Perlomeno quando Robert Hughes pubblicava La cultura del piagnisteo, e fanno giusto gli anni di Nostro Signore, se la prendeva con bersagli di una qualche consistenza, di una qualche rilevanza logica o di decostruzione della logica. La ripulitura della letteratura del passato da ciò che appariva scorretto, il vittimismo come nuova categoria d’eccellenza sociale, le tribù della rivendicazione. Disastri che vedemmo solo dopo, e molti ancora non hanno saputo vedere. Oggi l’informazione si è trasformata nella notiziabilità del piagnisteo, ed è anche peggio, forse persino una tempra d’uomo come Hughes getterebbe la spugna. Prendete il trattamento (è il termine tecnico che si usa per le sceneggiature) di una notizia ovviamente tragica, e molto seria poiché riguarda il lavoro. La morte di Andrea Moretti, 22 anni, caduto mentre lavorava sospeso a una corda per istallare le nuove luci del Colosseo. “Subappalto!”, ha detto Landini. Il subappalto, per quel che si sa ora, ed è sempre di più di quel che ne può sapere un Landini, era in regola. In più, rocciatore esperto di discese in corda imbragate e frenate dal “gri-gri”, Andrea Moretti lavorava in una ditta specializzata (di un parente) esattamente per quel tipo di interventi. Gli esperti e nemmeno i magistrati (lo scrive persino il Fatto) conoscono ancora la dinamica, è anche tragicamente possibile che si sia trattato di un errore o una fatalità, una corda che si è sganciata. Molti alpinisti sono morti per incidenti così. Niente giustifica che un sindacalista Cgil dichiari: “Non si può sempre parlare di incidente, è l’ennesimo omicidio”. Niente giustifica che studenti dei collettivi vadano a manifestare “non si può morire di lavoro a 22 anni”. Hughes parlava di esaltazione vittimistica. Qui siamo allo sfruttamento del vittimismo a mezzo stampa, sul corpo della vittima. L’importante è avere un colpevole (chi ricorda il caso dei sub morti in una grotta delle Maldive?). Ma niente giustifica titoli come “Il giorno nero di Giuli”. Lo ha fatto Rep., lì si passa dallo sfruttamento della notizia alla più gretta propaganda.
La cultura del piagnisteo è il cadavere del liberalismo degli anni Sessanta, diceva Hughes. La notiziabilità del piagnisteo è invece il cadavere del giornalismo devastato da decenni di populismo. Altro evento tragico, il ladro che si era introdotto in un cortile a Baldissero d’Alba, ucciso da un autotrasportatore che vive lì. Al momento nemmeno l’autopsia ha potuto stabilire se si sia trattato di legittima difesa propriamente detta, oppure omicidio. Nel frattempo la notiziabilità del piagnisteo pende inesorabilmente per la narrativa della vittima. E fa sì che il Corriere – che ha mandato due inviati due – riporti a quattro mani e senza contraddittorio le parole della moglie del morto, “mio figlio non ha più un padre e io sono distrutta dal dolore. Deve venire fuori tutta le verità, chiedo solo che la giustizia faccia il suo corso”. Manco fosse un caduto sul lavoro. Ma siccome il trattamento è quello, il Corr. scrive: “Non si può dunque escludere che per fare rapidamente un po’ di soldi facili si fosse nuovamente aggregato a vecchi amici specializzati in furti e rapine”. Non si può escludere.
Giusto per alleggerire la cronaca, ma sempre di stravaganza del piagnisteo si tratta, a Palermo la diocesi ha deciso di unificare due sacramenti, prima Comunione e Cresima in un unico rito dopo un percorso di catechismo, che durerà cinque anni. Apriti cielo.
Decisione saggia, se vuoi prendere sul serio l’educazione. Ma è nato un comitato “Fede, Economia e Comunità” promosso da pasticcieri, confettai, gioiellieri, bombonieristi e fotografi “per tutelare le centinaia di microimprese famigliari colpite dalla decisione di celebrare prima comunione e cresima lo stesso giorno”. Hanno scritto al vescovo. I giornali, invece di dire: be’ finalmente qualcuno che non lascia i pischelli a TikTok e ai coltelli, è un profluvio di titoli sul piagnisteo. “Secondo un’indagine interna tra i commercianti una buona parte sostiene di aver perso il 70 per cento del guadagno”. E anche Hughes qui si sarebbe arreso.