La rete di Dugin in Italia oggi guarda a Vannacci

Rainaldo Graziani, Fabio Filomeni, la Corte dei Brut: la destra “amica della Russia”, una filiera che non si è mai interrotta
28 SET 26
Ultimo aggiornamento: 06:34
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Foto LaPresse

Il 20 agosto scorso, in occasione del quarto anniversario della morte della figlia Darya Dugina, Aleksandr Dugin ha pubblicato su Substack un testo per ringraziare “gli amici italiani, amici della Russia, amici della mia famiglia” che avevano organizzato in suo onore un festival a Gavirate. E’ la conferma, dalla fonte più diretta possibile, che un rapporto nato quasi dieci anni fa in una cascina del Varesotto è ancora vivo, attivo, e produce contenuti che tornano puntualmente sui canali internazionali del filosofo russo. Per capire perché quel rapporto conti oggi, in un settembre in cui si discute di Vannacci, di Futuro nazionale e di un’indagine della procura militare, bisogna tornare indietro di quasi cinquant’anni.

Una cascina, un cognome, una storia che non si è mai interrotta

La Corte dei Brut, a Gropello di Gavirate, non è un ristorante come gli altri. La gestisce da anni Rainaldo Graziani insieme alla moglie, Ines Pedretti, attraverso la cooperativa sociale Arnia. Rainaldo è figlio di Clemente Graziani, che negli anni Sessanta fondò con Pino Rauti Ordine Nuovo, una delle organizzazioni chiave della strategia della tensione. Nel 2017 Rainaldo ha riportato in vita quell’eredità attraverso l’associazione REuropa, titolare dei domini centrostudiordinenuovo.org e ordinenuovo.org, di proprietà della cooperativa di famiglia. Nel 2019, per il cinquantesimo anniversario di piazza Fontana, ha pubblicamente ringraziato i militanti di Ordine Nuovo per avergli trasmesso, sue parole, “idee purissime”.
Che c’entra Dugin? Alla fine di giugno 2018, pochi giorni dopo l’annuncio a Roma della riapertura del Centro studi Ordine Nuovo da parte di Graziani alla presenza, secondo la ricostruzione di Repubblica, di Darya Dugina, il filosofo russo viene ospitato alla Corte dei Brut. A tavola, un centinaio di persone, tra cui Maurizio Murelli, storico animatore della rivista Orion e condannato per aver fornito l’arma che nel 1973 uccise l’agente Antonio Marino. Tra loro anche Gianluca Savoini, all’epoca consigliere di Matteo Salvini per i rapporti con Mosca e presidente dell’associazione Lombardia-Russia: lo stesso Savoini che l’anno dopo sarebbe finito al centro dello scandalo Metropol. Il momento simbolico di quella giornata: a Dugin viene regalata una Julleuchter, la lampada di Yule usata nella ritualità delle SS.
Da lì il rapporto non si interrompe più. Dugin torna alla Corte nel 2021, per un incontro sulla “dottrina degli elementi nella tradizione occidentale”; nel 2022, per il festival Arte in Corte; nel 2023, per il primo memoriale dedicato a Darya. Quest’anno, il quarto, per il simposio “Daria-Aletheia”, e Dugin che rilancia già l’appuntamento successivo del 24 settembre, dedicato ad Aletheia e Ildegarda, con la partecipazione, tra i materiali ripubblicati, di un intervento di Diego Fusaro.
Vale la pena ricordarlo, perché mette la cosa in prospettiva: nel 2018, secondo la ricostruzione di Domani, fu proprio alla cooperativa di Graziani e Pedretti che Giorgia Meloni, allora solo leader di Fratelli d’Italia, si rivolse per recapitare a Dugin l’invito ad Atreju. Il ponte tra quell’ambiente e la politica istituzionale italiana non è mai stato soltanto ipotetico.
Qui si arriva al punto che interessa di più: dove sono, oggi, i protagonisti di quella storia? In un intervento pubblico di quest’anno, Rainaldo Graziani ha escluso una propria candidatura o l’assunzione di cariche elettive, annunciando invece il sostegno, da indipendente, ad alcuni esponenti dell’area sovranista. In particolare, ai candidati di Futuro nazionale che considera “più sociali” e “meno liberali”. Nella stessa occasione, inoltre, cita tra i propri riferimenti Alain de Benoist, Dugin, Costanzo Preve, Diego Fusaro e Jean Thiriart e spende parole di stima esplicite per Fabio Filomeni, che vorrebbe alla guida di un blocco, sue parole, “illiberale, populista e socialista”.
Filomeni non è un nome qualunque in questa storia. E’ stato, insieme a Roberto Vannacci, tra i fondatori del comitato “Il mondo al contrario” nel 2023, il suo braccio destro, prima che i due si separassero nel marzo 2025 per quello che Filomeni ha definito un eccessivo allineamento del generale alla Lega e a posizioni “neo-atlantiste”. Da quella rottura è nata Europa Sovrana e Indipendente (ESI), che Filomeni presiede tuttora e il cui programma fatto di uscita dalla Nato, ingresso della Russia in un’Europa “superpotenza”, fine della subalternità a Washington, sembra la fotocopia di quello vannacciano da cui ha preso le distanze.
Ecco allora la linea che le fonti permettono di tracciare, senza forzarla: Graziani non entra in Futuro nazionale, ma guarda ai suoi candidati più “sociali”. Sostiene apertamente Filomeni. Filomeni viene dal primo nucleo fondativo del progetto Vannacci e oggi guida una formazione sovranista autonoma. E lo stesso Graziani resta, in parallelo, uno dei punti di riferimento italiani della rete culturale di Dugin. Non c’è un organigramma che tenga insieme questi nomi. C’è però qualcosa di meno formale e, proprio per questo, più difficile da delimitare: una rete di persone, relazioni e ambienti che continuano a incrociarsi negli stessi luoghi.

Ortona, 25-27 settembre: il cerchio si chiude

E infatti si incrociano di nuovo, proprio in questi giorni. Dal 25 al 27 settembre, nella sala pubblica Eden di Ortona, concessa dal Comune guidato dal sindaco di Fratelli d’Italia Angelo Di Nardo, il centro studi “La Cittadella” ha organizzato tre giornate, dal titolo “Da Fiume al dissenso”. Nel programma compaiono un incontro sulla “attualizzazione del pensiero di Jean Thiriart e Aleksandr Dugin” e una sessione dal titolo ancora più esplicito “Russia nemica? No. Il vero nemico va cercato in casa”. Tra gli ospiti annunciati, secondo il Centro: Rainaldo Graziani, Fabio Filomeni, l’avvocato Luca Tadolini. L’iniziativa ha provocato la protesta dell’Anpi e di sette partiti di centrosinistra, che ne hanno chiesto lo stop.
Difficile immaginare un’istantanea più nitida: lo stesso settembre in cui Dugin rilancia gli atti del memoriale di Gavirate, Graziani e Filomeni salgono sullo stesso palco a discutere di Thiriart, il belga aderente agli “Amici del grande Reich tedesco”, e del “cervello di Putin”.
Qui va fatta una precisazione. Futuro nazionale non nasce come contenitore della destra radicale: nasce il 3 febbraio 2026, quando Vannacci lascia la Lega dopo mesi di tensioni interne. Alla Camera, i suoi deputati, arrivati in gran parte da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, non hanno nemmeno un gruppo autonomo: siedono nel gruppo misto, dentro una componente creata a maggio 2026 grazie a uno stratagemma regolamentare. Ma dentro quel contenitore in formazione sono confluiti pezzi non banali della destra radicale italiana: il 31 marzo 2026 il movimento Indipendenza! guidato dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, è confluito integralmente in Futuro nazionale. E Vannacci stesso, va ricordato, nel 2023 aveva ricevuto, e rifiutato, una proposta di candidatura da Forza Nuova.
Questo non fa di Futuro nazionale un’emanazione della Corte dei Brut, né trasforma Vannacci in un interlocutore diretto di Dugin: non ci sono fonti che lo dimostrino, ed è bene dirlo con la stessa chiarezza con cui si documenta il resto. Ma descrive un partito che, nel suo processo di aggregazione ancora aperto, sta assorbendo anche persone e organizzazioni provenienti dalla destra più radicale, proprio mentre uno dei suoi fondatori della prima ora, Fabio Filomeni, intrattiene un rapporto di stima reciproca con uno degli ultimi custodi italiani della rete duginiana.

Una rete che cambia sigla, non protagonisti

La fotografia del 2018, Dugin, Graziani, Savoini e la lampada delle SS attorno allo stesso tavolo, raccontava mondi che allora sembravano ancora distinti: il duginismo esoterico, il neofascismo storico, la Lega russofila di Salvini. Sette anni dopo quei mondi non sono diventati la stessa cosa, ma continuano a incrociarsi, sotto sigle diverse. La Corte dei Brut resta il luogo fisico dell’incontro con Mosca e Graziani ne è ancora il custode. La galassia sovranista che gravita attorno a Vannacci, tra scissioni, componenti parlamentari prese in prestito e movimenti come Indipendenza! che vi confluiscono, è diventata in parte il nuovo spazio politico in cui alcuni di quei protagonisti si ritrovano.
Non c’è bisogno di cercare una regia occulta, perché la storia è molto più semplice: persone, luoghi e idee che per trent’anni hanno continuato a riconoscersi, incontrarsi, tenersi insieme. La rete non è mai scomparsa; ha solo aspettato il momento giusto per tornare a contare.
Graziani non entra in Fn, ma guarda ai suoi candidati più “sociali”. Sostiene Filomeni, che viene dal primo nucleo fondativo del progetto Vannacci e oggi guida una formazione sovranista autonoma