa è uno dei pochi dirigenti dem che non fa parte della sua cerchia strettissima con cui la leader mantiene un rapporto costante fatto di comunicazioni e consultazioni. Quale sia la posizione dei riformisti, del resto, è nota e Schlein non teme pugnalate alle spalle da quelle parti. Quelli che in questa fase la preoccupano di più perché non riesce a capire dove vogliano andare a parare alla fine (vogliono il terzo nome?) sono gli esponenti del suo partito che fanno capo al cosiddetto correntone di Montepulciano. La segretaria del Pd segue attentamente le loro mosse. E il fatto che abbia chiesto a quest’area del partito di rinviare la tre giorni prevista per fine mese perché lei vuole tenere proprio in quei giorni l’Assemblea nazionale non è un caso.
Mugugni più o meno sottovoce nei confronti della segretaria, dunque, ma mugugni anche nei confronti del presidente del partito. I riformisti di Lorenzo Guerini, ma anche qualche esponente della corrente dell’ex governatore dell’Emilia-Romagna, non hanno apprezzato il fatto che Stefano Bonaccini si sia mosso così a rilento per indire l’Assemblea nazionale che dovrebbe approvare la proroga della segreteria.
Ma anche a Bruxelles il partito è in fermento. Raccontano che i riformisti, avendo perso una casella di prestigio, con l’uscita dal partito di Pina Picierno, adesso chiedano di essere ricompensati. Magari con la poltronissima di Nicola Zingaretti, se, come pare, l’ex segretario è intenzionato ad abbandonarla per andare alla vicepresidenza del Parlamento europeo.
C’è anche un altro fronte aperto, però, che preoccupa il Nazareno. E’ quello rappresentato da Giuseppe Conte e dal Movimento 5 Stelle. A che gioco sta giocando l’ex premier? Nel Pd si intensificano le voci secondo cui il leader del M5S potrebbe far saltare il tavolo della coalizione. La scusa? La sua ferma e ribadita intenzione di non “diluire” i punti del programma votati dal popolo dei 5 Stelle. Tra i capannelli dei parlamentari del Pd circola l’ipotesi che, se passasse la nuova legge elettorale, questa potrebbe favorire i piani di Conte perché, venendo a mancare i collegi uninominali, il leader del Movimento 5 Stelle avrebbe meno difficoltà ad andare da solo alle elezioni rispetto a quelle che avrebbe, e che ha avuto nel 2022, con il sistema attuale. Insomma, con i collegi uninominali, se decidesse di non allearsi, il Movimento 5 Stelle prenderebbe meno seggi rispetto a quelli che otterrebbe con la riforma targata Meloni, che è invece proporzionale. Infatti, un M5S che si presentasse da solo difficilmente guadagnerebbe dei parlamentari nei collegi. Sempre seguendo il filo di questi ragionamenti, a quel punto Giorgia Meloni non si alleerebbe di sicuro con Roberto Vannacci e tenterebbe il tutto per tutto mantenendo la coalizione che ora la sostiene al governo. E con un pizzico di fortuna, si avrebbe il pareggio… A quel punto i giochi si riaprirebbero per tutti, anche per Conte, che ha una facilità e una libertà di manovra ben maggiori di quelle dei dirigenti del Pd.